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Gesù è risorto, viviamo in comunione con lui

Gesù è risorto, viviamo in comunione con lui
di Michele Santangelo

Sacra ScritturaLa liturgia della Domenica di Pasqua è la naturale continuazione di quella della Veglia pasquale nella notte di sabato. Il suo messaggio essenziale è racchiuso in quattro momenti: la benedizione del fuoco nuovo da cui poi viene acceso il cero pasquale, simbolo della luce del Cristo risorto, la prolungata proclamazione della Parola di Dio, che ripercorre a tappe la storia della salvezza, la benedizione dell’acqua lustrale che servirà ad aspergere il popolo e per battezzare, la liturgia eucaristica. In questi riti viene recuperata tutta la ricchezza del simbolismo che introduce i cristiani nella contemplazione del grande mistero della morte e risurrezione di Gesù. Da oggi e per tutte le domeniche del tempo pasquale si può notare che la prima lettura non viene più tratta, come per tutto il periodo quaresimale, dai libri del Vecchio Testamento, ma appartiene al libro degli Atti degli Apostoli, in cui è descritto il rapido sviluppo, l’espansione e l’organizzazione della testimonianza cristiana prima ai Giudei e poi agli uomini di ogni nazione. Come dire che il “non ancora” del Vecchio Testamento è ormai assorbito dal “già” del Nuovo Testamento. Non è più il tempo dell’attesa  della salvezza, ma è il tempo in cui essa si è attuata; la luce del mondo, Cristo Risorto, rifulge su tutti gli uomini, senza limitazione  di sorta, ai credenti e non credenti, ai praticanti e agli indifferenti.

Tutte le letture proposte in questa domenica, sia pure con modalità differenti, concordano in un punto: “Gesù di Nazareth, che era stato crocifisso, è risorto, non è più nella sua tomba”. l’affermazione è il cuore dell’annuncio fin dall’inizio della predicazione degli apostoli, come dimostra la prima lettura che parla proprio della predicazione di Pietro nella casa di Cornelio, un centurione romano residente con la sua famiglia a Cesarea. A costui l’apostolo presenta l’esperienza vissuta da lui e dagli altri discepoli e come fossero stati “testimoni di tutte le cose da Lui compiute nella regione di Giudea e in Gerusalemme.        Essi (i Giudei) lo uccisero appendendolo ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno”. Probabilmente tutti rimaniamo colpiti dall’annuncio della risurrezione e ci sfugge il particolare che, invece, è sempre presente nei vangeli il contesto drammatico del contrasto tra la visione di Dio e quella degli uomini, cosicché la risurrezione stessa è la suprema approvazione da parte di Dio di colui che gli uomini avevano respinto e purtroppo sempre tentano di respingere. Per questo accettare e riconoscere la risurrezione significa  far proprio il giudizio di Dio e non quello degli uomini, riconoscendo che Dio ha sottratto Gesù al rifiuto opposto a Lui dal mondo e con la risurrezione lo ha posto al di sopra di tutto e di tutti. Il sepolcro vuoto, le bende per terra e il sudario piegato in un luogo a parte, i segni visibili della risurrezione di Cristo, provocano negli apostoli la nascita della fede e la loro vita ne risulta trasfigurata. Per tutti coloro che si dicono cristiani  credere che Cristo è risorto non può rimanere senza conseguenze. La gioia che la festa di Pasqua accende nel cuore di ognuno deve quotidianamente sostenere l’impegno pratico nella vita, convinti che se con la  crocifissione e morte di Cristo siamo stati destinatari del supremo atto di amore di Dio, con la sua risurrezione noi stessi risorgiamo a vita nuova. “Non pensare, afferma Origene, che basti il rinnovamento della vita avvenuto una volta per tutte, all’inizio; continuamente, ogni giorno, bisogna rinnovare la stessa novità”- “La Risurrezione fa della storia umana lo spazio dell’incontro possibile con la grazia di Dio, con quell’amore gratuito che fin dall’inizio ha creato l’uomo per vivere in comunione con lui e donargli la vita eterna”.

 

(www.iconfronti.it)

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