Europa a due velocità, rendite di posizione e piccoli egoismi

Europa a due velocità, rendite di posizione e piccoli egoismi
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Gli egoismi delle “piccole patrie” in Europa stanno determinando forti tensioni. I Paesi che pur formalmente si dicono convinti dell’opportunità politica dell’Unione, in realtà, spesso giocano contro gli interessi comunitari a favore di piccole rendite di posizione che non giovano a nessuno. Troppa è la distanza che separa i Paesi del nord con quelli dell’area mediterranea. La rigida etica protestante dei primi, cozza col sistema delle regole blande dei secondi. L’Europa è a un bivio. Inoltre, molte altre minacce la indeboliscono. Innanzitutto, il terrorismo islamico e una massiccia migrazione di popoli che scappano dai loro paesi in guerra e in miseria, e cercano nel vecchio continente un po’ di ristoro. Poi ancora, i populismi che, parlando alla pancia e non alla razionalità dei cittadini europei, stanno fomentando vari “fascismi”, seria minaccia per le sue stanche democrazie. Intanto, l’economia della zona euro è ancora sotto lo scacco della gravissima crisi finanziaria che ha colpito l’Occidente negli ultimi anni. Questa crisi che non sembra finire determina un’Europa a due velocità, i Paesi del nord Europa con economie più forti e i Paesi Mediterranei con problemi ormai endemici di un alto debito pubblico. La qual cosa, in questi ultimi, sta compromettendo seriamente ogni prospettiva di ripresa e, al tempo stesso, immiserendo ampi strati di popolazione che fin qui avevano goduto di un relativo benessere. Segni evidenti di tale crisi sono, ad esempio in Italia, la mortalità che è cresciuta arrivando agli stessi livelli del primo secondo dopoguerra. Ciò sta a significare che molti anziani con pensioni molto basse non riescono più a curarsi come prima. Questo è un grosso problema. L’altro, è l’istruzione sempre più seriamente compromessa dai tagli continui nei suoi bilanci. Per stare nei parametri dettati dalle burocrazie europee (votati e accettati dai vari governi), non riusciamo più a garantire quelle che erano stati diritti garantiti dalla nostra Carta Costituzionale e che facevano dell’Italia un paese di matura democrazia. Intanto, pur continuando ad intervenire su pensioni, sanità e istruzione, determinando una crisi senza precedenti tra la popolazione meno garantita e più fragile, il debito pubblico resta ai massimi storici, anzi, aumenta. Così non va. Detto questo, che fare? Nessuno ha la bacchetta magica ma si può, per esempio, sicuramente ricominciare a partecipare criticamente al dibattito della “cosa pubblica” evitando di dare deleghe in bianco ad una classe politica che è diventata sempre più corrotta e incapace.

redazioneIconfronti

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