Giannino “rianima” una Campania in ginocchio e preoccupa i partiti

Giannino “rianima” una Campania in ginocchio e preoccupa i partiti
di Gigi Casciello

Nell’ Italia che in tutta fretta cerca di archiviare questa Repubblica che verrà ricordata come quella degli inadeguati, dei nominati e dei famelici senza pudore, c’è anche chi non si gingilla tra regolamenti, nuovi simboli, recupero di scudocrociati e improbabili rifondazioni.
E’ il caso di Oscar Giannino e del suo movimento “Fermare il declino” che in giro per l’Italia cerca di spiegare non solo le ragioni di un impegno passato dalla teoria alla pratica, dall’elaborazione e l’analisi alla proposta e se possibile all’attività politica ma soprattutto l’urgenza di una svolta che deve passare attraverso la mobilitazione di chiunque fino ad ora ha preferito ripiegare su se stesso ed il proprio privato.
Giannino, che ha dalla sua la notorietà televisiva ed un’indiscutibile autorevolezza in materia economica accompagnata da un’evidente capacità affabulatoria, riesce così a riempire sale e ad attirare curiosità, a muovere centinaia di persone, magari anche strategicamente interessate da comprensibili ambizioni personali, a sollecitare l’attenzione anche di quanti cercano con ansia una ricollocazione senza scontrarsi con pregiudizi moralistici e richiesta di “patenti” di nuovismo.
Accade così che Giannino passi un intero sabato in Campania ed affiancato dall’industriale Andrea Prete (con lui nella foto), già presidente di Confidustria Salerno e tra i principali sostenitori del sindaco di Salerno Enzo De Luca nella corsa per la presidenza regionale persa contro Caldoro. E riesca a mantenere viva l’attenzione, nei due incontri di Napoli e di Salerno, di imprenditori, docenti universitari, sindacalisti, molti professionisti ma anche un bel po’ di “delegati stranieri”, tanto per nobilitare la presenza ai due incontri di decine di rappresentanti di Pd e Pdl incuriositi, se non preoccupati, dall’interesse suscitato dal giornalista.
Non che i dieci interventi per la crescita lanciati da Giannino siano di una grande originalità ma il punto è proprio questo e che potrebbe rivelarsi vincente: partire dall’essenziale e dalle reale esigenze di un Paese che ormai balla sul crinale del disastro economico e della disadorna condizione comunitaria e sociale. Altro che “fermare il declino”, qui siamo già oltre. Che si debba quindi partire, come dice Giannino, dalla riduzione della pressione fiscale di almeno cinque punti per cinque anni, che la scuola e l’università debbano recuperare il ruolo perso da tempo, che sia indispensabile ridurre il debito pubblico, far funzionare la giustizia e sostenere la capacità di consumo dei lavoratori dipendenti, non solo è necessario, è improcrastinabile.
Il problema è il come e con chi. A specifica domanda Giannino dice di attendere con fiducia che Renzi vinca le primarie del Pd e che non ci sono le condizioni per un accordo con l’Udc con Casini. Ma è anche chiaro che Giannino accarezzi la possibilità di scendere in campo con una propria squadra. Sempre che ci sia una nuova legge elettorale che renda possibile trasformare un’idea di mobilitazione sociale e culturale in un progetto politico e di governo.
E non è detto che però basti una nuova legge elettorale e l’intuizione di un progetto che mostra un limite, comunque correggibile: l’idea che ad un’elite tecnocratica possa sostituirsi un’elite culturale. Insomma, la politica resta sempre fatta di sangue e merda. Di Giannino si coglie la passione e la competenza, una sterzata verso un ulteriore realismo (al Sud il problema la crisi va affrontata partendo dall’emergenza camorra, dai guasti del trasformismo politico e l’inadeguatezza burocratico-amministrativa) potrebbe portarlo a diventare, con il suo movimento, la vera novità per andare oltre questo clima da fine impero.

redazioneIconfronti

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