Gestione fantasma dei depuratori. Sette indagati, due ai domiciliari

Gestione fantasma dei depuratori. Sette indagati, due ai domiciliari

Frode in pubblica fornitura, truffa aggravata, falsità ideologica ed esercizio abusivo di una professione: sedici depuratori comunali sequestrati nell’avellinese, due arrestati, altre cinque persone denunciate, coinvolti amministratori delle società di gestione dei depuratori, tecnici e biologi. E’ il bilancio dell’operazione “Acque pulite”, condotta dai carabinieri del Noe di Salerno, insieme ai militari della compagnia di Mirabella Eclano, Ariano Irpino, e della polizia giudiziaria, al termine di un’indagine sul rispetto della normativa ambientale nella gestione degli impianti di depurazione fognaria a servizio dei comuni dell’Alta Irpinia. Il quadro delle accuse indica controlli ambientali e a manutenzione assente, certificati e analisi false, e fatture false per una gestione “fantasma” degli impianti, ingannando funzionari e amministrazioni comunali. «Un sistematico inadempimento degli obblighi contrattuali – scrive il gip di Ariano Irpino nell’ordinanza – che ha determinato con l’andare del tempo il progressivo deterioramento degli impianti di depurazione, tale da raggiungere, in alcuni casi, addirittura livelli critici». Stamattina i militari hanno eseguito i provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Ariano Irpino, Antonella Lariccia, all’esito dell’indagine coordinata dal Procuratore capo Luciano D’Emmanuele, e dal sostituto procuratore Marina Campidoglio e hanno messo i sigilli a sedici depuratori comunali: 4 impianti ad Ariano Irpino, uno a Carife, due a Castel Baronia, uno a Greci, uno a Savignano Irpino, uno a Villanova del Battista, uno a Zungoli, tre a Mirabella Eclano, uno a Fontanarosa, e uno a Sant’Angelo all’Esca. Il sequestro prevede l’autorizzazione all’accesso al sito per l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree e con le seguenti specifiche prescrizioni, da «eseguirsi con la massima urgenza, a carico del responsabile dell’ufficio tecnico comunale di ciascun comune interessato, da nominarsi quale custode giudiziario e facoltà d’uso». I carabinieri hanno dato inoltre esecuzione ad un’ordinanza di arresto, ai domiciliari, a carico di due persone. Le indagini sono partite dopo una ricognizione lungo l’alveo del fiume Calore, per individuare eventuali fonti di inquinamento dell’alveo di questo fiume e del Tammaro. Diversi i reati contestati dalla Procura della Repubblica, accertati dal 2008, complessivamente indagate sette persone: i due amministratori che si sono avvicendati nella carica per la prima società di gestione dei depuratori, l’amministratore della subentrante società di gestione, il responsabile tecnico delle società, tre biologi firmatari delle certificazioni analitiche. Due degli indagati sono stati sottoposti ai domiciliari. Le accuse a vario titolo sono numerose: frode in pubblica fornitura, truffa aggravata, falsità ideologica ed esercizio abusivo di una professione. Secondo le indagini – spiega il comando Noe di Salerno – gli indagati «non hanno provveduto alla reale manutenzione gestione e controllo dei depuratori comunali loro affidati in virtù del contratto di appalto con i diversi comuni», hanno «compilato e presentato agli enti falsi certificati e documenti attestanti i predetti adempimenti, anche avvalendosi di certificazioni analitiche di biologi non iscritti all’Albo, così abusivamente esercitanti la professione sanitaria». Non solo gli indagati, secondo le accuse, hanno ricevuto i compensi per i controlli mai effettuati, presentando «fatture attestanti falsamente il pieno rispetto di quanto previsto nel capitolato speciale d’appalto per la gestione degli impianti di depurazione, traendo in inganno i diversi funzionari comunali preposti, che, così indotti in errore, hanno emesso le relative determine di liquidazione attestandone, in tal modo, falsamente la regolarità». E «con artifici e raggiri» presentando fatture false hanno attestato «il pieno rispetto di quanto previsto nel capitolato speciale d’appalto per la gestione degli impianti di depurazione», ingannando così i vari Comuni sulla regolarità della prestazione contrattata. Il gip nei diversi passaggi nell’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari e del sequestro preventivo, scrive: «Appaiono evidenti e gravi gli indizi di colpevolezza per i reati contestati a tutti gli indagati, sia quanto al reato di frode nelle pubbliche forniture ex art. 356 c.p. sia in relazione alle altre fattispecie contestate. Ed invero, numerosi episodi, denotanti malafede nell’esecuzione del contratto emergono a carico delle società incaricate della gestione degli impianti di depurazione. Emergono condotte di sistematico inadempimento degli obblighi contrattuali. Più in generale è stata rilevata la mancanza di manutenzione e personale deputato alla gestione degli impianti, nonché la quasi totale assenza dei rifiuti ivi prodotti (fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane, vaglio e rifiuti dell’eliminazione della sabbia), che ha determinato con l’andare del tempo il progressivo deterioramento degli impianti di depurazione, tale da raggiungere, in alcuni casi, addirittura livelli critici, come nel caso della situazione riscontrata in Castel Baronia, con particolare riguardo alle Vasche di Decantazione di località Ponte San Rocco». Entrambe le società interessate dalle indagini, l’una cessionaria dell’altra e che subentra nei contratti di gestione degli appalti comunali, sono risultate destinatarie di decreto interdittivo antimafia emesso dalle Prefetture di Napoli e Cagliari, le prefetture delle rispettive province della sede legale societaria.

m.amelia

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