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Fiat Pomigliano, Marchionne impone ferie forzate ai lavoratori

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Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco chiuderà dal 20 al 31 agosto e i 2.150 lavoratori saranno messi in cassa integrazione. Lo comunica la Fiat per evitare, spiega, “inutili accumuli di vetture”. “Per lo stabilimento di Pomigliano - si legge in una nota del Lingotto - in salita produttiva dall’inizio dell'anno, non era stato fino ad oggi necessario alcun intervento.
Sergio Marchionne

Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco chiuderà dal 20 al 31 agosto e i 2.150 lavoratori saranno messi in cassa integrazione. Lo comunica la Fiat per evitare, spiega, “inutili accumuli di vetture”. “Per lo stabilimento di Pomigliano – si legge in una nota del Lingotto – in salita produttiva dall’inizio dell’anno, non era stato fino ad oggi necessario alcun intervento. Oggi, però, la situazione impone di ridurre la produzione per evitare inutili e costosi accumuli di vetture. Dopo la chiusura estiva la fabbrica si fermerà per due settimane, dal 20 al 31 agosto”. “Nei prossimi mesi – prosegue la nota – la situazione sarà oggetto di continuo monitoraggio”. Il comunicato osserva come “i dati del mercato automobilistico europeo (-6,30% nel primo semestre dell’anno) e di quello italiano in particolare (-24,4% a giugno e -19,7% nel primo semestre) confermano che la crisi delle vendite non accenna a fermarsi. In Italia il mercato, che si posiziona oggi sui livelli del 1979, sta penalizzando Fiat soprattutto nel segmento delle city car dove, con Panda e 500, detiene circa il 60% di quota. L’equilibrio fra produzione e domanda è stato realizzato con periodici ricorsi a sospensioni della produzione nei vari stabilimenti con utilizzo della cassa integrazione”. Tra le reazioni da segnalare quella del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. “La Fiat – dice ai microfoni di Radio anch’io – negli anni ha avuto grande attenzione da parte del settore pubblico. Oggi se ne va alla chetichella e questo è negativo. Non ho visto attuare i programmi di investimento promessi. Per questo da italiano non posso santificare Marchionne”. Dura anche la reazione del responsabile lavoro e welfare dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi: “Le due settimane di stop imposte allo stabilimento di Pomigliano sono l’ennesima dichiarazione di guerra nei confronti dei lavoratori”.
Ed intanto i lavoratori dello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano, vicino Cassino, in provincia di Frosinone hanno “risposto” con uno sciopero di otto ore. La protesta è scattata questa mattina per contestare l’ipotesi di accorpamento della fabbrica con Pomigliano e per chiedere all’azienda torinese interventi e investimenti per assicurare lo sviluppo del più importante stabilimento della Ciociaria e del Lazio con i suoi 3900 dipendenti oltre ai circa seimila dell’indotto. Lo sciopero è stato proclamato dalla Fiom che oggi pomeriggio terrà anche una manifestazione di protesta nella piazza del municipio di Piedimonte San Germano per dire no alla chiusura dello stabilimento, che causerebbe duemila esuberi, e chiedere interventi di rilancio della fabbrica, dove dalla fine del 2010 c’é una linea di produzione ferma e,secondo i sindacati, si va avanti con attività a scartamento ridotto.
Intanto lo stop a Pomigliano provoca ulteriore disagio tra i lavoratori ma la Fismic (Sindacato autonomo metalmeccanici ed industrie collegate) continua ad avere fiducia nel programma industriale della Fiat rilanciando il sostegno all’industria nazionale anche con due campagne specifiche. E’ quanto sottolinea il segretario Roberto Di Maulo in una nota. “La notizia, peraltro largamente attesa, delle due settimane di Cigo a causa del mercato a Pomigliano, messa assieme alla cassa integrazione per gli impiegati degli Enti Centrali, non può che aumentare lo stato di disagio in Italia – dice Di Maulo -, mentre anche lo stabilimento polacco di Tichy tra poco dovrà affrontare la fine della produzione delle Panda classic, dopo aver subito il flop clamoroso della Ford Ka”. “Abbiamo voluto fortemente gli accordi di Pomigliano, Grugliasco e Mirafiori ed il Ccsl (il contratto specifico di primo livello della Fiat, ndr) e intendiamo batterci affinchè questi trovino effettiva applicazione e si superi l’attuale periodo di crisi mantenendo il settore Automotive nel nostro Paese. Per questo abbiamo lanciato la campagna ‘Salviamo il soldato Mirafiori’ e a settembre svilupperemo una serie di iniziative volte a migliorare la percezione di qualità ed affidabilità del prodotto nazionale attraverso lo slogan: ‘Siamo italiani e compriamo italiano’. In questo panorama – prosegue il leader Fismic – la Fiat-Chrysler continua a investire sulle automobili sia in Italia che all’estero”. “Come sindacato italiano – conclude Di Maulo – ribadiamo la nostra volontà di vincere la sfida che Marchionne ha lanciato recentemente, quando ha ricordato che la produzione degli stabilimenti europei deve avere come sbocco il mercato mondiale, a partire da quello Usa, aumentando perciò la competitività e la qualità dei propri prodotti. Siamo pronti alla sfida e crediamo che i lavoratori italiani meritino ancora una chance, nonostante che la Fiom ed i loro amici, nella stampa e nei tribunali, facciano di tutto per rendere inaffidabile il Sistema Paese”.

Il responsabile nazionale Fiom per l’auto, Giorgio Airaudo commenta così: “Con l’annuncio di cassa integrazione a Pomigliano e la prosecuzione di cig agli enti centrali di Mirafiori a settembre, oramai tutti gli stabilimenti di Fiat e Fiat Industrial, in misura diversa, sono interessati dalla cassa, alcuni anche da molto tempo come Mirafiori. Per questo è necessario un nuovo piano per mantenere la produzione degli autoveicoli in Italia anche coinvolgendo altri produttori”. “La cassa integrazione non risparmia nessuno -prosegue il sindacalista- colpisce e deprime i redditi dei lavoratori e a Pomigliano ferma e allontana il piano di riassorbimento degli addetti di Giambattista Vico”.”Questo significa – prosegue Airaudo – che il paino Fabbrica Italia si è sostanzialmente disciolto nella crisi del mercato dell’auto per questo serve una discussione immediata sul futuro di un settore che è strategico per il Pil, per l’occupazione e per il futuro stesso del paese”. Rilevando poi che “l’indotto dell’auto rischia di non reggere a queste continue fermate che interessano anche i nuovi prodotti Fiat”, Airaudo conclude: “Serve un confronto con il governo per salvare il settore automobilistico e il suo indotto. Se il paese vuole riprendersi non si puo’ intervenire solo sul debito e sulla finanza ma occorre anche occuparsi di prodotti reali”.

“Lo dicevamo da tempo, ed alla fine la cassa integrazione è arrivata anche per i lavoratori della newco. Questo è un segnale del prossimo licenziamento di quanti sono ancora in Cig per il gruppo Fiat di Pomigliano”: è quanto afferma Vittorio Granillo, dell’esecutivo nazionale dello Slai Cobas. “Lo stop di Pomigliano non può essere imputabile alla qualità della vettura, ma alla crisi del mercato che coinvolge anche quello che è il più moderno stabilimento automobilistico realizzato in Europa. Ma i lavoratori ancora in cig possono stare tranquilli, perchè la Fiat onorerà l’accordo ed assumera’ tutti entro luglio del prossimo anno”. Lo sostiene Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm in Campania, aggiungendo che la cassa integrazione annunciata da Fiat per i 2150 lavoratori della newco di Pomigliano, “è la dimostrazione di una crisi dei consumi molto forte in Italia, ma anche in tutta l’Europa”.

 

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