Fiat Pomigliano ad un passo dalla rivolta ma Elkan tranquillizza Monti

Fiat Pomigliano ad un passo dalla rivolta ma Elkan tranquillizza Monti

Il presidente di Fiat, John Elkann, scende a Roma per rassicurare il premier Mario Monti, sull’impegno di Fiat in Italia. Ricevuto a Palazzo Chigi, l’erede della famiglia Agnelli ha ribadito al presidente del Consiglio che la presenza industriale nel nostro paese è parte integrante della strategia della società. Un’ulteriore rassicurazione dopo le polemiche scatenate dalla decisione di rimettere mano al piano Fabbrica Italia e dopo il faccia a faccia tra Marchionne e il governo del 22 settembre scorso. Da quell’incontro è scaturito il “tavolo per l’export” al ministero dello Sviluppo economico, che sta continuando il suo lavoro e che, ha chiarito il ministro Corrado Passera, andrà avanti per la sua strada anche nelle prossime settimane, quindi anche dopo l’attesa trimestrale del Lingotto fissata per martedì 30 ottobre. «Certamente non c’è questo limite e durerà di più. – ha assicurato – Il tavolo riguarda tutto il sistema italiano e non è vincolato alla trimestrale di un’azienda». Ma intanto a Pomigliano, la sede che ha abbracciato il nuovo progetto Fiat con un referendum che ha diviso i lavoratori, sale la tensione per una petizione che continua a scatenare polemiche tra i dipendenti, fino a muovere la reazione del parroco della cittadina. Una raccolta di firme avviata da alcuni lavoratori della newco preoccupati dalla sentenza della Corte d’appello di Roma, che dispone l’assunzione di 145 cassintegrati della Fiom. Contro la petizione nello stabilimento si sono scagliati la maggior parte degli operai, che hanno affermato di non aver voluto firmare il documento in quanto non disposti a “vendere i colleghi”. I fogli per la raccolta firme stanno girando tra i vari reparti e, secondo quanto viene riferito dal fronte anti petizione, pare che nelle ultime ore «sarebbero stati tanti gli operai che si sono lasciati convincere a firmare per paura di essere tra i primi a dover lasciare la fabbrica per far rientrare i colleghi della Fiom». Nello stesso tempo il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, annuncia che la petizione ha raccolto 1.400 firme. La sentenza della Corte d’Appello di Roma, a suo giudizio, ha «provocato inevitabilmente nuove tensioni nello stabilimento di Pomigliano. Tensioni che non era proprio necessario evocare solo per favorire qualcuno». Davanti allo stabilimento, gli iscritti alla Fiom, tra i quali alcuni dei 19 ricorrenti che saranno i primi dei 145 ad entrare nella newco, hanno effettuato un volantinaggio e non sono mancati momenti di tensione con alcune rsa dei sindacati firmatari in entrata ed uscita dallo stabilimento. «Vergognatevi – hanno urlato i cassaintegrati della Fiom contro le rsa – dovreste tutelare i lavoratori, ed invece raccogliete firme contro di noi». I rappresentanti sindacali sono andati via senza rispondere alle provocazioni, mentre gli operai in entrata e uscita commentavano la petizione avviata nello stabilimento che, secondo gli esponenti della Fiom, non sarebbe “spontanea”. «Provo un grande dolore nel vedere che si sta acuendo la rottura tra i lavoratori dentro e fuori la fabbrica», ha affermato, invece, il combattivo parroco don Peppino Gambardella, da sempre al fianco degli operai in difesa dell’occupazione, che ha anche lanciato un appello a sindacati e vertici Fiat a «non strumentalizzare i lavoratori. Il lavoro è un diritto fondamentale – ha aggiunto – ed è un diritto dei lavoratori della Fiom tornare in fabbrica, così come è un diritto dei lavoratori già assunti nella newco di restare dove sono».

m.amelia

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