Hollande, svista rimediabile o duro pregiudizio verso i ricchi?

Hollande, svista rimediabile o duro pregiudizio verso i ricchi?
di Sàntolo Cannavale

Il Consiglio Costituzionale di Parigi è equivalente alla nostra Corte – ha dichiarato la non applicabilità della norma inserita nel pacchetto fiscale del governo francese che prevede un’aliquota del 75% sui guadagni personali superiori al milione di euro.
Il Consiglio non ha posto in discussione il livello spropositato dell’aliquota fiscale a partire dal secondo milione di euro, quanto il fatto che in Francia la tassazione incide sul reddito complessivo familiare a sua volta frazionato per il numero dei relativi componenti. Dunque l’imposta non rispetta il principio di uguaglianza.
Alcuni commentatori sostengono che l’aliquota del 75% rappresenta praticamente un esproprio che in una democrazia non è certo contemplato.
Per poter centrare l’obiettivo di un deficit di bilancio al 4,5% nel 2012, a fronte di una crescita sempre più lenta e quindi di una forte riduzione delle entrate, il Governo francese il 4 luglio 2012 ha varato una manovra correttiva da 7,2 miliardi di euro, tutta imperniata su nuove tasse. Il risultato è che la pressione fiscale dal 43,9% del 2011 salirà quest’anno al 45%.
La spesa pubblica resterà molto alta prima di cominciare una lieve flessione: 56,2% del Pil nel 2012 (rispetto al 56% l’anno scorso).
Anche il debito pubblico francese salirà al 90,6% del Pil nel 2013 e solo dal 2014 dovrebbe esserci una inversione di tendenza, con l’obiettivo di arrivare all’82,4% a fine legislatura. In Italia questo rapporto è attestato a fine Giugno 2012 al 120,7%. Lo “spread” cioè la differenza d’interessi pagati sui titoli di Stato italiani e quelli tedeschi è lìa segnalarne la pesantezza.
Nell’ambito del pacchetto fiscale il provvedimento più consistente in termini quantitativi è quello relativo all’imposta patrimoniale, da tempo applicata annualmente in Francia : 2,3 miliardi di entrate supplementari.
Nel pacchetto di Luglio, per l’imposizione sul reddito personale è stata adottata l’aliquota al 45% per i redditi sopra i 150 mila euro ed al 75% per quelli sopra il milione di euro. Quest’ultima è stata cancellata.
Si ha l’impressione che il governo francese consideri una questione di principio l’adozione dell’aliquota del 75%, anche per tener fede agli impegni presi in campagna elettorale.
Di fatto sarebbero circa 1.500 i cittadini francesi con redditi eccedenti il milione di euro interessati dalla specifica imposta del 75%. Essi avrebbero dovuto corrispondere in media circa 140mila euro ciascuno, per un incasso complessivo stimato in 210 milioni di euro.
Intanto l’attore Gerard Depardieu avrebbe chiesto il passaporto belga per stabilire la “residente fiscale” in quel Paese. L’attore ha inviato una lettera aperta al Wall Street Journal informando l’opinione pubblica di lasciare la Francia “dopo aver pagato, per il 2012, tasse per un importo pari all’85% di quanto guadagnato.
Dall’articolo si legge anche che l’attore avrebbe pagato 145 milioni di euro al fisco francese in 45 anni, dando lavoro a 80 dipendenti nelle sue imprese. Avrebbe pertanto posto in vendita la sua importante residenza parigina in attesa del trasferimento nel vicino Belgio.
Sostiene Depardieu: “La Francia non è più il Paese di cui sono sempre stato orgoglioso, oggi stento a riconoscerlo, è schiavo di una politica che lo sta soffocando perché punisce solo chi cerca di ricavare dei legittimi profitti da attività imprenditoriali e commerciali”.
Il sito del quotidiano transalpino “Le Figaro”, informava che almeno 500 francesi sarebbero in lista d’attesa per ottenere il passaporto belga.
Nello scorso mese di Settembre anche Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia e il quarto al mondo, ha chiesto la cittadinanza belga. Egli però sostiene che «E’ e resterà un contribuente francese».
Viene da chiedersi: E’ lecito imporre un sacrificio fiscale così devastante e disincentivante a persone che, per fortuna ma anche per le loro capacità, sono in grado di guadagnare alti compensi? Nell’atteggiamento di Hollande si intravede tanto pregiudizio e sottile avversione versi i grandi possessori di patrimonio e di reddito.
Sicuramente la Francia con questa vicenda a sfondo fiscale non sta facendo una bella figura. Non vi è stato dialogo costruttivo con i grandi contribuenti francesi. E questi, nella fase storica che viviamo, se ben coinvolti, potrebbero fare la differenza per la copertura delle esigenze finanziarie straordinarie, tese a superare i momenti di tensione economici e sociali e di spinta per innovazione e creazione di posti di lavoro. Circostanza analoga riguarda il nostro Paese.
Negli Stati Uniti il miliardario Warren Buffet tempo fa ha affermato: “Non è accettabile che la mia segretaria paghi, in proporzione al reddito conseguito, maggiori imposte rispetto a me. In questa fase storica di diminuzione dei consumi e di economia stagnante è a noi ricchi che l’Amministrazione finanziaria deve chiedere uno sforzo eccezionale”.
www.santolocannavale

redazioneIconfronti

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