Galli della Loggia, così cambierei il volto dell’Italia all’estero

Galli della Loggia, così cambierei il volto dell’Italia all’estero
di Vincenzo Pascale

Ernesto Galli della Loggia (foto), storico, docente universitario, editorialista del Corriere della Sera, autori di numerosi  volumi sulla Storia dell’Italia moderna, ultimo dei quali Pensare l’Italia (Einaudi, 2011) in collaborazione con Aldo Schiavone.
Galli della Loggia, attualmente è professore ordinario di Storia contemporanea  presso  il Sum (Istituto di Scienze Umane con sede a Firenze, Palazzo Strozzi e Napoli, Palazzo Cavalcanti).  Abbiamo incontrato il professor Galli della Loggia, in occasione del Convegno biennale tra il SUM ed il NISA (Network Italian Scholars Abroad) tenutosi presso la UCLA e dedicato alle Passioni con enfasi sul Rinascimento e sui sentimenti che mobilitarono gli Italiani nel periodo pre unitario.
La crisi del sistema politica italiano sembra protrarsi a lungo. Quali potrebbero essere le soluzioni politiche per far fronte a questa lunga crisi?  Esiste un filone di pensiero liberal democratico  (a cui lei speso fa riferimento) intorno al quale costruire un nuova fase politica italiana?
La fine della prima Repubblica ha segnato anche la cancellazione delle culture politiche non sostituite da nient’altro. Ad oggi non c’è un modello ideologico. Non c’è una selezione delle candidature, la qualità degli eletti nel Parlamento è notevolmente scaduta sia da un punto di vista politico che culturale  e  questo si lega anche alla bassa considerazione che la politica oggi  gode. Da questa delicata  situazione il Paese ha necessita’ di uscirne.
Esiste un filone di pensiero nella cultura politica italiana che non può essere non considerato ed andrebbe studiato e ripensato alla luce della crisi corrente della politica italiana:  penso a Croce, ad Einaudi a Salvemini allo stesso Sturzo. Ad una figura intellettuale oggi dimenticata quale Nicola Matteucci, allo steso Lucio Colletti. Sono autori che ancora oggi possono costituire un valido orientamento per ripensare la politica italiana in una ottica liberal democratica, visto il dissolvimento delle due ideologie che hanno retto la vita politica italiana dal dopoguerra ai primi anni Novanta del secolo scorso (la cultura comunista nella sua variante gramsciana e quella cattolica). È necessario  ricostruire l’idea di patria e di nazione Italiana. Su questi due aspetti della vita di una nazione dovrebbe concentrarsi una cultura politica liberal democratica.
Nei suoi editoriali si è spesso soffermato sull’importanza della promozione culturale  Italiana all’estero, come forma di soft power, capace di migliorare la recezione del nostro Paese nel mondo.  Secondo lei quali potrebbero essere le strategie da usare per attuare una migliore politica culturale  verso gli Italiani all’estero?
Sono stato in Argentina, in Australia ed ora negli Stati Uniti ed ho toccata con mano in ogni Paese quanto sia radicato negli Italiani di ogni generazione e livello di istruzione il sentimento verso l’Italia. Per consolidare ed accrescere questo sentimento di italianità la programmazione culturale riveste un ruolo chiave. Vale a dire la promozione cultura Italiana all’estero: è necessario  riorganizzare  la presenza culturale italiana all’estero. L’Italia ha troppi Istituti culturali sparsi per il mondo, sarebbe necessario concentrare le risorse laddove necessarie (ad esempio; tenere aperto un Istituto Italiano di Cultura a Singapore ha poco senso), oltre al fatto che spesso gli Istituti mancano di supporti culturali ed economici necessari. Sarebbe utile  convincere gli editori a fornire volumi a queste istituzioni, I quotidiani nazionali dovrebbero impegnarsi a sottoscrivere abbonamenti a costi ridotti (ovviamente anche con l’ausilio della rete informatica). Bisognerebbe  organizzare un tavolo di programmazione culturale tra il MAE (Ministero Affari Esteri)  il Ministero dei Beni Culturali e quello della Università e ricerca scientifica) per strutturare una programmazione culturale all’estero comprensiva di tutti gli aspetti della cultura italiana. Ho anche avuto modo di guardare la programmazione di Rai International. L’ho trovata obsoleta, spesso legata ad una emigrazione italiana nel mondo che non ha più riscontro. Rai International potrebbe essere un media straordinario non solo di promozione della cultura italiana ma soprattutto per far conoscere a tanti italiani e loro discendenti sparsi nel mondo, un’immagine del Paese aggiornato, corrente. Eppoi Rai International potrebbe essere un veicolo straordinario di promozione della lingua italiana nel mondo con target non solo I discendenti degli Italiani, ma quanti vogliono accostarsi all’Italia attraverso la sua lingua. In questo quadro di programmazione culturale è necessario incentivare i rapport universitari, attraverso scambi di docenti e studenti tra l’Italia e gli altri Paesi. Ad esempio sarebbe necessario organizzare sia i docent italiani che lavorano all’estero, come ad esempio sta facendo il NISA (Network Italian Scholars Abroad) ma anche gli studiosi americani (o australiani) che si occupano dell’Italia ed avviare scambi docenti  tra università italiane ed università americane. Inoltre in Italia è necessario attivare Centri Studi che si occupino di altri Paesi (penso al modello dell’ISMEO creato da Giovanni Gentile) ma anche di centri studi che si occupino degli Stati Uniti dell’America Latina. Questo tipo di istituti è importante per far conoscere all’Italia le realtà degli altri Paesi e Continenti. Infine vanno riorganizzati I centri culturali italiani che presentano la tradizione culturale italiana agli stranieri. Penso ad esempio all’Università per stranieri di Perugia che andrebbe riorganizzata secondo un modello di eccellenza per offrire corsi di storia, arte e cultura italiana a studiosi e studenti di ogni parte del mondo che si occupano dell’Italia.
Il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia ha segnato il successo di due produzioni culturali, il film di Martone Noi credevamo e il libro di Pino Aprile Terroni. Entrambi giudicano l’Unità d’Italia in una ottica negativa.
Il Film di Martone (Noi credevamo) è un film orribile. Martone ignora del tutto l’argomento. Il libro di Pino Aprile, Terroni, deve la sua fortuna ad un ritrovato orgoglio meridionale alla luce delle posizioni delle Lega Nord contro il Sud. Il libro di Aprile ha contribuito a risvegliare un orgoglio culturale e politico  meridionale.  L’Unità d’Italia fu un processo politico molto complicato ove il lavoro diplomatico, di Cavour, ebbe un ruolo fondamentale.

redazioneIconfronti

Un pensiero su “Galli della Loggia, così cambierei il volto dell’Italia all’estero

  1. L’analisi del professor Galli della Loggia è straordinariamente lucida.
    Consiglio di leggerla affinché si prenda atto dell’attualità che non verrà mai meno di una politica autenticamente laica e liberale.

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