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Escalation contemporanea dell’antica “gazzetta” seriale

Escalation contemporanea dell’antica “gazzetta” seriale
di Giuseppe Amoroso

«Dal 1570 circa, con tutte le sue varianti in quasi tutte le lingue europee», la parola “gazzetta” servì a identificare «uno strumento di informazione che da poco aveva fatto la sua comparsa, vale a dire un foglio seriale, periodico e tendenzialmente pubblico, benché non ancora a stampa, il cui uso da Venezia aII’Italia si diffuse rapidamente in tutta l’Europa». Così Mario Infelise introduce il suo prezioso volumetto Gazzetta. Storia di una parola, edito da Marsilio a Venezia, come strenna natalizia del 2017, in 100 copie non venali (nella collana Albrizziana di documenti per la storia dell’editoria nella Serenissima), curata da Cesare De Michelis e dallo stesso Infelise.

Gazzetta_dello_Sport_N_1Quando agli albori del Seicento le Gazzette furono diffuse a stampa in Germania, ormai l’l’Europa «era già coperta da una rete fitta e ben organizzata che (…) svolgeva la funzione di alimentare di fatti i fogli manoscritti periodici». Da queste premesse si snoda un documentato itinerario di ricostruzione storica e culturale che dalla origine etimologica del lemma (a esempio, quella proposta, nel secondo Ottocento, dal Dizionario francese di E. Littré, che collega il foglio veneziano con il nome di una moneta di modesto valore) consulta un lunga teoria di fonti bibliografiche, focalizzando come principale archetipo di tutti i lessici moderni lo scritto di Voltaire nel 1757, per l’Encyclopédie di Diderot e D’Alambert, ove veniva attribuito a Venezia il ruolo di essere , nella diffusione delle notizie , un sicuro «centro delle libertà». E, intanto, si affermava il convincimento che In Inghilterra era maturata da parte E. Chambers la rivalutazione del mestiere di “gazzettiere” cui veniva attribuito il merito di una competenza vasta in ambiti diversi. Sospinta da sequenze informative di notevole rilievo, la ricerca di Infelise trafigge i tempi, fa scoccare inedite scintille di scoperte (che da remoti angoli del tempo inquadrano la complessità del fenomeno) e scende giù giù fino a trovare i “punti di partenza” dei più ricorrenti luoghi comuni fioriti intorno all’origine e alla divulgazione, per iscritto, della parola “gazzetta”. È un’inchiesta culturale che assume quasi le vesti di un itinerario romanzesco: ha il suo cammino difficile e tortuoso, le svolte impreviste, le voci di personaggi noti in cui il lettore scorge aspetti affascinanti, viaggia nelle sale d’archivio come in un intricato paesaggio di vicende. Con la pressione costante del dubbio, così come accade a chi viaggia nella fantasia di un racconto. Seguitando, nella seconda sezione del libro, si apre una biblioteca (altrettanto abitata da fantasmi di idee e da figure d’epoca) di citazioni di testi nei quali non solo il lemma in esame, ma la crescente fortuna del giornale e di «coloro che fanno professione di scriver nuove per il che sono salariati» si affacciano da diversi scenari: dizionari antichi e moderni, storie della lingua italiana (esemplare quella, a chiusura della rassegna bibliografica, di Battista Guarini, del 1593, contro i “commedianti della gazzetta”), scritti polemici, testimonianze, dialoghi, lettere, prefazioni, capitoli burleschi in endecasillabi. E le pagine spalancano le quinte su una rappresentazione di vita reale, recuperata dalle frane della dimenticanza.

Il saggio acquista un suo fascino di affabulazione, là dove scova personaggi storici, si difende dall’attentato di un’invenzione fuggente, affronta un’etimologia come se fosse un’esca d’avventura, e va avanti tra fogli, libri, voci nebbiose, la vita nelle corti rinascimentali, l’ombra dei Dogi nella Venezia dei copisti, e insidie di incognite lessicali, sguardi gettati oltre l’orizzonte, verso la civiltà greca. E verso altri lidi dove la diffusione del termine si va moltiplicando in modo imponente. Spesso in un clima di sospetto, nel veleno e nell’ipocrisia della società dei tempi (nella metà del Cinquecento, un notaio e poeta fiorentino definisce la gazzettag “la mala strega / che va caramellando tanto tanto; e che senza rispetto…”). Ma progressivamente, in spazi di più conquistata e tecnica accettazione, questo strumento di comunicazione diviene, nel Seicento, un “elemento del linguaggio politico e dell’informazione europea”. Siamo ormai alle soglie del giornale moderno. Tra non molto, nel 1666 il poligrafo italiano Gregorio Leti avrebbe compreso che il fenomeno della gazzetta «stava ormai cambiando radicalmente i rapporti tra governanti e governati, non necessariamente a favore dei primi». Così la gazzetta, conclude Infelise, «era sfuggita di mano a chi l’aveva inventata divenendo a tutti gli effetti il principale strumento di informazione del mondo moderno».

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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