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Fonderie Pisano, dal bianco vergine al rosso vergogna

Fonderie Pisano, dal bianco vergine al rosso vergogna
di Pietro Ravallese
Pietro Ravallese

Pietro Ravallese

All’indomani dell’intervento della Procura della Repubblica di Salerno che ha sequestrato la Fonderia Pisano ed ha iscritto i proprietari nel registro degli indagati chissà se oltre la politica, come ha scritto Stefano Tamburini, anche i cittadini a Salerno continueranno a fare gli struzzi, un po’ affabulati, un po’ distratti, un po’ soddisfatti, un po’ clienti.

E sì perché a volte, come in questa storia, i responsabili sono tanti ed i cittadini non si possono sempre auto-assolvere.

Chi ha amministrato la città in questi ultimi 20 anni e chi ne prosegue l’opera hanno gravi responsabilità politiche e morali in questa vicenda e pesano su di loro tante omissioni.

Ancora una volta dinanzi all’insipienza della politica è dovuta intervenire la magistratura. Dinanzi a questo fallimento, a queste responsabilità, ai morti dovuti alla presenza di questo residuato di archeologia industriale non ci sono scusanti che tengono.

Il primo cittadino e gli amministratori si sono difesi nel marzo scorso dinanzi ai cancelli della Fonderia Pisano con un balletto di responsabilità tra enti, richiamando il proprio ruolo istituzionale e la necessità di un atto interdittivo dell’Arpac e dell’Asl.

Il solito scaricabarile ai danni dei cittadini.

Chissà se gli stessi oggi provano un po’ di vergogna dopo che la magistratura di fatto intervenendo ha sancito che se non è zuppa è pan bagnato e che i movimenti, i comitati, i presidi che in questi anni si sono battuti per la verità lo hanno fatto a ragion veduta.

Chissà se un po’ si sono pentiti quei 2890 salernitani che con il loro voto proprio nei seggi della terra dei fuochi salernitana di fatto hanno dichiarato che si può continuare a morire di inquinamento.

Un sindaco dei cittadini avrebbe buttato il cuore oltre l’ostacolo e non si sarebbe nascosto dietro i cavilli regolamentari, un sindaco di tutti avrebbe sfilato con la fascia tricolore insieme ai familiari dei morti, avrebbe dormito sotto la tenda insieme a chi presidiava la fabbrica, si sarebbe messo al fianco dei tanti Lorenzo e Martina che si sono messi al servizio di questa battaglia, avrebbe partecipato alle assemblee dei lavoratori per dire che mettendo la testa sotto la sabbia non si sarebbe risolto nemmeno il loro problema.

Ecco, anche questo è successo a Salerno in questi 20 anni insieme alla riqualificazione, ai marciapiedi, alle fontane, alle grandi opere nessun coinvolgimento sul destino dei cittadini, tanti silenzi ed omissioni, servizi e sociale quasi pari allo zero. Alla città delle luci di artista fa da contraltare quella dei lumini del cimitero per i tanti morti di tumore registrati.

Alla luce di questi lumini è difficile continuare a cantare con Nunzio Filogamo “Va tutto bene Madama la marchesa”.

In primo piano, le Fonderie Pisano: una tragica teoria di morti per tumore, complice l’omissione prolungata del Comune e di altre istituzioni

 

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