Dom. Lug 21st, 2019

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Giallo in Vaticano: riunioni drammatiche e ancora sospetti

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All'indomani della pubblicazione del libro "Sua Santità" di Gianluigi Nuzzi, si è svolta «una riunione ristretta della 'Famiglia Pontificia' alla quale partecipavano monsignor Georg Gaenswein, monsignor Alfred Xuereb, la signorina Birgit Wansing, le quattro Memores e l'imputato Paolo Gabriele». Lo rivela il giudice istruttore Piero Bonnet nella sentenza di rinvio a giudizio pubblicata oggi. L'incontro si tenne il 21 maggio come confermano negli atti i testimoni, P, O, N, M oltre che lo stesso imputato. «In questa riunione - spiega il giudice - ciascuno dei presenti dava una risposta negativa alla domanda se fosse stato lui o lei a consegnare i documenti al giornalista Gianluigi Nuzzi». «Successivamente in quella medesima riunione, monsignor Georg Gaenswein - scrive ancora Bonnet - ebbe ad indicare all’imputato alcuni documenti non ancora usciti dall’ufficio, tra i quali vi erano due lettere che l’imputato stesso aveva certamente avuto tra le mani, poiché era stato incaricato di preparare la risposta». «Al riguardo - si legge - il testimone monsignor Georg Gaenswein precisa: avendo detto a Paolo Gabriele davanti a tutti che questo pur non dando la prova creava un forte sospetto nei suoi confronti ho avuto come risposta una negazione decisa ed assoluta del fatto». Due giorni dopo, mercoledì 23, lo stesso monsignor Georg Gaenswein veniva avvertito della decisione relativa alla sospensione ‘ad cautelam’ dello stesso imputato Paolo Gabriele, al quale l’avrebbe potuta comunicare, pur se il medesimo imputato l’avrebbe poi dovuta formalmente ricevere dal prefetto della Casa Pontificia. In proposito, il segretario del Papa ha rivelato di aver allora chiamato davanti alle altre persone della Casa Pontificia Paolo Gabriele e di avergli comunicato la sospensione 'ad cautelam'. «Lui ha allora detto che in questo modo era stato trovato il capro espiatorio della situazione. Molto freddamente mi ha poi detto che era tranquillo e sereno avendo a posto la coscienza avendo avuto un colloquio con il suo Padre spirituale». Poche ore dopo, racconta ora la requisitoria di Picardi, «il Direttore dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile informava che, a seguito della perquisizione a carico del Gabriele, era stata rinvenuta una enorme quantità di documenti, alcuni dei quali, di proprietà e di stretto interesse della Santa Sede e dello Stato della Città Vaticano, risultavano, già ad un primo esame, pubblicati nel libro del Nuzzi». Con l’autorizzazione del pm, «si procedeva, quindi, all’arresto del Gabriele, arresto immediatamente convalidato dal sottoscritto, che, nella stessa data, autorizzava la Polizia Giudiziaria a provvedere ad una analisi preliminare della documentazione sequestrata». Lo stesso generale Domenico Giani, riferisce ancora la requisitoria, «segnalava, inoltre, che il signor Claudio Sciarpelletti risultava avere avuto continui contatti con il Gabriele e veniva quindi eseguita, nello stesso giorno 25 maggio, una ulteriore perquisizione, nei locali della Segreteria di Stato, e delle relative pertinenze in uso allo Sciarpelletti. Anche questa perquisizione dava esito positivo, in quanto venivano sequestrati ulteriori documenti rilevanti ai fini della presente procedura».

All’indomani della pubblicazione del libro “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi, si è svolta «una riunione ristretta della ‘Famiglia Pontificia’ alla quale partecipavano monsignor Georg Gaenswein, monsignor Alfred Xuereb, la signorina Birgit Wansing, le quattro Memores e l’imputato Paolo Gabriele». Lo rivela il giudice istruttore Piero Bonnet nella sentenza di rinvio a giudizio pubblicata oggi. L’incontro si tenne il 21 maggio come confermano negli atti i testimoni, P, O, N, M oltre che lo stesso imputato. «In questa riunione – spiega il giudice – ciascuno dei presenti dava una risposta negativa alla domanda se fosse stato lui o lei a consegnare i documenti al giornalista Gianluigi Nuzzi». «Successivamente in quella medesima riunione, monsignor Georg Gaenswein – scrive ancora Bonnet – ebbe ad indicare all’imputato alcuni documenti non ancora usciti dall’ufficio, tra i quali vi erano due lettere che l’imputato stesso aveva certamente avuto tra le mani, poiché era stato incaricato di preparare la risposta». «Al riguardo – si legge – il testimone monsignor Georg Gaenswein precisa: avendo detto a Paolo Gabriele davanti a tutti che questo pur non dando la prova creava un forte sospetto nei suoi confronti ho avuto come risposta una negazione decisa ed assoluta del fatto». Due giorni dopo, mercoledì 23, lo stesso monsignor Georg Gaenswein veniva avvertito della decisione relativa alla sospensione ‘ad cautelam’ dello stesso imputato Paolo Gabriele, al quale l’avrebbe potuta comunicare, pur se il medesimo imputato l’avrebbe poi dovuta formalmente ricevere dal prefetto della Casa Pontificia. In proposito, il segretario del Papa ha rivelato di aver allora chiamato davanti alle altre persone della Casa Pontificia Paolo Gabriele e di avergli comunicato la sospensione ‘ad cautelam’. «Lui ha allora detto che in questo modo era stato trovato il capro espiatorio della situazione. Molto freddamente mi ha poi detto che era tranquillo e sereno avendo a posto la coscienza avendo avuto un colloquio con il suo Padre spirituale». Poche ore dopo, racconta ora la requisitoria di Picardi, «il Direttore dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile informava che, a seguito della perquisizione a carico del Gabriele, era stata rinvenuta una enorme quantità di documenti, alcuni dei quali, di proprietà e di stretto interesse della Santa Sede e dello Stato della Città Vaticano, risultavano, già ad un primo esame, pubblicati nel libro del Nuzzi». Con l’autorizzazione del pm, «si procedeva, quindi, all’arresto del Gabriele, arresto immediatamente convalidato dal sottoscritto, che, nella stessa data, autorizzava la Polizia Giudiziaria a provvedere ad una analisi preliminare della documentazione sequestrata». Lo stesso generale Domenico Giani, riferisce ancora la requisitoria, «segnalava, inoltre, che il signor Claudio Sciarpelletti risultava avere avuto continui contatti con il Gabriele e veniva quindi eseguita, nello stesso giorno 25 maggio, una ulteriore perquisizione, nei locali della Segreteria di Stato, e delle relative pertinenze in uso allo Sciarpelletti. Anche questa perquisizione dava esito positivo, in quanto venivano sequestrati ulteriori documenti rilevanti ai fini della presente procedura».

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