Faida nell’Idv e Bersani boccia il ticket Di Pietro-Grillo

Faida nell’Idv e Bersani boccia il ticket Di Pietro-Grillo

«Non svendo tutto ciò in cui ho creduto e per cui ho lavorato tanti anni solo per inseguire il populismo di chi vorrebbe portare l’Italia fuori dall’Europa». Massimo Donadi non fa passi indietro. Il capogruppo di Idv alla Camera continua a tenere il dito puntato su Antonio Di Pietro e ad alimentare una tensione interna al partito che non cala dopo le polemiche scoppiate per la puntata di ‘Report’ e l’intervista dello stesso Di Pietro al “Fatto”. A generare dubbi (e qualche scontento) nel partito dell’ex Pm e anche all’esterno è poi il rapporto con Beppe Grillo. Di sicuro, un eventuale ticket tra Idv e Movimento 5 stelle non è una cosa buona per Pier Luigi Bersani: «Porterebbe ad una direzione non utile al Paese, né come modello democratico, né per affrontare i problemi dell’Italia», ha detto il segretario del Pd. Per Bersani, «non so se sia vero che Di Pietro ha preso questa direzione. Uno va dove lo porta il cuore», ma il fatto è che l’Italia si trova in una «profonda crisi» e pertanto bisogna «lavorare in un contesto europeo. Non credo», quindi, che da un’alleanza tra Di Piertro e Grillo «possa venire qualcosa di utile per il Paese». Ma è il fronte interno quello sempre caldo per Di Pietro. Fronte alimentato da Donadi: «Di Pietro è come Berlusconi» ed è «lui che lascia il partito», ha spiegato il capogruppo alla Camera annunciando il via all’organizzazione di una «autoconvocazione dell’Esecutivo nazionale che prenda atto che Di Pietro ha scelto un’altra strada e prosegua con chi ci sta. Vorremmo portare a Roma migliaia di militanti». Donadi ha scritto un lungo post sul suo blog per spiegare le sue ragioni: «Da dodici anni l’Italia dei Valori è saldamente ancorata al centrosinistra. Con Pd e Sel governiamo in regioni ed enti locali», quindi «chi straccia la foto di Vasto e impedisce al centrosinistra di governare si assume una responsabilità storica. Altra cosa è Grillo. Rispetto i suoi elettori, ma non lo seguo, mi dispiace. Non sono un opportunista». Per il capogruppo alla Camera, Di Pietro ha «cancellato, in un’intervista, un percorso di dodici anni senza dire nulla a nessuno. Ha rinnegato le decisioni del congresso e dell’ultimo esecutivo nazionale, che si erano espressi per l’alleanza con Pd e Sel. Ha stracciato il documento firmato dall’ufficio di presidenza solo poche ore prima». L’ex Pm, per Donadi, ormai punta a «un soggetto politico che si presenterebbe alle elezioni facendo una corsa solitaria o una improbabile alleanza con Grillo», una «formazione isolata o succube di altri ispirata dalla demagogia e dal radicalismo minoritario».
Anche il deputato Nello Formisano, responsabile Mezzogiorno del partito, è sembrato concordare con Donadi: «Il ruolo dell’Italia dei valori è all’interno del centrosinistra con il Partito democratico, con il compito di esserne la coscienza critica. Ogni altra collocazione del nostro partito non è capita dai nostri elettori». Di sicuro, chi è tornato “a bomba” sulle critiche a Di Pietro è Elio Veltri, cofondatore di Idv e uno dei primi a contestare l’impostazione data al partito dall’ex Pm: «Io me ne sono andato nel 2001 dall’Idv. Donadi ci ha messo troppo tempo a capire. Hanno taciuto su tutto, non hanno mai chiesto un congresso serio, un controllo dei finanziamenti, la democrazia interna al partito», ha spiegato. Comunque tutta la classe dirigente del partito, oltre ai militanti, si interroga e prende posizione. C’è chi in qualche modo ha affrontato l’argomento tabù della scissione:«Sentire parlare di scissione all’interno dell’Idv mi fa un po’ sorridere. Su cosa dobbiamo spaccarci? Su un documento approvato all’unanimità dall’Ufficio di presidenza o sull’interpretazione dell’intervista del presidente Di Pietro? Intervista che lo stesso Di Pietro ha poi chiarito», ha detto Felice Belisario.
Il capogruppo al Senato, però, non ha negato l’esigenza di una nuova fase: «I partiti personali terminano. E’ un percorso, che coinvolge anche il nostro partito dal 2009. Ma, sia chiaro, il garante e il protagonista di questo cammino è Antonio Di Pietro che si porrà come il padre nobile di questa creatura». Antonio Borghesi, vice di Donadi alla Camera, ha rivolto un appello al partito: «Invito tutti gli amici di Italia dei valori a placare l’attuale “isteria da comunicato” e il conseguente fiume di accuse-difese che fanno solo il gioco di quella stampa che, ignorandoci da sempre, contava di annientarci». Per Borghesi «il nostro è un gioco nobile. Un gioco fatto di sostegno e avanzamento: bassi, tocco, pausa, ingaggio, come nel rugby. I tempi sono ormai maturi per andare in meta. E il fango è gloria». Fabio Evangelisti, l’altro vice capogruppo alla Camera, si è invece concentrato sulla proposta di Grillo di mandare proprio Di Pietro al Quirinale. «Dietro la mossa di Beppe Grillo è chiaro che c’è anche il senso della provocazione. Di Pietro ha sempre detto che si sente con Beppe Grillo e i due stessi elettorati sono in qualche modo sovrapponibili. Sembra di capire che ormai non c’è più la possibilità di un’alleanza con il Pd e Sel, quindi bisogna pensare qualcosa di nuovo».

m.amelia

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