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Galasso, lo storico senza frontiere

Galasso, lo storico senza frontiere


di Giuseppe Foscari

Galasso è stato Lo Storico, non uno storico qualsiasi. È la stessa differenza che puoi vedere tra un buon atleta ed un campione. Bastava vederlo maneggiare le fonti, rivoltarle come un guanto, entrarci dentro, assaporarle, trarre dai documenti ciò che essi consentivano, per comprenderne fino in fondo il valore. Le suggestioni che riusciva a trasmettere erano frutto di una capacità affabulatoria di alto rango, con la massima attenzione al singolo vocabolo, al sinonimo, senza mai una sterile ripetizione o una ridondanza che non fosse voluta per impreziosire i concetti. E con i richiami al suo essere napoletano, interprete di un mondo che sapeva riannodare da studioso, senza retoriche o artifizi. E senza municipalismi. Già, perché la sua cifra assoluta è stata quella di essere stato uno studioso di profilo mondiale per formazione, preparazione e per i temi che ha scelto nella sua enorme produzione scientifica e divulgativa.
Mai banale, mai scontato, soprattutto nelle conclusioni di un libro o di una delle sue preziose conferenze. Sapeva trovare il modo per ribadire i suoi concetti-chiave, ma era attento al pensiero altrui, anche e soprattutto quando non lo condivideva. Denotando, così, uno spirito profondamente democratico, senza cedimenti o compromessi di sorta.
Di formazione crociana, dunque liberale nella sua visione storica e repubblicano nel suo iter politico e culturale, Galasso ha avuto il pregio di non arroccarsi mai. Conosceva la cultura marxista, ne aveva interiorizzato l’interesse per i temi sociali ed economici, ma non amava la reductio ad unum della lotta di classe come modulo interpretativo di tutte le fasi storiche della storia. E prendeva le distanze da questo assunto, poco applicabile soprattutto per l’età moderna. Ma gli restava la consapevolezza del valore della storia a tutto tondo, politica, innanzitutto, ma anche del pensiero, della cultura, economica, sociale, psicologica, introspettiva. E finanche della storia ambientale, che per tanti storici resta un misterioso tabù, mentre per Galasso era un prezioso frutto a cui attingere a piene mani.
Di certo, in questa sua interpretazione moderna vi era lo zampino dell’esperienza politica e della “sua” legge per la protezione del paesaggio varata in qualità di sottosegretario ai Beni Culturali e Ambientali nel 1985, che probabilmente ha inaugurato la stagione dell’ambientalismo politico nel nostro paese. Distinto, paziente, mai logorroico, intuitivo, è stato un autentico Maestro nella disciplina storica, che ha sempre considerato nella sua interezza, senza gli steccati cronologici imposti dalle epoche storiche. Per questo, i suoi libri e i suoi studi hanno spaziato dall’antichità alla contemporaneità sempre con straordinaria lucidità. Ed è stato anche un Maestro nella comunicazione della conoscenza e nella didattica, altri suoi straordinari valori, che lo hanno reso un intellettuale moderno del quale avvertiremo per decenni la mancanza.
Da oggi siamo tutti senza padre e, aggiungo, siamo orfani di un padre nobile e senza tempo della cultura italiana.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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