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Evitate papocchi, due o tre riforme e poi riascoltiamo gli italiani

Evitate papocchi, due o tre riforme e poi riascoltiamo gli italiani
di Aniello Manganiello
Foto: ilvaglio.it

Foto: ilvaglio.it

La vittoria di Grillo non è un accidente come qualcuno lascia intendere. È la tappa prevista e prevedibile di una critica serrata alla democrazia (ma in Italia è ancora tale?) nella quale siamo costretti a vivere.
Un terzo degli elettori con il voto di domenica e lunedì ha lanciato un disperato messaggio, chiedendo di essere liberato da una razza padrona che ormai tiene sotto sequestro le istituzioni. Siamo ostaggio di una lobby spietata, che ha anteposto i propri interessi economici e di primato a quelli dei cittadini. Questi ultimi sono soltanto un pretesto, che legittima le scorrerie che la Casta compie senza più alcun ritegno. Io direi che la Casta si è trasformata in Ceto, ha assunto cioè un posizionamento sociale che ne dovrebbe legittimare, stando al disegno strategico dei suoi corrotti epigoni, la sopravvivenza e la conservazione.
Davanti a noi ci sono ormai due Italie: una inquadrabile dal palazzo, che non offre motivi di preoccupazione eccessiva perché, dall’alto, tutto risulta essere più piccolo, anche le brutture, le sofferenze, le ferite alla dignità. Poi c’è l’altra Italia, questa nostra nazione allo stremo, quella può essere inquadrata dal campo dove si combatte la battaglia per la sopravvivenza quotidiana. E qui il dramma è serio, al punto che rischia in ogni istante di sfociare in tragedia: la povertà stringe come un cappio la gente al collo, ma più ancora la solitudine distrugge l’identità delle persone. Non c’è più possibilità di interlocuzione con una politica che, nell’ultimo ventennio, si è nutrita di spettacolo, trovando all’interno della rappresentazione la sua legittimazione. Uno squallore immondo, nel cui perimetro sono nate inedite scale di valore che hanno dato alle soubrette la dignità di un politico, ai truffatori quella del legislatore, ai mafiosi travestiti quella di vittime di errori giudiziari. Una classe politica così non può fare le riforme, non può porsi il problema della giustizia sociale e dell’equità perché concentrata unicamente sul proprio arricchimento, sulle proprie strategie di potere. Le riforme hanno bisogno di convinzioni, di paziente e quotidiano approccio alla realtà, ma soprattutto è necessaria una cultura degli interessi collettivi che davvero non vedo.
Il rischio che si annida in questo risultato elettorale dell’altro giorno è che qualche clamoroso papocchio, giustificato con gli interessi generali (e di mercato) da preservare, travesta l’ennesima truffa ai danni degli elettori. Siamo già reduci da un governo tecnico che, certamente per motivi comprensibili, ha sequestrato la libertà senza la quale una democrazia non si autodetermina e, quindi, non si struttura. L’unica cosa che vedo all’orizzonte, anziché innaturali alleanze, è la chiarezza: insediare un governo dichiaratamente di minoranza che abbia il fine di due, tre riforme essenziali (irrinunciabile quella elettorale) sulle quali richiedere la più ampia maggioranza possibile, dopodiché si dovrà votare per riascoltare gli italiani e abbattere ciò che resta dell’ipocrita edificio istituzionale solo formalmente ispirato ai principi democratici. Non c’è altra strada. D’altra parte tra i voti di protesta costruttiva incassati da Grillo e l’altro 25 per cento di astensioni, la classe politica residuale (ormai Pdl e Pd sono entità speculari e non come ci illudevamo alternative) è minoritaria e non interpreta i sentimenti autentici del paese che vota urlando rabbia e disorientamento, non finalizzando ragionamenti e recuperando convinzioni.
In questo momento drammatico il mondo del volontariato deve fare quadrato.
Per quanto mi riguarda, personalmente e con l’Associazione Ultimi, sono e sarò sulla frontiera del bisogno in servizio permanente effettivo, pronto a dare una mano, a rispondere alle chiamate. Ma sono certo che Dio ascolterà le nostre preghiere e al più presto ci aiuterà a far rinascere una politica degna di questo nome, una politica gratuita, altruista, solidale e autenticamente liberale e democratica.

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