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Questioni prospettiche e giuste distanze

Questioni prospettiche e giuste distanze
di Luigi Zampoli

prossemica1Sfogliando i quotidiani, leggendo le notizie di cronaca, politica, costume, società, si ha la netta sensazione che misfatti, problemi, grandi questioni sociali e politiche non siano altro che un problema di “distanze”.
Distanze da intendersi in senso lato, ovvero lo spazio ideale che deve intercorrere tra un’analisi, un’elaborazione intellettuale e l’oggetto stesso a cui essa è teleologicamente orientata. Un concetto sovente inafferrabile ma decisivo in molti ambiti, sia personali che sociali.
Difficile dire se la giusta distanza corrisponda al naturale senso del limite, alla giusta dose d’equilibrio in tutte le sue accezioni, o, a sua volta, si risolva in un normale senso della misura; quel contegno che ognuno di noi dovrebbe mantenere affinché le proprie attività riescano al meglio.
Eppure esiste una posizione ideale, da individuare in un percorso di ricerca, che ci consente di prendere decisioni individuali e collettive, gestire situazioni e fasi complesse di vita, analizzare i pro e i contro di ogni possibile scelta, in modo da ottenere i risultati sperati. La “giusta distanza” è il punto focale giusto per ogni obiettivo da perseguire nella vita. Gli snodi cruciali dell’esistenza ci impongono molte volte un’esatta calibratura dei nostri punti di vista. L’approccio al problema da risolvere o alla congiuntura da superare richiede la ricerca di quell’unico punto di equilibrio, laddove ai massimi vantaggi corrispondono i minimi disagi. È la qualità dell’amministratore delegato della grande azienda, dello statista, del leader di grandi organizzazioni collettive di massa, del giornalista che deve relazionarsi alla “notizia”, ma è anche la migliore virtù che un bravo padre di famiglia possa avere.
La stessa dialettica tra due poli dell’esperienza umana, la scienza e la religione, ha conosciuto i suoi momenti migliori, quando ne è stata affermata la giusta separatezza, negando quel confronto antitetico che si è rivelato spesso vano se non distruttivo.
Paradossalmente l’empatia eccessiva con la causa che si sta perseguendo spesso sfocia in esiti infausti, decisioni squilibrate che annullano le buone intenzioni iniziali.
Osservare la realtà dietro una macchina fotografica alla ricerca di quel “punto” cui corrisponde la nitidezza desiderata dell’inquadratura può ben rappresentare in modo plastico il significato di “giusta distanza”.
È una virtù innata, un processo empirico che richiede diversi “giri di giostra”, per dirla alla Terzani? Probabilmente entrambe le cose, anche in questo caso propendere per l’una o l’altra tesi è una questione di….distanze.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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