Gatto, Pasolini e l’approssimazione del Palazzo

Gatto, Pasolini e l’approssimazione del Palazzo
di Pasquale De Cristofaro

Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il mese di marzo ha visto la città di Salerno impegnata ad omaggiare due giganti della cultura italiana del secondo novecento, Alfonso Gatto e Pier Paolo Pasolini. Due interessanti mostre fotografiche, una presso palazzo Fruscione sul poeta di Casarsa del fotografo Pedriali a cura della nuova associazione culturale “Tempi Moderni”, l’altra su Alfonso Gatto presso la Galleria d’arte “Il Catalogo” di Lelio Schiavone, sono state al centro dell’attenzione della città per alcune settimane. Alle mostre si sono affiancate altre iniziative interessate ad approfondire l’operatività dei due artisti. Interventi e azioni performative nei diversi spazi cittadini hanno fatto il resto, indagando la loro opera e promuovendola presso i più giovani. Inoltre, a Pier Paolo Pasolini è stato ufficialmente intitolata la nuova sala teatro ricavata dalla ristrutturazione del vecchio cinema Diana, mentre Toni Servillo è stato chiamato a leggere i versi di Gatto nel giorno del quarantennale della sua morte in uno stracolmo teatro Verdi. Tutte e due le iniziative mi sono sembrate doverose e lodevoli. Non si possono, però, tacere le polemiche che le hanno accompagnate. Peccato. Senza averne nessuna colpa, gli organizzatori dei due eventi, in certi momenti, si sono trovati, per una maldestra e inopportuna approssimazione di chi doveva coordinare queste azioni, quasi su sponde opposte. Queste cose, purtroppo, da noi non sono nuove. Disinteresse, noncuranza o dilettantismo, hanno finito per dare l’impressione che, almeno in questo settore, ci si continua a muovere improvvisando parecchio. Sono anni, infatti, che manca una vera e profonda politica culturale in questa città. Si è andati avanti spesso puntando più su una cultura che ha privilegiato l’evento o il nome altisonante per assicurarsi una grossa copertura mediatica, senza approfondire l’effettiva ricaduta in termini di qualità di tali scelte sulla comunità. Auspichiamo, dunque, un ripensamento generale su questi temi. Le forze politiche che fra qualche mese si contenderanno il governo della città non potranno continuare a pensare che “la cultura” è e deve restare l’ultimo dei loro pensieri. Senza una cultura adeguata non si va da nessuna parte. Le comunità ne hanno bisogno per recuperare umanità, giustizia e vera democrazia.

In copertina, l’inaugurazione del Catalogo a Salerno (1968): c’è Alfonso Gatto con José Altafini e altri ospiti

Andrea Manzi

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