Fiat si fonde con la Chrysler e non vende l’Alfa Romeo

Fiat si fonde con la Chrysler e non vende l’Alfa Romeo

La fusione fra Fiat e Chrysler nel 2014 «è una mossa inevitabile». È la definizione che usa l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne (foto), in un’intervista ad Automotive News, evidenziando che il gruppo Fiat-Chrysler stima di vendere più di 4,3 milioni di auto il prossimo anno, di cui un minimo di 2,6 milioni da Chrysler e che «non c’è alcun interesse» a vendere l’Alfa Romeo. Alfa Romeo non è in vendita «semplicemente perché ci sono alcune cose che non sono in vendita», spiega Marchionne, che aggiunge: «Se vai da Ferdinand Piech (presidente di Volkswagen) e gli chiedi di comprare Audi, ti risponderà che non è in vendita e non sarebbe disposto neanche a discutere il prezzo. I miei argomenti sono gli stessi. Non ho alcun interesse a vendere l’Alfa. Punto». Quanto al prodotto, l’Ad di Fiat dice dell’Alfa Giulia che «è in pieno sviluppo e che sarà costruita in Italia per il mercato globale». E quanto sarà grande il suv Alfa? «Se ce ne sarà uno, sarà abbastanza grande e costruito in Italia», risponde Marchionne. Intanto, in relazione alla sentenza, pronunciata dal giudice del lavoro torinese Vincenzo Ciocchetti, con cui, il 14 settembre dello scorso anno, si dichiararono legittimi i contratti collettivi firmati a Pomigliano, e, nello stesso tempo, la condotta antisindacale di Fiat spa, Fiat Group Automobiles spa e Fabbrica Italia Pomigliano spa per «l’estromissione di Fiom-Cgil» è stato stabilito che la competenza territoriale è del tribunale di Torino. A ricorrere alla Suprema Corte era stato il sindacato Fismic, secondo il quale la competenza in materia di condotta antisindacale era, in questo caso, del tribunale di Nola, nel cui «circondario si trova il sito industriale dello stabilimento “Giambattista Vico” di Pomigliano». Fiat spa, Fiat Automobiles spa e Fabbrica Italia Pomigliano spa si erano associate al ricorso di Fismic presentando una memoria e ipotizzando in subordine la competenza dei tribunali di Roma e Napoli come «luoghi di rispettiva sottoscrizione dei due contratti collettivi impugnati in causa e ritenuti 2matrice” della condotta antisindacale». I giudici di piazza Cavour, però, con l’ordinanza n.20091 depositata oggi, hanno ribadito che se si segue la «via del giudizio ordinario», come nel caso in esame, la regola da seguire è quella contenuta nell’articolo 413 cpc: “giudice competente è il tribunale di Torino – si legge nella sentenza – città in cui hanno sede le società convenute”. Tale conclusione, osservano gli “ermellini”, «esime dalla necessità di affrontare il problema della individuazione del luogo in cui è stato “posto in essere” il “comportamento denunziato”»; luogo che, conclude la sentenza, «se non sempre coincide con quello in cui vengono assunte le deliberazioni datoriali che ne costituiscono la premessa, non è neanche quello in cui si riflettono gli ‘effetti’ di “comportamenti” tenuti in altre sedi».

m.amelia

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