Gesù, con lui entriamo in una nuova condizione di esistenza

Gesù, con lui entriamo in una nuova condizione di esistenza
di Luigi Rossimiracolo

Tra noi è apparso un profeta che parla a noi per nostro vantaggio: è la considerazione che ci invita a fare la liturgia della parola nella X domenica del tempo ordinario.

I vangeli ricordano le risurrezioni operate da Gesù: il figlio della vedova di Naim, la figlia di Giairo, Lazzaro, segni per mostrare la sua potenza e, soprattutto, che la vita è in Lui. L’episodio riferito da Luca dimostra la messianità di Gesù, risposta alla domanda dei discepoli del Battista: “Sei tu quello che deve venire…?”. Egli evoca i segni enumerati nella profezia di Isaia e li applica a sé: «I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, i poveri sono evangelizzati». Nel mentre risolve i dubbi di questi suoi interlocutori egli evidenzia la compassione di Dio tramite la sua premura verso gli infelici. E chi può essere più disperato di una vedova che conta nulla in quel contesto e che ha appena perso l’unico figlio?

Quindi in Gesù opera la potenza di Dio, ecco perché è «un gran profeta»; ma Egli la usa come servizio dell’amore. Il miracolo compiuto da Gesù rivela la sua capacità di dominare la morte; esso è un segno della vittoria definitiva, che si avrà con la liberazione totale dalla morte e da ogni male quando si sarà operata la salvezza definitiva, cioè la “risurrezione di Gesù”, ingresso in una nuova condizione di esistenza in Dio, l’atto divino col quale Dio salva noi e l’umanità intera.

La salvezza definitiva non è frutto del progressivo sviluppo della civiltà umana protratto all’infinito. Ma è una nuova esistenza e, perciò, richiede l’intervento divino: vera “pasqua” di Cristo e, quindi, dell’uomo in Dio, passaggio che investe tutto l’uomo, corpo e spirito, storia ed universo.

<In quel tempo Gesù si recò in una città chiamata Naim … Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova… Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: “Non piangere”. E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “Giovinetto, dico a te, alzati!” Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre.> (Lc 7,11-17)

L’invito di Gesù in questo passo del vangelo è categorico:“Alzati”. Il gesto implica l’impegno a ravvivare la fede, a rimettere Dio al posto giusto soprattutto nel momento della prova, consapevoli che siamo passati dalla morte alla vita perché, come ricorda Giovanni, amiamo i fratelli

redazioneIconfronti

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