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Evangelizzare per promuovere l’uomo

Evangelizzare per promuovere l’uomo
di Michele Santangelo

giubileo_misericordia_abbraccioOrmai è noto a tutti: durante questo 2016, la chiesa cattolica, per volere di Papa Francesco, celebra l’Anno Santo della misericordia. E questo è anche l’anno, con una piccola parte del 2015 da poco trascorso, contrassegnato con la lettera C, nel quale la liturgia, per i brani di vangelo proposti nelle celebrazioni fa riferimento al vangelo di Luca, il terzo degli evangelisti, che non ebbe esperienza diretta di Gesù mentre questi era in vita. L’evangelista, infatti, venne scelto dall’apostolo Paolo come proprio compagno di viaggio dopo l’ ascensione del Maestro. Tuttavia decise, sulla base di “ricerche accurate”, come egli afferma, di scrivere un “resoconto ordinato” di quanto era successo, facendosi così interprete anche della riflessione delle prime comunità cristiane sulla persona di Gesù Cristo che così viene presentato come “amico dei pubblicani e dei peccatori”, come il trasmettitore unico ed autentico della parola di Dio, capace di salvare dai mali fisici e da quelli morali, come sede dello Spirito Santo, venuto tra gli uomini per “portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”, parole dalle quali traspare l’amore particolare di Gesù, per gli esclusi, la preferenza per i poveri, la donazione di se stesso fino al sacrificio della sua stessa vita, il tutto sintetizzato nell’ultimo gesto di perdono e di salvezza prima di morire sulla croce, assicurando al buon ladrone la gloria del paradiso. Questa immagine del Signore è così cara all’evangelista Luca che individua la caratteristica principale dei suoi veri discepoli mettendo sulle labbra di Gesù la raccomandazione “Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro Celeste”. Ciò che distingue “il lieto annuncio” di Gesù è che il suo è un annuncio di amore ed è questo annuncio che maggiormente interessa all’evangelista di far passare. Per questo, anche Dante nella sua opera latina “De monarchia”, definì Luca lo “scrittore della mansuetudine di Cristo”. Papa Francesco cerca appunto con la sua azione di riorientare in questo senso anche l’azione della Chiesa. Per molto tempo, infatti, nel suo insegnamento si è usato, e forse si usa ancora, leggere ed ascoltare la parola di Dio come una bella lezione teorica, quasi accademica, per aumentare le nostre conoscenze, per diventare più dotti, per affinare le nostre capacità di ragionamento, certamente cose lodevoli, ma non basta. La lettura della parola di Dio è un esercizio che lascia traccia nella pratica quotidiana; vi si proclama una salvezza che si realizza prima di tutto nell’oggi della vita come presupposto della salvezza eterna. In questo senso nella sinagoga di Nazareth Gesù, dopo aver letto dal rotolo del profeta Isaia esclamò: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”, il cui messaggio è la persona stessa del Cristo che è la Parola fatta carne. Il miglior commento alle sacre scritture sono i cristiani che in un sincero sforzo di solidarietà cercano di formare in Cristo un solo corpo nello Spirito. La Chiesa, imitando Gesù e proseguendo nell’oggi della storia la sua missione di salvezza rende concreto il suo progetto in un’opera di evangelizzazione e promozione umana che si richiamano a vicenda come due facce della stessa medaglia.

 

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