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Gennaio ’53: Lorenzo Rago scompare in una notte buia

Gennaio ’53: Lorenzo Rago scompare in una notte buia

La scomparsa del sindaco di Battipaglia in una intensa ricostruzione che ci fa immergere in una delle pagine più inquietanti della nostra storia contemporanea. Il testo, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, è tratto dal libro in corso di ristampa “Il sindaco desaparecido. Battipaglia, 1953: la scomparsa di Lorenzo Rago. Ombre di mafia e depistaggi. Un mistero italiano”, Edizioni dell’Ippogrifo, Sarno, 2006.

 

di Massimiliano Amato
Il sindaco Rago è il terzo da sinistra (ha il cappello)

Il sindaco Rago è il terzo da sinistra (ha il cappello)

(…) Martedì 20 gennaio 1953 Lorenzo Rago trascorre tutta la mattinata tra le tenute agricole di famiglia nelle campagne di Battipaglia, il suo ufficio in Municipio e l’azienda di pelati che sorge a poche decine di metri di distanza dal Palazzo di Città, dove passa gran parte del tempo in compagnia dell’amico e socio in affari Vincenzo Gambardella.

Non rincasa per il pranzo, d’altronde non rientra nelle sue abitudini. Nel primissimo pomeriggio è all’Ente Riforma Agraria, per discutere con i responsabili dell’organismo di alcune pratiche relative all’assegnazione di terreni ai contadini.

Per spostarsi da un punto all’altro della città usa l’automobile: una “Giardinetta” targata SA 14984 guidata dal suo autista personale, Antonio Marotta, un giovanotto meno che trentenne. Una foto a mezzo busto pubblicata dai quotidiani dell’epoca lo ritrae nella tipica divisa da chaffeur: giaccone pesante di pelle nera, sciarpa annodata al collo con le falde ricacciate all’interno del soprabito. E’ un bel ragazzo, Marotta, uno che non passa certo inosservato: alto, fisico atletico, faccia, sguardo e pettinatura da divo del cinematografo.

Quando il sindaco abbandona l’Ente Riforma, è ormai già pomeriggio inoltrato; la sua giornata “ufficiale” è terminata: ora può concedersi qualche distrazione. Marotta, che lo segue come un’ombra, riceve l’ordine di puntare su Salerno: si va in città. La “Giardinetta” guidata dall’autista, con Rago che ha preso posto sul sedile del passeggero, raggiunge il capoluogo in un’ora scarsa.

Una breve sosta alla stazione ferroviaria, dove Rago acquista i quotidiani del giorno che fino a quel momento non ha ancora letto poi, risalendo via dei Principati, l’auto s’inerpica su per le strade del Carmine, rione popolare in quegli anni in piena espansione.

La meta è via Pio XI, una strada quasi periferica che dalla zona del Cernicchiara, un affluente dell’Irno, immette su via Vernieri, costeggiando l’ala settentrionale del complesso ospedaliero salernitano “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”. In un palazzo di via Pio XI il sindaco si incontra abitualmente con Immacolata Meluccio, la sua amante.

Rago è venuto a Salerno per lei. Sotto il palazzo congeda il suo accompagnatore, chiedendogli di passare a prenderlo dopo un paio d’ore. Mancano riscontri ufficiali, ma possiamo collocare questa circostanza in una fascia oraria che va dalle 18.15 alle 18.45.

Il rendez vous galante dura all’incirca un paio d’ore. E dunque, alle 20.45, minuto più minuto meno, la “Giardinetta” del sindaco, sempre con Antonio Marotta al volante, parte da Salerno per riportare Lorenzo Rago a Battipaglia. Calcolando la distanza e la velocità media di marcia della “Giardinetta”, è possibile stabilire con sufficiente margine di certezza che l’auto raggiunge l’ingresso della città quando le 9 di sera sono passate da almeno una ventina di minuti. Ancora pochi chilometri – cinque per l’esattezza – e il sindaco sarà a casa.

La “Giardinetta” è sulla Statale 19, in direzione di Eboli. In via Roma, al passaggio a livello ferroviario in prossimità del bivio tra la 19 e la SS 18, la vecchia Statale Tirrenica (…), l’auto è costretta a fermarsi: la sbarra è abbassata per l’imminente transito di un convoglio. Sono le 21.30. Il casellante, Angelo Motta, riconosce il sindaco e lo invita nel suo stambugio, riscaldato da una stufetta a petrolio; a ruota arriva anche Vincenzo Nardiello, facoltoso commerciante di legnami battipagliese, vecchio amico di Rago e suo “grande elettore”, pure lui in colonna con la propria auto. (…)

La “Giardinetta”, intanto, è rimasta senza autista: approfittando della sosta, Marotta ha salutato il sindaco ricevendo le istruzioni per l’indomani e ha preso, a piedi, la strada di casa. L’autista abita a poche centinaia di metri di distanza dal passaggio a livello ferroviario. Quando la sbarra si rialza, Rago – che nel frattempo ha salutato affettuosamente i suoi amici – si mette al volante dell’auto per percorrere i pochissimi chilometri che lo dividono da casa. (…)

Le ultime persone a vedere vivo il sindaco sono stati dunque il suo autista, Antonio Marotta, il ferroviere Angelo Motta, in servizio quella sera al passaggio a livello di via Roma, e Vincenzo Nardiello, facoltoso commerciante di Battipaglia e amico di vecchia data di Lorenzo Rago. Che succede? Perché il sindaco non arriverà mai in contrada Cacciottoli? E perché la sua automobile, la “Giardinetta”, verrà ritrovata nel piazzale antistante la fabbrica di conserve – a un paio di chilometri scarsi dall’ultimo “avvistamento” – con  i fari accesi e senza la chiave inserita nel quadro d’accensione? (…)

Per ricostruire quello che è avvenuto intorno alle 21.40 – minuto più minuto meno – del 20 gennaio 1953 alla periferia di Battipaglia non resta che affidarci al racconto che un pastore di Montella, Pasquale Di Genova, farà agli investigatori solo un mese dopo la scomparsa del sindaco (…).

La versione, poi ritrattata, fornita originariamente da Di Genova è, più o meno, questa: “Poco dopo le 21.30 mi ero fermato per un bisogno urgente dietro una siepe che costeggia la strada che conduce in località Cacciottoli. Ad un certo punto, nel buio, ho scorto la macchina del sindaco, che ben conosco”.

Una volta giunta più o meno in prossimità della siepe dov’è acquattato il pastore, la “Giardinetta” è costretta a fermarsi. Un’altra macchina – più grande secondo il racconto del Di Genova – proveniente in senso inverso, occupa la carreggiata. Siamo in via Cupa Filetta, a non più di tre – quattrocento metri da contrada Cacciottoli. La strada che il sindaco percorre con la sua Giardinetta è poco più di uno stretto viottolo di campagna, incastrato tra alte siepi. Rago abbandona la sua vettura avvicinandosi all’auto che ostruisce il passaggio e lo acceca con i fari abbaglianti. Secondo la versione del pastore, il sindaco è molto arrabbiato: lo vede scendere, infatti, furibondo dalla propria vettura e raggiungere l’abitacolo dell’altra macchina con intenzioni tutt’altro che amichevoli. Scorte le persone che sono a bordo, però, Rago si calma immediatamente: “Ah, siete voi…”, lo sente dire Di Genova, il quale vede anche don Lorenzo salire docilmente sulla seconda vettura, che inverte immediatamente la direzione di marcia.  Dalla macchina che ha bloccato Rago, una Fiat 1400 di colore scuro, intanto, è sceso un uomo, che si è messo al volante della “Giardinetta” e si è posto nella scia dell’altra auto.

Fin qui il racconto di Di Genova, l’unico che esiste riguardo alle “modalità” del rapimento di Rago.

Un rapimento, come definirlo? “Consensuale”: il sindaco si “consegna” a quelli che poi si riveleranno i suoi aguzzini, che quindi conosceva bene. Prim’ancora di ritrattare, Di Genova ha sempre sostenuto di non essere riuscito a identificare gli occupanti della macchina sulla quale era salito Rago: “Ero controluce, i fari mi accecavano”, si è giustificato. (…)

Rago, dunque, viene inghiottito dal buio di una gelida notte di gennaio. La sua “Giardinetta” viene parcheggiata nel piazzale antistante la fabbrica di conserve, in pieno centro cittadino, con le portiere spalancate e i fari accesi. (…)

 

Da “Il sindaco desaparecido. Battipaglia, 1953: la scomparsa di Lorenzo Rago. Ombre di mafia e depistaggi. Un mistero italiano”, Edizioni dell’Ippogrifo, Sarno, 2006. In corso di ristampa.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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