Ferragosto sì, ma con amore e solidarietà

Ferragosto sì, ma con amore e solidarietà
di Michele Santangelo

XX domParticolare, questa XX domenica del tempo ordinario, per due motivi, prima perché capita quasi in coincidenza con il ferragosto e poi perché immediatamente preceduta dalla solennità dell’Assunzione di Maria, festa comunemente denominata dell’Assunta. Molto probabilmente l’aspetto che più viene percepito in questi giorni e maggiormente sottolineato è quello della vacanza quasi universalmente riconosciuta. Come bisogna sottolineare che per molti, i poveri, gli abbondonati, gli ammalati, gli extracomunitari che sono appena sbarcati o quelli che in queste ore si trovano in balia del mare su imbarcazioni di fortuna, mentre compiono il loro viaggio della fortuna, da tutti questi non viene avvertito né l’aspetto vacanziero, né quello della festa e moltissimi di quelli che sono più fortunati,  invece, vogliono godere del meritato riposo senza che la loro tranquillità sia turbata da questi pensieri, per loro assolutamente peregrini.  Per il cristiano, celebrare la festa non significa certamente distogliere la mente da questi problemi, semmai  significa trovare in essa un ancoraggio più forte e profondo al proprio spirito di solidarietà e alla voglia di porgere una mano a chi è meno fortunato e costretto a lottare quotidianamente con i bisogni più elementari.  Anche in questo contesto non si può fare a meno di sottolineare la pregnanza spirituale del mistero dell’Assunzione: alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore, preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in corpo e anima vicino a suo Figlio, nel cielo, verità elevata a dignità di dogma dal pontefice Pio XII il I di novembre del 1950, dopo che una secolare tradizione di fede,  a cominciare dai primi Padri della Chiesa, ne aveva confermato il bisogno oltre che l’opportunità, e una approfondita ricerca teologica e biblica  ne aveva confermato la veridicità.  La tomba vuota di Maria, immagine della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo. Un’altra Pasqua, quella di Maria, riproduzione di quella di Gesù, sia pure con peculiarità diverse  ed ulteriore conferma del destino che aspetta ogni  uomo che crede  in Cristo Salvatore degli uomini. Un cammino di fede al quale Dio stesso non fa mancare il suo supporto, impegnando se stesso attraverso la donazione del Figlio, offrendo un sostegno adeguato alla grandezza del fine, nel sacramento dell’Eucaristia, nel quale misticamente si rinnova il sacrificio della croce e la risurrezione, il tutto fatto cibo per la vita eterna ogni volta che si celebra nel mondo una Messa. “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Ancora una volta, in questa XX domenica del tempo ordinario, la chiesa ci propone un brano del Vangelo di Giovanni, nel quale Gesù si propone come cibo per alimentare  una vita che va oltre questa vita presente ed il mezzo che Cristo stesso ci offre per rimanere innestati in Lui, nella condizione, anche noi, di figli di Dio:  “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. Un invito al banchetto della vita che risuona all’uomo fin dal Vecchio Testamento, lo ascoltiamo nella prima lettura della liturgia domenicale: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza”. Ed è un invito con il carattere dell’universalità. Nessun uomo escluso. A differenza di quanto capita nei banchetti imbanditi dagli uomini. Ne è prova una giornata come quella di ferragosto. Proviamo ad immaginare solo per un istante ai milioni di persone che hanno consumato tonnellate di cibo, buttandone  altrettanto, mentre altri milioni hanno continuato a languire nella fame, magari anche morendone. E questo non per calare un velo di tristezza su un momento di spensieratezza, ma per richiamare l’attenzione su un dato:   la dottrina e la morale cristiane, sulla base della parola di Dio e rifacendosi continuamente ad essa,  insegna l’amore, il perdono, la solidarietà, valori che renderebbero migliore questo nostro mondo.

 

 

redazioneIconfronti

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