“Fa’afafine” a Salerno, ma dov’è lo scandalo?

“Fa’afafine” a Salerno, ma dov’è lo scandalo?
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Molto rumore per nulla, è il caso di dire. E’ stato rubricato senza alcun incidente lo spettacolo, “Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, prodotto dal Teatro Biondo di Palermo con la regia del giovane Scarpinato ed interpretato da Michele Degirolamo, che aveva suscitato tanto clamore in città. Si temevano proteste, tanto da spostare lo spettacolo in una fascia pomeridiana, evitando così la prevista programmazione per le scuole. Fa un certo effetto, pensare che lo spettacolo, premiato come una tra le migliori produzioni di teatro per l’infanzia (Premio scenario infanzia 2014), sia stato vietato proprio ai ragazzi. Tale esclusione, credo, rappresenti un piccolo smacco per la civiltà di noi salernitani. La vicenda è stata gestita malissimo; molto pubblicizzata, ha avuto un’eco mediatica anche nazionale. Giustamente il regista intervistato non ha potuto nascondere il suo disappunto per la censura ricevuta. Per la verità, si è trattato di uno spettacolo ben costruito, poetico a tratti, con delle belle video-proiezioni mai invadenti. Se proprio dovessimo dirla tutta, lo spettacolo, però, non ci ha pienamente convinto. Innanzitutto, una drammaturgia un poco troppo semplicistica che ha buon gioco a metter nell’angolo i genitori che non riescono a capire i turbamenti di Alex, dimostrandosi, sostanzialmente, non all’altezza del compito, salvo nel finale. Ma sfido chiunque ad essere un bravo genitore. Inoltre, forte della sua determinazione ideologica, lo spettacolo è stato poco efficace da un punto di vista scenico. Prevedibile, insomma. È la storia di Alex, un gender creative, che non avendo ancora ben chiaro se essere maschio o femmina, ed essendo vittima a scuola di atti di bullismo, decide, un giorno, di chiudersi a chiave nella sua cameretta. In più, quella, sarà per lui una giornata molto particolare, avendo deciso di gridare al mondo il suo amore per un amichetto di nome Elliot. Invano, i suoi genitori, Susan e Rob, cercheranno di convincerlo ad uscire. Ci riusciranno solo alla fine evocando un finale tutto amore e comprensione reciproca che suona retorico ma che piace molto alla platea. Alex, ad un mondo sordo oppone “una stanza tutta per sé”, coi suoi giochi, pupazzi e deliri, prima di poter raggiungere la mitica Samoa. Luogo che è tutto un desiderio, dove sarà possibile vivere una condizione più libera, godendo, al tempo stesso, considerazione e rispetto. Siamo lontano, quindi, da un’operazione che avrebbe potuto turbare i nostri ragazzi. Vorrei ricordare a tutti coloro che hanno gridato allo scandalo che l’infanzia di per sé è un abisso. Freud, chiamava il bambino “un perverso polimorfo”; Matte Blanco parlava giustamente di una logica simmetrica che governerebbe il suo “mondo”. Una logica non aristotelica, simile a quella onirica e poetica, che squaderna il mondo e le cose che lo compongono. Un Caos, uno spazio aperto, dove tutto, ma dico tutto, può essere, e nulla è impossibile. Insomma, Mondi e Parole nuove che fanno davvero spavento. Altro che Alex …

Andrea Manzi

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