Lun. Giu 24th, 2019

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Giannola: incostituzionale tenere il 75% delle tasse al Nord

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Per il presidente della Svimez tale scelta “sarebbe la via alla secessione”
di Gianmaria Roberti

La proposta di trattenere al Nord, nella cosiddetta Padania, il 75% delle tasse riscosse, come vorrebbero alcuni esponenti della Lega Nord, è incostituzionale e può aprire la strada alla secessione”. L’allarme lo lancia il presidente della Svimez, Adriano Giannola (foto), al termine della riunione del Comitato di Presidenza.
Presidente, quali profili di incostituzionalità rileva nel progetto di Lega e Pdl?
Esso contrasta con la Costituzione perché mette in discussione il principio secondo cui tutti i cittadini italiani hanno gli stessi diritti civili e sociali nel ricevere i servizi per cui pagano appunto le imposte. Non si può ammettere che a parità di ricchezza i cittadini del Nord debbano pagare minori imposte rispetto a quelli del Sud, e che a parità di bisogni, i cittadini del Sud abbiano meno diritti rispetto a quelli del Nord. In questo momento di profonda crisi economica è un’imperdonabile carenza pensare “per parti”, per di più contrapposte, senza declinare il tema della crescita in un’ottica Paese.
Come bisogna prendere questa proposta, che non è una boutade, perché proviene da una coalizione che può ambire a governare ancora il Paese e le regioni settentrionali, prefigurando un “blocco padano”?
Il loro obiettivo è reale e hanno delle probabilità di realizzarlo. Non è una proposta da prendere sottogamba. È un’idea partorita sull’onda della crisi ed è un modello di rilancio un po’ demagogico. Ma è contraddittoria per un partito nazionale come il Pdl, che al Nord dice una cosa e al Sud si appoggia su fronti esattamente opposti.
Non è una novità assoluta, per il centrodestra, questa certa idea di federalismo
Anche anni fa, di fatto, la coalizione che vinse ampiamente le elezioni aveva nel programma il modello di federalismo che la regione Lombardia propose al Senato. Abbiamo scritto volumi su come esso sia impraticabile e incostituzionale.
La Lega però è di tutt’altro avviso
Maroni dice che la proposta non è impraticabile in quanto ritengono che il 75% delle risorse corrisponda alla distribuzione di competenze tra regione e Stato centrale: è dire in modo tecnicamente demagogico che l’obiettivo è esattamente la secessione. Se si tiene per sé il 75% delle competenze, cioè praticamente tutto, vuol dire ergersi a Stato indipendente.
Tutto ciò non potrebbe certo essere portato a compimento a Costituzione invariata
No, sarebbe una forzatura che dovrebbe poi trovare una sanatoria costituzionale. O semplicemente, sarebbe un vero e proprio strappo. Non è una proposta da federalismo, ma da confederalismo. Quello che poi portò alla guerra di secessione negli Stati Uniti, e permette ad uno Stato indipendente di trovare dopo un accordo con gli altri Stati, facendo però al proprio interno quello che vuole.
Progetto leghista o meno, siamo da anni di fronte ad una forma di secessione strisciante, emersa dalla profonda ineguaglianza nell’erogazione di servizi essenziali tra diverse parti del territorio nazionale
È un dato di fatto. Ci dovrebbe essere un’agenzia indipendente e terza che operasse vigilanza sul rispetto delle regole richiamate dalla Costituzione riguardo la assoluta parità dei doveri e dei diritti di cittadinanza, oggi ampiamente lesi. C’è oggettivamente una disparità che penalizza le parti più deboli del Paese.
La Svimez ha documentato in cifre questo quadro di sperequazione
Il Mezzogiorno ha subito più intensamente negli ultimi anni le conseguenze della crisi. Lo dimostra la caduta maggiore del prodotto: in quattro anni, dal 2007 al 2011, -6,1% a fronte di -4,1% del Centro-Nord, per arrivare nel 2012 a -3,5% contro -1,4%. Ed anche il fortissimo taglio alla spesa per investimenti: -1,7% a fronte del -0,6% del Centro-Nord. In più, negli ultimi anni nel Mezzogiorno la spesa in conto capitale della Pubblica amministrazione anziché essere pari al 45% sul totale nazionale, come da obiettivo dichiarato, è crollata dal 40,4% nel 2001 al 35,4% nel 2007, per poi arrivare addirittura al 31,1% nel 2011. Dati che ulteriormente smentiscono il luogo comune secondo cui il Sud è inondato di risorse.

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