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Fallimento EavBus 6/ Esercizio provvisorio ok, la Regione paghi

Fallimento EavBus 6/ Esercizio provvisorio ok, la Regione paghi

Fallimento EavBus, nuovo giorno, nuove notizie. Il proseguimento del servizio di trasporto pubblico dell’azienda di proprietà dell’Eav, la holding della Regione Campania, nei confronti della quale il tribunale ha decretato il fallimento, accogliendo la richiesta della «Nuova Socom» e de «La Nitida», passa dalle decisioni (o meglio dei soldi) della Regione Campania. Infatti, con un fax il curatore fallimentare dell’azienda, Dottor Maurizio Sigiliani, sentito il giudice delegato della procedura, ha autorizzato all’esercizio provvisorio fino alla giornata di domani, lunedì 19. Il curatore, inoltre, ha anche comunicato la piena disponibilità del tribunale a partire dai primi giorni della settimana prossima a disporre la continuazione dell’esercizio provvisorio così come previsto dall’articolo 104 della legge fallimentare, condizionando tutto, però, all’erogazione dei fondi necessari da parte della Regione Campania. E qui arriva un’altra sorpresa: nello stesso fax il curatore ammette “allo stato attuale l’assenza di messi finanziarti dell’azienda”. Insomma, non c’è più un euro. Un fatto che preoccupa molto soprattutto i 1300 dipendenti dell’azienda di trasporto che hanno annunciato per domani, lunedì 19, sotto la sede della Giunta Regionale a Santa Lucia, un presidio in occasione delle riunioni che nel frattempo il presidente Caldoro terrà per affrontare la situazione. Governatore finito nella bufera per quanto dichiarato nei giorni scorsi. Ad attaccarlo sono i vertici regionale del Pd campano, che non risparmiano nemmeno l’assessore regionale ai trasporti Sergio Vetrella: «Le risposte della giunta regionale sul fallimento Eavbus sono paradossali. Sergio Vetrella come un disco rotto ripete che le responsabilità sono del passato senza fare ammenda delle sue incapacità amministrative ormai evidenti a tutti». «Cosa ha fatto l’assessore regionale ai trasporti in tre anni? Perché non ha proceduto alla riorganizzazione delle società partecipate lasciandole fallire? Quali sono state le sue scelte per garantire i servizi?» si chiedono il segretario Enzo Amendola ed il capogruppo Pd Umberto Del Basso De Caro. I due poi aggiungono: «Il suo bilancio è totalmente fallimentare e la richiesta ormai unanime – proveniente da più parti – di chi chiede le sue dimissioni è sacrosanta». «Il presidente Stefano Caldoro, come suo solito – proseguono – continua a scaricare le responsabilità su altri protagonisti del fallimento, ma gli chiediamo, chi ha nominato gli amministratori Eav? Chi ha assistito immobile a una guerra politica dentro la sua maggioranza nella gestione dei trasporti? Perché ha assistito senza proferire parola alle incompetenze del suo assessore? Se Caldoro in queste ore si descrive adirato, gli consigliamo di parlare con i cittadini campani a cui è negato un diritto fondamentale: quello alla mobilità», concludono Amendola e Del Basso De Caro.
Ancora più paradossali, poi, appaiono le parole dell’ex amministratore delegato e commissario liquidatore dell’azienda di trasporti Roberto Pepe, che in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno dice: «Non sapevo nulla dell’ingiunzione di pagamento avanzata nei nostri confronti. Fino a due giorni fa quando ci hanno sigillato gli uffici, nessuno mi aveva detto niente». Pepe ricostruisce che l’ingiunzione fu notificata a Giuseppe Ossorio, all’epoca al vertice della società. Questi non la accettò, con la motivazione che non era il legale rappresentante. L’atto fu poi inviato anche in azienda e Pepe si giustifica: «Da quanto ho appurato, la persona che ha ricevuto quell’atto al protocollo non l’ha trasmesso al mio ufficio, ma direttamente alla ragioneria, che ha avviato una procedura di transazione con i creditori, per 500.000 euro e per questo hanno evidentemente considerato che fosse superata l’istanza di fallimento avanzata dai creditori stessi. Invece le due società creditrici non hanno ottenuto interamente la somma prevista dalla transazione. Per le note difficoltà economiche, sono stati corrisposti 200.000 euro in meno. A questo punto una delle due, mi pare fosse la Nitida, ha proseguito nella richiesta di fallimento in tribunale. Solo che in Eavbus pensavano che fosse stata completamente accantonata».

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