Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Essere cittadini degni del Vangelo

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"Liberi di credere" a cura di Michele Santangelo

Lavanda dei piedi con papa Francesco

di Michele Santangelo
Lavanda dei piedi con papa Francesco
Lavanda dei piedi con papa Francesco

Sono particolari i brani di sacra scrittura che vengono proposti alla considerazione dei fedeli in questa XXV domenica del tempo ordinario e specialmente il passo del vangelo di Matteo, nella cui direzione vanno letti anche quello del profeta Isaia e quello della lettera di S. Paolo ai Filippesi. Né, a prima vista, sembra conciliarne la corretta e più fruttuosa interpretazione, dal punto di vista spirituale, la diffusa sensazione di disagio che serpeggia, ormai da tempo, nella società italiana e non solo, dovuta all’atmosfera di palpabile insicurezza sociale ed economica, specialmente nelle giovani generazioni, a causa delle poco o per niente rosee prospettive per il futuro. In siffatta situazione appare comprensibile che il nervo scoperto dell’opinione pubblica sia costituito proprio da tutti i problemi che hanno a che fare con la giustizia sociale intesa anche come giustizia distributiva. Si sente molto spesso discutere dell’esigenza di una più equa distribuzione della ricchezza, senza la quale, ad essere sempre più ampiamente distribuita sarà piuttosto la povertà. Purtroppo i numeri della disoccupazione, specialmente quella giovanile, ci fanno apparire almeno improbabile, al giorno d’oggi, la figura di un imprenditore che va in giro per le vie della città o del paese, e a tutte le ore della giornata, a raccogliere lavoratori per la sua vigna, così come ancor meno verosimile sembra la decisione del padrone della vigna descritto dalla pagina evangelica che, a fine giornata, offre a tutti, perfino a quelli che erano giunti all’ultima ora, lo stesso salario, con grande meraviglia ed anche con una discreta dose di risentimento da parte di quei lavoratori  giunti di prima mattina a lavorare. Ad una prima lettura della parabola, si potrebbe pensare che il punto focale sia da ricercare nelle rimostranze dei primi che ricevono la stessa ricompensa degli ultimi. Chi di noi, infatti, non si sente spontaneamente portato ad offrire la propria solidarietà agli operai che hanno lavorato per l’intera giornata e riconoscere giuste le loro proteste per la evidente ingiustizia attuata nei loro confronti, almeno secondo qualunque elementare legge sindacale o principio di umana giustizia. Appare evidente che lo scopo di Gesù nel raccontare la parabola non è quello di proporre dei modelli di comportamento sindacale nei confronti dei lavoratori. La chiave per la giusta comprensione è contenuta nella parabola stessa, laddove Egli esordisce dicendo “Il regno dei Cieli è simile a…”. La posta in gioco non è una semplice remunerazione per una giornata oppure per qualche ora di lavoro. Già nella prima lettura, per bocca del profeta Isaia, il Signore ci mette sulla strada giusta: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. È l’invito esplicito della Chiesa, attraverso la liturgia, ad abbandonare i nostri criteri di giudizio, che per quanto giusti possano essere agli occhi degli uomini, ci conducono in altre direzioni, verso orizzonti molto limitati, così come si confanno al nostro essere uomini e quindi attaccati a ciò che è finito. Ciò che ci viene proposto al termine del cammino non è una ricompensa legata alla quantità della distanza percorsa, quanto piuttosto alla qualità di essa ed è Dio stesso attraverso il suo Figlio Gesù che va cercato incessantemente, secondo il richiamo del profeta: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino”. Il Signore dona il suo amore, in modo gratuito, a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero e libero dalle incrostazioni dell’egoismo, della superbia, dell’orgoglio, dell’arrivismo, della pretesa di far valere sempre i propri meriti, nella convinzione che questi siano sempre maggiori di quelli degli altri. Quello della ricerca di Dio è un campo nel quale non ci sono diritti, né contratti, perché l’amore di Dio non si lascia ingabbiare in valutazioni numeriche. Esso è un dono gratuito di chiamata a collaborare al progetto di Dio per costruire il suo regno, nel quale non esiste un prima e un dopo rispetto al traguardo. Gli operai dell’ultima ora della parabola fanno pensare prima ancora che ai pagani, alla povera gente, magari anche lontana dalla stretta osservanza della legge, quelli che Gesù ha avvicinato a Dio senza chiedere niente altro che una pronta risposta all’invito.  “Il Signore è vicino a chi lo cerca”. È un annuncio ricco di speranza e fonte di fiducia per ogni uomo che cerca di comportarsi da “cittadino degno del vangelo”.

 

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