Lun. Ago 19th, 2019

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Fiat ‘regala’ 500 euro agli operai ma li manda in cassa integrazione

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I lavoratori si chiedono fino a che punto la "guerra" tra Fiom e Fiat giovi al futuro dello stabilimento

Cinquencento euro in più in busta paga per i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli). E’ il “regalo di Natale” frutto del conseguimento del Silver Wcm a giugno e della vittoria di settembre nella gara della Lean Production, che frutteranno ai 2146 lavoratori della newco rispettivamente premi di 200 e di 300 euro nella busta paga di fine mese. Si dice “molto contento” per il risultato ottenuto il segretario generale Uilm Campania Giovanni Sgambati, secondo cui «è anche giusto che gli operai possano avere il rinnovo del contratto di lavoro, e che tutti i sindacati lavorino per raggiungere questo obiettivo». Intanto però i lavoratori della newco Fabbrica Italia Pomigliano si avvicina – complice il periodo delle feste di Natale e di fine anno – il più lungo stop produttivo dall’avvio degli impianti per la realizzazione della nuova Panda. I 2146 dipendenti, infatti, resteranno fermi per due settimane di cassa integrazione, dal 17 al 31 dicembre prossimi, alle quali seguiranno tre giorni di fermata con permessi, il 2, 3 e 4 gennaio 2013, per tornare in fabbrica, quindi, soltanto il 7 gennaio. Il prossimo stop sarà il quinto dallo scorso 20 agosto, quando in fabbrica si è cominciato a lavorare per due settimane alternate a due di cassa integrazione: lo stabilimento, infatti, è rimasto chiuso dal 20 al 31 agosto, per poi rifermarsi al 24 settembre al 5 ottobre, dal 29 ottobre al 9 novembre, e dal 26 novembre al 7 dicembre.
Il giorno dopo la “fumata nera” sulle procedure di mobilità, che ha visto i vertici aziendali della newco Fabbrica Italia Pomigliano (Fip) ed i sindacati, fermi sulle proprie posizioni, i lavoratori si chiedono fino a che punto la “guerra” tra Fiom e Fiat stia giovando al futuro dello stabilimento. Un’incognita che tiene alta la tensione dipendenti della Fip, preoccupati delle possibili ripercussioni delle procedure di mobilità sul proprio futuro occupazionale. «Non sappiamo chi uscirà – spiega Luigi, operaio assunto in Fip la primavera scorsa – c’è chi dice che i 19 della Fiom saranno gli unici a salvarsi perché assunti su disposizione del tribunale. Altri, invece, sostengono che saranno loro ad essere licenziati perché sono stati gli ultimi assunti. Ma noi non siamo sereni, perché non si sa alla fine chi uscirà, e la maggioranza è a rischio di licenziamento, in quanto non tutti hanno maturato i tempi necessari ad aver diritto al sussidio di mobilità. Il problema è che tutti dovrebbero lavorare, ed invece si pensa a chi deve uscire».

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