Ven. Ago 23rd, 2019

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Fondi pubblici solo ai giornali che retribuiscono i giornalisti

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Un emendamento al ddl di riforma dell'editoria / di Barbara Ruggiero
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

Un emendamento al ddl di riforma dell’editoria per far sì che i fondi pubblici vadano solo ai giornali che retribuiscono regolarmente i giornalisti.  Lo chiedono in una nota congiunta il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Enzo Iacopino, e il suo vice, Santino Franchina.

In sintesi, i vertici dell’Ordine dicono sì ad aiuti agli editori, ma a patto che questi ultimi rispettino e tutelino cittadini e giornalisti.

«La legge – scrivono i vertici dell’Odg – prevede l’attribuzione di provvidenze sulla base di astratti riferimenti al rispetto del Contratto di lavoro giornalistico. Con una caparbietà che sollecita più di un sospetto, la Camera, prima, e il Senato, fino ad oggi in commissione, non sembrano orientati ad accogliere un elemento di chiarezza e di trasparenza sull’impiego di danari dei cittadini: prevedere che i finanziamenti vengano accordati solo a quegli editori che documentino di aver regolarmente pagato i giornalisti. È una norma semplice, di percezione immediata nella sua banalità. Di contratti stipulati e non onorati è piena la cronaca quotidiana con mille e mille episodi di sfruttamento che, per ragioni non  sempre comprensibili, non sembrano determinare una reazione adeguata della categoria e dei suoi organismi».

Da tempo Iacopino chiede chiarezza e trasparenza per le aziende che usufruiscono dei contributi pubblici per l’editoria. La nota giunge proprio nel giorno in cui potrebbe terminare la discussione del ddl in Commissione Affari Costituzionali al Senato.

L’Ordine dei giornalisti chiede di «inserire, con un emendamento, quella semplice previsione che impone l’impiego di risorse pubbliche non per le fantasie degli editori, ma per garantire ai cittadini il diritto all’informazione grazie al lavoro di giornalisti messi in condizione di operare con serenità».

Un accenno, nella nota, è fatto anche alla questione della riforma dell’Ordine dei giornalisti, definita una «riforma-spot, inserita con poche righe che cancellano il lungo lavoro, nel 1963, del Parlamento e di Guido Gonella, uno dei padri della democrazia in Italia». Ricordiamo che il progetto di riforma prevede un forte ridimensionamento del numero di consiglieri dell’Ordine (da 150 a 36, anche se alcune indiscrezioni dell’ultim’ora parlano della possibilità di allargare il numero a 48 unità).

Tornando alla questione dei fondi pubblici, nella nota, Iacopino e Franchina spiegano: «La situazione di difficoltà nel settore c’è, innegabile. Il bisogno di garantire ai cittadini, attraverso adeguate risorse, il diritto alla informazione dovrebbe essere avvertito senza necessità alcuna di sollecitazione da parte di gruppi di pressione. Ma, purtroppo, le norme sembrano dimenticare una parte essenziale nella tutela del diritto dei cittadini alla verità: i giornalisti».

L’esame del ddl in Aula al Senato, intanto, slitta da calendario al mese di agosto. Possibile, a questo punto, che la riforma venga approvata a settembre, dopo la consueta pausa estiva.

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