Ven. Lug 19th, 2019

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Finti convegni e conferenze stampa: così Ianniciello incassava i soldi

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Il Pm: «Inesistenti i controlli amministrativi, condotta particolarmente spregiudicata»

Il consigliere regionale della Campania Massimo Ianniciello, arrestato oggi dalla Guardia di Finanza, ha chiesto e ottenuto il rimborso di fatture emesse dalla società General Trade International, formalmente con sede a Bacoli (Napoli) e attiva nel settore del commercio di rottami. Gli investigatori hanno scoperto che si tratta di una società fantasma, il cui formale institore, un pluripregiudicato, ha dichiarato di avere ceduto ad altri i propri documenti in cambio di una modesta somma di denaro. Le fatture intestate a Ianniciello hanno come oggetto «produzione di pubblicazione informativa» e «realizzazione di pubblicazione periodica». In totale sotto la lente di ingrandimento sono finiti tre bonifici per il rimborso di sette fatture presentate tra 31 agosto del 2010 e il 17 aprile del 2012. Due sono state emesse dalla società “euro 200 snc” e quattro dalla “general trade. «Sono fatture relative a prestazioni mai effettuate – scrive il giudice per le indagini preliminari che ha emesso l’ordinanza – le quali inducevano in errore gli uffici regionali della Campania i quali hanno emesso mandati di pagamento per un totale di 63.807,85 con conseguente ingiusto profitto».
Si trattava, spiega il magistrato, di un rimborso «diretto per una fornitura di servizio che il singolo consigliere aveva anticipato in nome della Regione». In particolare nella descrizione delle spese, Ianniciello aveva inserito la dicitura: «rimborso per produzione di pubblicazione informativa e realizzazione di pubblicazione periodica». In particolare ha sostenuto che il 30 aprile del 2011 ha speso 3mila euro per una conferenza stampa per 400 persone, con proiezioni, manifestazioni, meeting e buffet con personaggi del mondo universitario. Altri 3mila per una conferenza stampa con distribuzione di brochure, materiale pubblicitario e gadget per circa 400 persone. A fine febbraio ha presentato una fattura per produzione di pubblicazioni informative con consegna di materiale pubblicitario. Nel 2010 invece i rimborsi sono stati per la progettazione grafica e stampa di materiale pubblicitario e volantini per tre eventi per un totale di 6 mila euro. Altri 3 mila euro sono serviti invece, secondo quanto presentato da Ianniciello, per distribuire gli stessi voltanti stampati poche settimane prima. E infine nel settembre del 2010 altri 2 mila euro per il noleggio di impianti audio, palco e sedie per lo sviluppo di eventi e manifestazioni.
«Il malcostume è dilagato per mancanza totale di controlli nell’erogazione dei fondi regionali». E’ quanto ha scritto il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Roberto D’Auria nell’ordinanza di custodia cautelare notificata al consigliere regionale del Pdl campano Massimo Ianniciello. «A partire dal 2011 – si legge nel provvedimento – la condotta illecita, verosimilmente avendo appurato l’inesistenza di controlli amministrativi di verifiche di coerenza e veridicità delle richieste, ha assunto connotati di particolare spregiudicatezza». «Se nel 2010 l’emissione delle fatture false per operazioni inesistenti era stata commissionata a una società effettivamente operante nel settore della comunicazione – annota il gip – negli anni successivi la condotta si è concretizzata nell’utilizzo di fatture di una società solo apparentemente operativa e anzi avente un oggetto sociale assolutamente incongruo rispetto a quello attinente alla prestazione asseritamente eseguita e remunerata». Ed è in questa fase che subentra il nome di Fulvio Martusciello, ex capogruppo al quale spettava di «condurre una idonea istruttoria sulle richieste di rimposto spettante al gruppo del Pdl». Nelle 25 pagine di ordinanza di custodia cautelare ci sono i movimenti bancari e documentali non sono di Ianniciello ma anche della società “fantasma” creata ad hoc per poter ottenere il rimborso. I pm avevano chiesto l’arresto anche di Antonio Pazzona, il commercialista nato a Ivrea ma residente a Casandrino che invece risulta indagato a piede libero.

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