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Fuga dal parco

Fuga dal parco
di Nicoletta Tancredi

Stasera siamo andati al parco. Come molte altre sere.
Eppure, eppure … non so, ma è stato diverso.
Di solito c’è un via vai di bambini scorrazzanti, ma anche di adulti che fanno due chiacchiere, di innamorati e preadolescenti alle prime uscite con gli amici.
Anche stavolta ce n’era di gente, come no! Con questo caldo, non siamo gli unici a voler godere un po’ del fresco delle ore serali.
Eppure non abbiamo faticato a trovare una panchina libera. Sarà che molti sono in vacanza e la città, a Ferragosto, è vuota.
Molti dei presenti, però, sono andati via proprio mentre arrivavamo noi.
Chissà come mai … forse c’era qualche partita!
Ma la peculiarità, stavolta, è stata notevole: anche le due panchine di fronte alla nostra, poco dopo il nostro arrivo, sono state lasciate libere.
Su quella alla nostra sinistra c’era una coppietta: due innamorati, neanche più tanto giovani. Sembravano voler stare lì a lungo, a sussurrarsi parole d’amore, e invece … sono andati via di scatto!
Su quella alla nostra destra, poi, c’era un’altra coppietta, giovanissima: due adolescenti, fronte contro fronte, seduti a scambiarsi effusioni affettuose… eppure anche loro, dopo pochi minuti, sono schizzati via, allontanandosi a passo spedito!
Soli, siamo rimasti noi cinque, completamente soli, con intorno il deserto.
Ad allungare lo sguardo non si vedeva una panchina occupata. Solo alberi e luci soffuse.
“Il parco non è mai stato così spopolato”, ho pensato. “Praticamente è come stare in un giardino privato”, ho considerato tra me e me, con un pizzico di inquietudine.
E a prestare orecchio, in effetti, non sarebbe stato che pace e silenzio…
Eccezion fatta, però, per un piccolo, trascurabile particolare: il pianto acuto di Sandra, che – ora ci facevo caso –  ci aveva accompagnato ininterrottamente, dall’ingresso fino ad arrivare all’altro lato del parco…
Un pianto perciante, fonte di effetti opposti a quelli del canto di Orfeo: il mito greco racconta di una musica capace di placare le belve, di alberi che si spostavano, rapiti dalle dolcissime note. La nostra piccola creatura, invece, è stata capace di allontanare, con inarrivabili e insopprimibili acuti, avventori di ogni età…
E così, chi era andato a fare due passi ha rimandato all’indomani, chi voleva rilassarsi è tornato a casa stressato, chi aveva voglia di amoreggiare e fare progetti per il futuro, probabilmente, avrà scelto di non avere mai dei figli….
Insomma, abbiamo fatto il deserto.
Ma lo chiamiamo pace.

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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