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Fantasmi di scena nell’epifania salernitana

Fantasmi di scena nell’epifania salernitana
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Il regista De Cristofaro

Per quale motivo K.S.S. (di nazionalità russa), B.B. (tedesco) e J.G. (polacco) si trovassero a passeggiare sul lungomare di Salerno, di sera tardi, il giorno dell’Epifania, resterà, ai più, per sempre un mistero. Sta di fatto che i tre si incontrarono e ben presto cominciarono a parlare di teatro con gran divertimento per i pochissimi passanti che, avendoli riconosciuti, subito li presero a seguire. Il russo, ammirando il caldo tepore della serata e il mare calmo, lanciò, ad un tratto, il guanto di sfida. K.S.S. , a voce alta, come chi volesse farsi sentire non solo dai suoi interlocutori, cominciò : «Ho scritto “Il lavoro dell’attore sul personaggio” e “ Il lavoro dell’attore su se stesso” perché mi sembrava doveroso, dopo che tanti, tra letterati e filosofi, si fossero interessati di questo faticoso mestiere dall’esterno, qualcuno, dal ventre stesso del teatro, dalle sue viscere, dicesse qualcosa di sensato e non più “tanto per sentito dire”…» . B.B. , che era arrivato al teatro dalla letteratura, punto sul vivo, intervenne: «Prima di te avevano detto molto i comici dell’Arte; ma, hai ragione perché negli ultimi tempi sei stato tu a porre la questione. Ciò nonostante … » ,  «Ciò nonostante…?» , cercò di replicare K.S.S. , già sicuro d’indovinare le sue obiezioni di natura ideologico-politiche.

«Resta il fatto che tu non hai che puntellato con i tuoi trattati le teorie d’Aristotele imponendo il suo canone reazionario»,  a quel punto, sentenziò B.B. impettendosi e sicuro di suscitare di lì a poco la collera del moscovita. Infatti, nonostante i suoi infarti, K.S.S. rispose rosso di rabbia e col dente avvelenato: «Sai benissimo che ho, seppure non in prima linea, appoggiato la Rivoluzione d’Ottobre e sai pure, altrettanto bene, quanto mi sia adoperato per dare una mano ai miei allievi poco ortodossi che erano finiti nei guai col regime. Sai benissimo a chi mi riferisco. Il mio rammarico ancora oggi è forte per non aver salvato la vita a V. M , il più geniale dei miei allievi, che dopo avermi criticato e combattuto si era dato tutto al fuoco dell’avanguardia simbolista, prima e, successivamente, futurista e strutturalista, declinando un teatro astratto che non poteva di certo piacere a Stalin. Certi furori iconoclasti fin quando c’era stato il compagno Lenin potevano pure essere sopportati, ma col “piccolo-grande padre della patria” certi eccessi non potevano essere più tollerati. Si sa, l’avanguardia è la febbre d’ogni movimento rivoluzionario, ma, presto, all’euforia subentra la quaresima».

«Quanto distante sia il mio metodo dal tuo, lo sai; ma sarebbe opportuno dire qualcosa intorno a queste nostre differenze. Non si può negare che il tuo “realismo” e la tua tanto amata “immedesimazione” abbiano arrecato un danno enorme all’emancipazione delle masse rivoluzionarie; questi concetti hanno dato man forte alla rivoluzione che si tramutava, pian piano, in spietato regime. Il tuo realismo mimetico ha avuto la meglio e l’apparato ha potuto così schierarsi contro l’arte moderna considerandola “degenerata, malata e, per giunta, borghese”. Io, senza sposare l’astrattismo, volevo solo che si recuperasse un realismo meno lirico e più dialettico; un realismo che fosse materialistico e storico e che potesse attraverso lo “straniamento” far emergere le contraddizioni del sistema borghese e post-borghese. Lo straniamento e la critica al posto dell’immedesimazione, così che anche l’attore dovesse rendere sempre esplicite le regole del gioco. L’attore, insomma, avrebbe dovuto, attraverso la sua recitazione, ricordare continuamente agli spettatori che quel che avviene sul palcoscenico è una costruzione architettata per comunicare, confrontarsi e riflettere, interrompendo il rapimento estatico degli spettatori. L’arte così intesa, anche l’arte teatrale, finirebbe per creare una “crepa”, spezzando quel turpe incantamento che un’arte filistea sempre si pone come risultato».

Mentre i due disputavano, il polacco guardava lontano; sembrava non interessato, invece, ascoltava, e come. Ascoltava col suo “orecchio orientale” dovuto alle sue proverbiali frequentazioni con la cultura esoterica d’Oriente. Anche lui aveva ammirato come B.B. i grandi attori della tradizione orientale, ma aveva ben chiara l’importanza del russo per la sua formazione. Nessuno mai poteva far finta che K.S.S. non fosse esistito. Il russo rappresentava per tutti i teatranti la radice da cui trarre nel bene come nel male la linfa per continuare ad operare. E, poi, le “azioni fisiche” del suo ultimo periodo avevano portato la sua ricerca a superare quel “realismo” della sua prima stagione, i grilli, il focolare e tutta la paccottiglia aneddotica che era cresciuta intorno al suo modo d’operare. Il polacco guardava lontano e pensava già che il perimetro del palcoscenico non poteva più contenere la sua ansia d’infinito; il canto struggente di un ritorno alle “fonti della creatività”, lo portavano con la mente ad un teatro “senza spettacolo” . I pochi salernitani che avevano goduto di quel prodigioso spettacolo erano, fin qui, estasiati. Non sembrava loro vero di essersi trovati nel bel mezzo dell’Epifania in un consesso così illustre. Dimenticarono presto le beghe teatrali cittadine, i repertori “sempre gli stessi”, l’incultura generalizzata e non poterono che applaudire “quei tre novelli Magi”, che chissà perché avevano scelto proprio il lungomare di Salerno per poter concedersi un’apparizione. È vero, forse i miracoli esistono ancora; sono ancora possibili. O, forse no. Sono solo un’amara proiezione “del nostro scontento”. Forse, non era stato che un monito: bisognava tornare a studiare. Com’erano apparsi, così, all’improvviso, scomparvero lasciandoli orfani ed in balia della folla rumorosa accorsa per le “magiche luci d’artista”, panacea di tutti i mali passati, presenti e futuri.

K.S.S. sta per Stanislavskij

V.M. sta per Mejerchol’d

B.B sta per Brecht

J.G. sta per Grotowski

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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