Ven. Lug 19th, 2019

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Fede: Villa San Martino non era una casa di tolleranza

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Il giornalista depone al processo Ruby e difende Berlusconi: «Mai sesso in quella casa»

La pratica del bunga bunga non era altro che una danza africana. Parola di Emilio Fede (nella foto), che nell’aula del processo sul cosiddetto Caso Ruby ha assicurato come il bunga bunga sia un nome onomatopeico per una danza africana: «Il bunga bunga – ha detto l’ex direttore del Tg4 – è il suono gutturale delle danze africane». Durante l’audizione del giornalista, ascoltato come testimone nel procedimento contro Berlusconi, ma nello stesso tempo imputato nel cosiddetto filone bis della stessa vicenda processuale, non sono mancati momenti di tensione con i giudici. Come quando Fede ha evidenziato in aula che Villa San Martino «non era una casa di tolleranza, ma l’abitazione del presidente del Consiglio». Quanto è bastato alla presidente del collegio per rimproverarlo pubblicamente: «Non alzi la voce, perché non c’è motivo di farlo». Fede ha ribadito al pm, Antonio Sangermano, come Ruby (Karima el Mahroug) non fosse una ragazza adeguata per essere ospitata ad Arcore, occasione che a suo giudizio avrebbe richiesto un abito lungo. Quando, però, il rappresentante della pubblica accusa gli ha chiesto se le altre ragazze fossero tutte vestite con abiti lunghi, il giornalista non ha risposto. Specificando invece: «Le ragazze si esibivano in spettacoli di burlesque e ho visto che alcune si travestivano con la maschera di D’Alema». Questo uno degli spaccati delle serate a Villa San Martino che Emilio Fede ha ricordato durante la sua deposizione nel processo Ruby. Il giornalista ha sottolineato più volte di non aver visto «ragazze parzialmente nude o col seno scoperto avvicinarsi a Berlusconi», né scene di natura sessuale. Fede è poi tornato a parlare di Karima El Mahroug. «Io con Ruby non ho nulla a che fare, non l’ho portata io a Milano, non l’ho accompagnata io e non l’ho riconosciuta» la sera del 14 febbraio 2010 a Villa San Martino, quando entrambi si trovarono a cena da Berlusconi. L’ex direttore del Tg4 ha indicato nuovamente di aver visto Ruby un paio di volte, tuttavia, il pm Sangermano ha detto che in altre quattro occasioni, oltre alla sera del 14/2/2010, sia il telefono cellulare di Fede che quello di Ruby hanno agganciato contemporaneamente la cella di Arcore che copre la residenza dell’ex premier, cosa “compatibile” con la presenza di entrambi nella villa. Il giornalista comunque non ha risposto a tutte le domande, come quando il pm gli ha chiesto conto di una cena da Bulgari con due giovani (Chiara Danese e Ambra Battilana) che lui stesso aveva definito delle “ragazzine” e una delle quali «che ambiva a fare la meteorina» – secondo Fede – era stata scartata proprio per la sua giovane età. Si tratta delle stesse ragazze che invitate ad Arcore si sono lamentate della serata e si sono costituite parte civile. Terminata l’udienza, Fede non ha mancato di scambiare qualche battuta con i giornalisti: «Non ho niente da nascondere», ha assicurato, definendo il Caso Ruby come una «storia straordinaria. Il pm – ha aggiunto – è molto simpatico, resterei qui tutto il pomeriggio».
La prossima udienza in calendario è quella del 10 dicembre. Per quella data sono state convocate per testimoniare il consigliere regionale del Pdl in Lombardia Nicole Minetti e la stessa Ruby. Tuttavia, la difesa potrebbe chiedere di acquisire i verbali di una precedente testimonianza rilasciata dalla Minetti e ancora non è stata data certezza della presenza di Ruby.

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