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Formigoni lascerà la Regione (forse) ma non l’Expo

Formigoni lascerà la Regione (forse) ma non l’Expo

Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni (foto) va dritto per la sua strada e ribadisce: «Se la Lega non ci ripensa si va al voto subito». E’ da irresponsabili e quindi inaccettabile che la Lombardia viva una campagna elettorale lunga sei mesi. A ribadirlo, incontrando i giornalisti, è il governatore che torna a ripetere: «se la Lega non ci ripensa» cioè se insiste nel voler andare alle urne in primavera allora si «vada al voto prima possibile» e fin da domani «attiverò le procedure per cambiare la legge elettorale» in modo tale di andare subito alle elezioni. Formigoni, però ha voluto ricordare che la carica legata all’esposizione universale (commissario generale per l’Expo 2015) è “ad personam”. Si tratta, ha detto in riferimento alle imminenti elezioni regionali, di «una scelta del governo italiano per rappresentarlo davanti al mondo. Il commissario generale non è il presidente pro tempore della Regione Lombardia». Un modo, forse, per non escludere una sua permanenza in carica anche dopo la nomina del suo successore a Palazzo Lombardia.
Il presidente dà tempo alla Lega Nord – che ha definito «inaffidabile e ribaltonista» – fino a stasera per cambiare posizione sulla crisi che ha travolto la Regione, altrimenti si voterà «al più presto», dopo la decisione del Carroccio di sabato di andare alle elezioni nel 2013. «Se entro oggi non cambiano la loro posizione, mi assumo il compito istituzionale, che mi compete, di limitare al minimo la campagna elettorale e andare al voto al più presto», ha detto Formigoni in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera. «Do pochi giorni di tempo al consiglio regionale perché elimini il privilegio del listino bloccato […]. Come secondo atto amministrativo voglio vedere che cosa succede sulla chiusura di bilancio. Poi, si va al voto», ha spiegato Formigoni. Sabato, il consiglio federale della Lega ha deciso che in primavera – insieme con le elezioni politiche – si andrà alle urne per la Regione Lombardia, staccando la spina al governatore e smentendo che si fosse raggiunto alcun accordo sulla durata del governo regionale nel vertice di giovedì scorso a Roma – tra lo stesso Formigoni, il segretario del Carroccio Roberto Maroni e quello del Pdl Angelino Alfano – in cui si era deciso un azzeramento della giunta senza parlare di nuove elezioni. «Sono allibito e sconcertato: si conferma l’anima della Lega inaffidabile e ribaltonista», ha risposto Formigoni alla domanda se si senta tradito da Maroni e dal Carroccio. Ieri Alfano, a proposito dell’ipotesi di dimissioni di Formigoni e di elezioni anticipate, ha detto che se la Lega non cambierà parere, il Pdl è contro «l’accanimento terapeutico» e che spetta a Formigoni decidere la data in cui si andrà alle urne. Resta da chiarire quale sarà il ruolo del Governatore in caso di sue dimissioni anche se Formigoni oggi ha detto che sarà «in campo» e che «non è necessario essere candidato, farò campagna elettorale con un ruolo da definire».
La crisi della Regione Lombardia è scoppiata la scorsa settimana a seguito della tensione creatasi tra gli alleati di Formigoni dopo che, nell’ultima delle vicende giudiziarie che hanno colpito esponenti della Regione, è stato arrestato un assessore pidiellino accusato di aver comprato voti da due esponenti della ‘ndrangheta per le elezioni del 2010.

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