Dom. Lug 21st, 2019

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Estate torrida, ripresa incerta, teatri senza più risorse

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È stata un’estate torrida da tutti i punti di vista. Intanto, ci toccherà riprendere in un clima sociale e lavorativo con molte incognite. C’è chi prevede un autunno difficilissimo con crisi ingestibili che potrebbero condizionare la tenuta democratica del nostro paese.
di Pasquale De Cristofaro

È stata un’estate torrida da tutti i punti di vista. Intanto, ci toccherà riprendere in un clima sociale e lavorativo con molte incognite. C’è chi prevede un autunno difficilissimo con crisi ingestibili che potrebbero condizionare la tenuta democratica del nostro paese. Speriamo che tutto si ridimensioni e le tante questioni sul tavolo trovino una classe dirigente responsabile e capace per raggiungere soluzioni che salvaguardino la maggioranza degli italiani in difficoltà. In tale quadro, anche i problemi della cultura e delle arti più in generale sembrano sul punto di precipitare in una crisi irreversibile. Prestigiose istituzioni culturali, biblioteche e musei, soffrono a causa di bilanci sempre più dissestati per i mancati interventi da parte delle pubbliche amministrazioni. Anche i teatri stanno soffrendo parecchio. Molti sono stati costretti a ridurre drasticamente la propria attività e molti altri dovranno gettare la spugna. I loro crediti, sovvenzioni e premi ministeriali e regionali, sono bloccati dai patti di stabilità per cui le amministrazioni pubbliche non versano ai teatri, nei tempi stabiliti, quanto legittimamente maturato. Il solo pubblico pagante non basta a tenere buone le banche che, a loro volta, hanno maturato crediti che diventano, così, pericolosamente inesigibili. Questo lo stato delle cose. Questa situazione, tra l’altro, è parsa evidente a tutti dalle risicate proposte spettacolari che sono state promosse nella nostra città e nel territorio più prossimo. In città quasi nulla; a parte la modesta “Rassegna del Teatro dei Barbuti”, nel centro storico. Poca musica e pochissimi concerti. Non che questo sia sempre un male; anzi, qualcosa andava fatto per ridimensionare uno sciagurato sciupio di risorse che negli anni scorsi determinava una vera e propria inflazione di rassegne d’ogni tipo e genere e che, in realtà, più che alla qualità, badavano a soddisfare il protagonismo di primi cittadini narcisisti che spendevano per il solo gusto di spendere senza preoccuparsi minimamente delle possibili ricadute sul proprio territorio. Grazie alla crisi, questo malcostume un po’ si è attutito, e molte scelleratezze si sono evitate. Insieme a queste, purtroppo, sono state cancellate anche tante pregevoli iniziative che a costi ridotti avevano, in questi anni, assicurato cultura e sano divertimento. Detto questo, chiediamo alla nostra classe politica cittadina maggiore capacità d’ascolto e, al tempo stesso, scelte chiare per far capire agli operatori che lavorano in città quale sarà la loro possibilità d’azione. Bisognerà, cioè, una volta per tutte, uscendo da ambiguità e omissioni, dire su che cosa si vuole veramente investire visto che i soldi, anche in questo settore, si sono sempre più assottigliati. La lirica, le luci d’artista, “Linea d’ombra”, la “Fondazione Salerno Contemporanea”, mi sembrano già un impegno grande. A tale riguardo, aggiungo, per non essere frainteso, che tutto ciò mi sembra una scelta più che legittima. Potrà essere non condivisibile ma, ribadisco, più che legittima. Però, con altrettanta sincerità, chiedo che si dica a tutti gli altri operatori, ai teatri piccoli e medio grandi aperti in città, uscendo dalle logiche propagandistiche, che per loro non ci sono più altre risorse. Sarebbe più onesto. E, finalmente, tutti capirebbero da che parte si sta.

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