Erri De Luca-Tav, processo alla parola

Erri De Luca-Tav, processo alla parola
di Franco G. Forte
Lo scrittore Erri De Luca, autore de "La parola contraria"
Lo scrittore Erri De Luca, autore de “La parola contraria”

«Alors que la France vient de se mobiliser pour défendre la liberté d’expression», come potrebbe sopportare, si è chiesto un nutrito gruppo di scrittori, artisti, intellettuali francesi, il primo marzo dalle pagine di Libération, che un «écrivain risquer la prison pour ses déclarations publiques?» ed ha proseguito: come lettori «nous exprimons notre solidarité avec Erri De Luca»; come cittadini, «nous demandons à l’Etat français de donner l’ordre à SNCF Réseau de faire retirer cette plainte»; come europei «nous demandons au Parlement européen de se prononcer sur la liberté de critique d’un projet financé par la Commission européenne sur nos deniers»; come difensori della libertà d’espressione, «nous n’acceptons pas qu’un écrivain soit poursuivi pour ses mots».

Insieme vi era la richiesta alla società LTF (Lyon Turin Ferroviaire) di ritirare la denuncia contro lo scrittore, per aver ribadito, alla fine dell’estate di due anni fa, ad un giornalista dell’Huffington Post, che la Tav andava sabotata perché inutile e nociva. Affermazione ripetuta nel corso della trasmissione radiofonica La zanzara. «La battaglia contro la Tav in Val Susa è la più bella lotta civile e democratica del nostro Paese da una decina di anni a questa parte. Ringrazio il movimento per avermene fatto partecipe» aveva, ancora, detto a Torino, lo scrittore, mentre firmava copie del suo ultimo libro ai lettori in fila. Erano presenti anche  attivisti no Tav che, al termine dell’incontro, gli vollero fare omaggio della loro bandiera. «Torno in valle – ha detto De Luca – con grande piacere, per incontrare un movimento fantastico. E che non ha nulla a che fare con le bombe e bombette, danneggiamenti e azioni notturne che certo non rappresentano quel sabotaggio politico di cui ho parlato nei giorni scorsi». «Quelli» – aveva aggiunto – «sono atti di piccola criminalità e di nessun significato politico».

De Luca è stato incriminato per istigazione a delinquere. Contro di lui, qualche gesto eclatante come le dimissioni di Caselli da Magistratura democratica e duri commenti anche da improvvisati editorialisti, come il critico televisivo Aldo Grasso, che in modo stupidamente feroce ha scritto dello scrittore come di un vecchio rivoluzionario che ha continuamente bisogno di una sua piazza Taksim, di una sua Striscia di Gaza, di un suo Zuccotti Park. E davvero molti intellettuali nostrani non hanno in realtà mai perdonato a De Luca il passato nella sinistra extraparlamentare: è stato, tra l’altro responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua, ma è stato anche muratore, operaio, autista di convogli umanitari durante la guerra nella ex Jugoslavia, Studioso autodidatta, dall’ebraico antico ha tradotto testi della Bibbia (Esodo, Giona, il Kohèlet , il Libro di Rut, la Vita di Sansone, di Noè e Ester) in una lingua simile e più obbediente all’originale. Dopo il suo primo romanzo, Non ora, non qui, la sua opera, tradotta in 30 lingue, è stata sommersa di riconoscimenti: premio France Culture,  Premio Laure Bataillon, il Prix Femina étranger, Premio Petrarca in Germania, Prix Europeen de la Literature a Strasburgo, Premio Leteo in Spagna,  Premio Jean Monnet in Francia. Conosciuto e apprezzato nel mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata sportiva, scrive anche di montagna (Sulla traccia di Nives racconta una spedizione himalayana del 2005 con l’amica Nives Meroi), ed è (ovviamente) amico di Mauro Corona («I vecchi cirmoli si contorcono al vento ma non si rompono. Stanno in quota e sui precipizi, e aspettano. Attendono la stagione buona, per tornare sui monti. Energia al mio cumpa’ Erri. Forza Erri»).

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Al contrario che da noi, contro il processo intentato allo scrittore in Italia (finora due udienze) la mobilitazione, prima francese, poi internazionale, è stata massiccia: il lungo elenco va da scrittori come Paul Auster, Muriel Barbery, Muñoz Molina, Salman Rushdie  a personalità come Gilles Jacob (ex presidente del festival di Cannes) e Pierre Lescure (l’attuale), da editori (Gallimard) a rappresentanti ufficiali della cultura, come la ministra dell’educazione Fleur Pellerin ed Aurélie Filippetti che l’ha preceduta. Ed è di qualche giorno addietro la presa di posizione di Hollande che, sollecitato dal comitato di sostegno a De Luca, in occasione della visita al Salone del libro di Parigi, ha detto:  «Non voglio intervenire nelle questioni giudiziarie, ma quel che posso fare in nome della Francia è sostenere sempre la libertà di espressione e di creazione e questo vale anche per gli autori che possono essere francesi o italiani o di qualsiasi nazionalità e che non devono essere perseguiti per i loro testi».

Intervistato, domenica scorsa, subito dopo la diffusione delle parole del presidente francese – e poco prima, purtroppo, di essere ricoverato in ospedale per un malore a seguito di un’arrampicata -, Erri De Luca ha ricordato come in Francia sia sempre stata alta la considerazione nei confronti degli scrittori e degli intellettuali: «Penso a Charles De Gaulle, quando Sartre e altri intellettuali promossero un appello alla diserzione nella guerra all’Algeria. Ebbene, a coloro che chiedevano di processare i promotori di quell’appello il generale rispose: “Non si processa Voltaire”. I francesi hanno sempre coltivato una sensibilità più alta su questi temi, sono i primogeniti dei diritti civili e l’hanno dimostrato con una magnifica risposta di popolo dopo l’attacco a Charlie Hebdo, scendendo in piazza a Parigi».

Ma quel che più conta è il punto segnato a suo favore nell’udienza del 16 marzo (la prossima, che vedrà l’interrogatorio dello scrittore, è fissata per il 20 maggio). Mentre i pm Parodi e Rinaudo hanno, infatti, sostenuto con fermezza che, dopo le parole di De Luca, a partire dal settembre 2013, le violenze nei cantieri TAV sarebbero aumentate, in tribunale, al contrario è avvenuto che, alla domanda del giudice se questi sabotaggi fossero aumentati a seguito della famigerata intervista, il responsabile della Questura torinese ha risposto con un secco “No”. Una soddisfazione che fa il paio con il successo (più di centomila copie vendute) del pamphlet La parola contraria (in 64 pagine intense e battagliere si narrano genesi e significato del processo): un acquisto di solidarietà (Feltrinelli ha imposto un prezzo di copertina di € 4,00), e non solo letterario, afferma l’autore: «questo per me ha molto significato, così come significano molto i circoli di lettura sparsi in tutta Italia dove, sempre per solidarietà nei miei confronti, si leggono i miei libri».

Mentre è possibile scrivere, aderire, comunicare iniziative di sostegno a “IostoconErri”, pagina internet tenuta aperta da estimatori dell’autore di Montedidio (2001), si moltiplicano gli eventi a difesa della libertà di opinione (non solo degli intellettuali). A Napoli, città natale (1950) di De Luca, a darsi da fare, tra altri e più di altri, è l’editore-libraio Raimondo De Maio (Dante&Descartes), organizzatore di letture pubbliche affollate, in libreria e altrove, dei libri del suo amico Erri: «eventi» precisa «con i quali ci stiamo inventando un nuovo modo di conciliare politica e letteratura».

 

 

redazioneIconfronti

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