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Gaudete et exultate perché la speranza in tempi migliori è possibile

Gaudete et exultate perché la speranza in tempi migliori è possibile
di Luigi Rossi

La recente esortazione apostolica, a differenza delle encicliche, si rivolge in particolare ai cattolici e in 177 paragrafi papa Francesco esorta alla santità incarnata nel contesto attuale. Egli non procede a sofisticate definizioni e acute distinzioni; in modo semplice ed accessibile enumera i rischi, le sfide, le opportunità della chiamata alla santità (n. 2). Nel primo capitolo il papa descrive le caratteristiche della classe media della santità da intendere come una via di perfezione personalizzata per prevenire scoraggiamenti derivanti dalla proposizione di modelli ritenuti irraggiungibili (n. 11). E’ la santità dei piccoli gesti (n. 16), proposito che tutti possono praticare vivendo con amore il proprio quotidiano per essere annoverati tra i “santi della porta accanto”: genitori che amorevolmente educano i figli, i tanti impegnati con sacrificio nel lavoro per mantenere la famiglia, malati che con pazienza sperano, anziani che continuano a sorridere. Nemici di questa santità sono il neo-gnosticismo e il neo-pelagianesimo. Il primo è una deriva intellettuale che accompagna da sempre il cristianesimo e per la quale solo chi è capace di comprendere la profondità di una dottrina è un vero credente (n. 37), trasformandolo in religione «al servizio delle proprie elucubrazioni psicologiche e mentali» (n. 40); di fatto si dimentica che la santità ha a che fare con la carne che genera domande, dubbi, interrogativi (n. 44). Il pelagianesimo enfatizza lo sforzo personale ritenendo la santità frutto della volontà e non della grazia; concretamente si manifesta con «l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa» (n. 57). Il risultato è un cristianesimo condizionato da norme e precetti che celano la sua «affascinante semplicità» (n. 58) trasformandolo in sostanziale schiavitù del sabato sull’uomo contro la quale Gesù ha combattuto (GE 59). Il papa dedica il secondo capitolo a questi argomenti per poi descrivere nel successivo il pellegrinaggio verso la santità facendo riferimento agli otto tracciati delle Beatitudini e al protocollo che il capitolo 25 del vangelo di Matteo pone a base del giudizio finale.

Luigi Rossi

Luigi Rossi

L’amore per gli ultimi non deve risolversi in gesti secolarizzati, dai quali grondano comunismo e populismo, o relativizzarli riferendosi ad un’etica sostanzialmente egoista. L’atteggiamento verso i deboli e gli indifesi deve essere fermo e appassionato (n. 101). Francesco non esita a ripetere il dovere dell’accoglienza dei migranti perché in ogni forestiero c’è Cristo (n. 103); così si evita di cedere alle lusinghe del godersi la vita, come propaganda il consumismo edonista (nn. 107-108). Il Papa passa in rassegna le modalità proprie della povertà di cuore, che comporta anche una certa austerità di vita (n. 70), la necessità di reagire con umile mitezza in un mondo dove si litiga di continuo (n. 74), il coraggio di sperimentare compassione per il dolore altrui e riparare all’indifferenza dei tanti (nn. 75-76), cercare la giustizia per bloccare il malaffare dei corrotti (nn. 78-79), agire con misericordia e perdonare (nn. 81-82), mantenere il cuore pulito per non sporcare l’amore verso Dio e verso il prossimo (n. 86), seminare pace e amicizia operando con serena determinazione pur consapevoli della difficoltà nel costruire ponti tra persone e culture diverse (nn. 88.-89), accettare le persecuzioni per coerenza verso le Beatitudini (n. 91).

Nel quarto capitolo Francesco enumera le caratteristiche di uno stile santo di vita ed essere pronti alla sopportazione, rispondendo con mite pazienza a tutte le sollecitazioni per diffondere un clima di gioia, segnato anche da sano umorismo nell’esaltare audacia e fervore di opere. In tal modo la strada della santità si trasforma in cammino vissuto in comunità e scandito da una preghiera costante non per evadere dal mondo, ma per gustare, contemplandole, le bellezze del creato (nn. 110-152).

Nel quinto capitolo egli considera aspetti della mentalità mondana che rischiano di rende mediocri (n. 159). Il dono del discernimento aiuta in questa battaglia spirituale (n. 166), senza «possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento» (n. 167). Il discernimento permette invece «di riconoscere i tempi di Dio e la sua grazia, per non sprecare le ispirazioni del Signore, per non lasciar cadere il suo invito a crescere» (n. 169). E’ il motivo dell’Esortazione: «Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), invito alla gioia evangelica che è anche eco dell’armonia generata dall’Evangelii gaudium, reiterata in Laudato si’, ribadita in Amoris laetitia e riflessa nel volto di Maria, «la santa tra i santi ».

Il papa conferisce concretezza alla scelta della santità proponendoci un modello. Saremo capaci di metterlo in pratica? O siamo pronti a criticare il testo ritenendolo poco chiaro e segnato da sconfortante semplicismo? In effetti la critica è contro il modo con cui Francesco concepisce il magistero. Egli é meno interessato a problemi teorici, invece è particolarmente attento a quelli con risvolti morali e spirituali. Per il papa il vero problema è rappresentato da chi presume in modo saccente di sapere cosa sia la santità, pronto ad imporne il modello a tutti e per nulla preoccupato della necessità del discernimento, atteggiamento personale legato al portato delle singole coscienze. La santità della classe di mezzo non è una perifrasi per sostenere che è sufficiente accontentarsi di una vita mediocre, al contrario è una saggia considerazione della individualità personalizzata nel seguire ogni giorno la via della Beatitudini, la disponibilità, se necessario, a rinunziare a tutto per non privarsi dell’amore di Dio, santità non clericale o monacale, ma scelta popolare di vita capace di garantire serenità e pace alla tormentata umanità del XXI secolo.

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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