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Fidel, Giano bifronte della storia

Fidel, Giano bifronte della storia
di Luigi Zampoli

Fidel Castro muore e porta via con sé il Novecento. Era l’ultimo grande protagonista del secolo scorso ad essere rimasto in vita. Scompare la grande icona del socialismo reale in salsa caraibica; Cuba, la piccola isola, a un tiro di schioppo dal leviatano capitalista statunitense, che vide Fidel, il Che e i “barbudos” guidare i campesinos dalla Sierra Maestra sul proscenio, vasto a quel tempo, del comunismo internazionale.
Una rivoluzione vinta merita rispetto e un’analisi ponderata, le complessità e i profili del marxismo all’Avana non possono che essere affidate, ora che è scomparso il suo “caudillo”, alla storiografia e al giudizio dell’unico soggetto che ne ha il diritto, il popolo cubano.
In questi ultimi sessant’anni abbiamo visto l’URSS dissolversi, la Cina cambiare profondamente, dal maoismo all’economia di mercato dirigista, mentre Cuba alzava, orgogliosa, il suo vessillo di unica ortodossia del socialismo reale esistente, in direzione ostinata e contraria rispetto alla narrazione della modernità, seppur con tenui concessioni al mondo contemporaneo.
Le prime torsioni autoritarie e repressive della rivoluzione si sono via via attenuate, senza mai cessare del tutto, precludendo ogni dissenso democratico e sbarrando la via al pluralismo; con Raul Castro al potere, il regime si è impegnato in una strenua lotta per la sua sopravvivenza che dura ancora oggi, concedendo forme iniziali di libertà economiche e civili.
Dopo il ripristino delle normali relazioni con gli Usa voluto da Obama e, adesso, con la morte dell’uomo simbolo che incarnava il mito e la storia, l’isola caraibica sembra aver preso il largo e navigare in mare aperto verso un orizzonte che, da una parte, contempla il definitivo approdo, sia pur controllato, alla democrazia, dall’altra, una pervicace e rischiosa difesa di un nazionalismo populista, in nome del passato.
Il popolo cubano è diviso tra l’ultimo omaggio a Fidel, imponente e scenografico, e la richiesta al governo che d’ora in poi si farà sempre più pressante di una nuova stagione di libertà civili e diritti umani, con la scarcerazione di oppositori e dissidenti politici.
Come già accaduto nell’Est Europa, l’ideologia e i suoi profeti lasciano il campo a un passaggio temporale d’incertezza, con possibili rischi che spesso si concretizzano nella coesistenza tra spazi di libertà riconquistati e nuove povertà, ricchezze mal distribuite e corruzione.
L’auspicio, ora, è e che il Comandante, andandosene dal mondo si consegni al giudizio della storia, con mimetica e scarponi avvolto in una nuvola di fumo di sigaro cubano, lasci il proprio popolo a un limpido destino di progresso, sviluppo e democrazia.

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