Formigoni spiazza la Lega: allora si voti prima possibile

Formigoni spiazza la Lega: allora si voti prima possibile

Sembra proprio finita l’avventura di Roberto Formigoni al Pirellone. Oggi, dopo l’aut aut della Lega Nord, anche il segretario del Pdl, Angelino Alfano, parlando del caso Lombardia ha detto «no all’accanimento terapeutico, Formigoni decida la data del voto». E poi: «La data delle elezioni in Lombardia è una libera scelta di Formigoni, che sceglierà per il bene della Lombardia e non dei partiti». Secca è arrivata la lapidaria dichiarazione del governatore della Lombardia: «Per il bene dei lombardi cercherò di mandare la Lombardia al voto il più rapidamente possibile». Lo ha detto il presidente Formigoni, a Domenica Live su Canale 5. «Di settimane difficili ne ho affrontate tante – ha spiegato – in questo momento mandare in crisi la Regione, fare una campagna elettorale mentre già ci sarà la campagna elettorale per le Politiche è un gravissimo errore e un danno per i cittadini lombardi. Ecco perché non accetto ipotesi di sostegno a tempo: se la Lega vuole assumersi la responsabilità di mandare la Lombardia al voto si tolga dalla testa che avvenga ad aprile. Se vogliono togliere l’appoggio si va a votare ora. E’ una posizione responsabile, non possono pensare di tenere in agonia la Lombardia fino ad aprile. Avevamo firmato un accordo chiaro con Maroni solo nella serata di giovedì, poi si sono rimangiati tutto».
Pare molto probabile, dunque, che si andrà allo scioglimento della Giunta regionale della Lombardia. Poche ore prima il segretario della Lega Nord in Lombardia, Matteo Salvini aveva ribadito: «Siamo pronti» alle elezioni prima di aprile, ma «l’election day sarebbe saggio anche per approvare alcuni passaggi fondamentali entro fine anno. Penso alla legge elettorale per cancellare il listino che paracaduta le Minetti, e poi penso al bilancio: in ballo ci sono milioni di euro per famiglie, imprese, Comuni». Salvini si era mostrato sicuro della vittoria alle urne regionali. «Ovviamente – dice in un’intervista a Libero – il candidato non sarà più Formigoni». «Se si votasse subito, sarebbe impossibile recepire il decreto tagliaspese del governo», mentre «se si lavorasse almeno fino a dicembre potremmo recepirlo, così la Minetti di turno dovrebbe aspettare i 66 anni prima di prendere 1.200 euro al mese», spiegava Salvini. Per l’esponente del Carroccio «in questo momento chi è rinviato a giudizio dovrebbe dimettersi». Il discorso non vale per il leghista Boni, indagato: «il sospetto non è sufficiente per farlo lasciare».

m.amelia

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