Gesù, amico oltre la morte

Gesù, amico oltre la morte
di Luigi Rossi

gesù_amico_dei_bambini_1Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro e buone amiche di Gesù, volentieri lo ospitavano. Egli si rifugiava nella loro casa dove, circondato da tante amorevoli attenzioni, egli poteva ritemprarsi dalle tante fatiche del ministero, soprattutto quando passava tutta la giornata a Gerusalemme, il luogo più santo per il popolo ebraico, ma anche il più insidioso per il Maestro. Egli gradiva la loro presenza perché lo accoglievano sempre con generosità non solo concedendogli un giaciglio per riposarsi, ma il calore di una famiglia. È vero, le due sorelle erano molto diverse di carattere. Per Maria unica preoccupazione era accoglierlo, non le importava prestare attenzione alle faccende domestiche, come invece amava fare Marta, la cui premura, a volte, poteva apparire eccessiva soprattutto per un Rabbi come Gesù, sempre pronto a sfruttare le occasioni per insegnare indicando concretamente la via del bene.

In realtà, nella casa di Lazzaro, Marta e Maria rappresentavano due dimensioni dell’ospitalità che non è possibile separare. Marta era una donna concreta, sempre attiva e forte, un carattere agli antipodi rispetto alla sorella Maria, più piccola di lei e tendenzialmente una sognatrice che amava ascoltare l’amico parlare, colpita dalla profondità dei suoi pensieri. Lazzaro era diventato capofamiglia, dopo la morte dei genitori e sosteneva con entusiasmo l’azione missionaria di Gesù.

Questo quadro di spensieratezza fu improvvisamente funestato dalla morte del padrone di casa che travolse le loro sicurezza. Le due sorelle, pur conoscendo le cause e ritenendosi preparate, si resero conto di quanto fosse difficile accettare l’evidenza, soprattutto quando la morte colpisce inaspettata. In queste circostanze si cerca il colpevole e, non trovandone la ragione logica, si punta tendenzialmente il dito verso l’alto.

Nonostante il lutto, all’annuncio della venuta di Gesù Marta si precipitò nel giardino d’ingresso conscia che l’abbraccio con l’amico fosse l’unica consolazione in quel tragico frangente. Ella singhiozzava ed aveva gli occhi rossi per cui alle parole di consolazione rispose con un timbro di voce che poteva essere interpretato anche come un rimprovero per un’assenza che aveva fatto precipitare la situazione: Se tu fossi stato qui…! Ma Dio, anche quando mantiene il silenzio, non abbandona l’uomo. In quelle donne era lontanissima l’idea della risurrezione. Il Maestro cercò di consolarle con una promessa: io sono la vita. Marta non nascose il disappunto, chiusa in una fede che sentiva ancora il bisogno di vedere; era convinta che la sola presenza di Gesù avrebbe potuto impedire alla morte di vincere. Maria rimaneva sullo sfondo, ma l’invito a credere nella risurrezione le aveva suscitato una sorta di aspettativa nel cuore che le impediva di ritenere che per il fratello fosse tutto finito.

In lei questo sentimento si era rafforzato quando aveva visto Gesù dirigersi verso il sepolcro dove giaceva il corpo di Lazzaro. La sorella invece, sempre così concreta per le responsabilità che le erano piovute addosso alla morte della madre, lo avrebbe voluto fermare mentre aprivano la tomba. Dopo quattro giorni, si sarebbe sparso per l’aria solo il tanfo di un cadavere in decomposizione. Invece la pietra fu rimossa. Un misto di paura e di attesa prese gli astanti mentre un perentorio grido uscì dalla bocca di Gesù. In primo piano, alla destra del Maestro erano Pietro, Andrea, Giacomo, più in lontananza Giuda osservava con attenzione, mentre l’eco spargeva per la valle le sillabe di un nome: Laz…za…ro”.

Gesù, molto legato a Lazzaro e senz’altro scosso dalla presenza della morte che incominciava a ritenere ineluttabile anche per lui, pianse l’amico deceduto. Nelle lacrime di Gesù è possibile intravedere il preludio della Parola che infonde vita: sovente la malattia non è per la morte, ma occasione di luminosa speranza. Ormai egli aveva annunciato con chiarezza cosa l’attendeva; erano i discepoli a non capire, a non voler comprendere, illusi che il Regno dovesse essere una esperienza di gloria, potere, forza volta all’affermazione del bene sulla terra. Rispetto agli annunzi ed ai gesti di Gesù, il gruppo degli apostoli continuava a rispondeva con crescente prudenza Invece, il Maestro ha dimostrato di essere risurrezione e vita, anche se ciò consolida la certezza della sua condanna a morte perché il miracolo scatena ancor più i nemici. Infatti, egli rivela la sua identità di Figlio di un Padre che lo accontenta in tutto ciò che chiede e mostra la sua umanità perché presso la tomba dell’amico piange colpito dalle sollecitazioni di fede delle sorelle del morto. Anche a noi Gesù rivolge l’invito: “Lazzaro vieni fuori” per redimere dai limiti della condizione umana, non un semplice prolungamento di durata della vita, ma occasione per una esistenza diversa, dono di Dio nella convinzione che se si nasce per morire, vivi si diventa.

 

redazioneIconfronti

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