Fine di una vergogna, anche articoli pagati meno di un euro

Fine di una vergogna, anche articoli pagati meno di un euro
di Barbara Ruggiero

“Non dite al mio editore che lo farei anche gratis”. L’ironia di Enzo Biagi a distanza di anni è verace, quasi pungente. Il “lo farei anche gratis” era riferito all’attività giornalistica e all’amore che un cronista verace nutre nei confronti della sua professione.
Gli editori sembrano aver capito la realtà delle cose. Con o senza Enzo Biagi. Purtroppo oggi intraprendere la strada del giornalismo equivale a sottoporsi a un lavoro malpagato, sottopagato, spesso addirittura svolto gratis. Una lunga trafila che prima permette di arrivare al conseguimento dell’ambito titolo e poi consente di sgomitare tra le numerose fila di chi un tesserino ce l’ha e anela al meglio: a ottenere una collaborazione ben retribuita nella giungla dei rimborsi spese e del “scrivi perché ti piace, mica è un lavoro?!”.
Benvenuti nell’inferno del giornalismo precario, dei cronisti pagati un euro a notizia o, se va bene, cinque euro al pezzo. Benvenuti nel mondo di coloro che sognano in grande e si accontentano di quello che trovano, siano pure collaborazioni sottopagate che consentono di mantenersi attivi e di firmare articoli. Siamo tra gli eterni collaboratori, che non vedono l’ombra di un contratto e che continuano a essere spediti a proprie spese a caccia di notizie; tra i professionisti che di nascosto fanno un altro lavoro pur di sopravvivere, mantenendo sempre ferma la speranza di arrivare al lavoro dei sogni.
In Italia, secondo quanto risulta da recenti indagini, sarebbero oltre trentamila i giornalisti pagati a cottimo, con remunerazioni che vanno dai due a i cinque euro a notizia. Difficile, di questi passi, superare la quota di 500 euro al mese.
“Errori di stampa”, blog dei giornalisti precari romani, aveva poco meno di un anno fa provato a dare i numeri del precariato: a Roma ci sono duemila giornalisti precari che per arrivare a uno stipendio di mille euro dovrebbero lavorare 40 giorni al mese. Gli articoli, per quello che riguarda il mondo dei media nella Capitale, sono pagati mediamente 30 euro ciascuno, senza ferie pagate, senza giorno di riposo, senza contributi, maternità, diritti e tutto quanto possa significare assistenza. All’epoca, il presidente Odg Enzo Iacopino dichiarò di avere un armadio pieno di segnalazioni di giornalisti pagati 50 centesimi lordi a pezzo.
On line circolano anche una serie di tabelle, realizzate dall’Ordine dei giornalisti, relative ai pagamenti previsti per i collaboratori da parte delle maggiori testate giornalistiche italiane.
Eccone una presente sul sito dell’Ordine nazionale dei giornalisti: http://www.odg.it/files/tabella_compensi_testate.pdf
Con l’equo compenso il dramma dei cronisti precari sottopagati o malpagati dovrebbe giungere al capolinea. L’auspicio di tutti è che fatta la legge non venga trovato l’inganno.


b.ruggiero@iconfronti.it

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