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Ditelo a noi

Ditelo a noi
Gioie e rabbie col solleone, raccontatele a I Confronti

Tra gli “scorci” e gli “sconci”, ricade lo spazio dialettico di questa rubrica, che vorremmo poter realizzare sommando lo spirito di osservazione della redazione con quello dei nostri “contatti” già così numerosi. Non scopriamo nulla, ma mettiamo umilmente in moto, come un incubatore di positivo contagio, il segreto del successo del giornalismo d’Oltreoceano, quello del doppio occhio, l’occhio del giornalista e l’altro costituito dallo spirito d’osservazione di chi non è più un fruitore passivo di informazioni altrui, ma diventa cooperatore di un progetto combinato e complesso.
Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism o open source journalism) è, d’altra parte, secondo la ricostruzione storico-professionale che ne fa Google, proprio “il termine con cui si indica la nuova forma di giornalismo che vede la “partecipazione attiva” dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da Internet.”
Cosa chiediamo ai nostri contatti? Di visitare l’estate, rappresentarla e diffonderla, nelle sue bellezze baciate dal sole e nelle deformazioni determinate da comportamenti degli uomini e da scelte politico-istituzionali discutibili.
Un racconto sotteso tra il bello e il brutto, tra il sogno e il drammatico risveglio, la fierezza e l’umiliazione.
L’estate riscatta dal sommerso le potenzialità di un Paese ma anche le contraddizioni di un popolo: è una stagione-rivelazione, nel corso della quale gli spostamenti di massa, gli approdi vacanzieri, le aggregazioni occasionali, i viaggi faticosi, estenuanti e incerti determinano disagi e conflitti, amarezze e afflizioni di vario tipo.
Noi vi chiediamo di scattare una foto per noi, girare un microfilm e spedircelo via Internet, scriverci un messaggio, magari una breve nota, per chi ne sarà capace anche un sintetico reportage: vi chiediamo cioè di contattare il nostro/vostro blog per un racconto liberatorio che potrà avere anche un effetto pedagogico, sollecitare e ottenere, chissà, in caso di doglianze, un intervento risolutore da parte di chi è abilitato a decidere.
Ritardi, disservizi, carenze faranno perciò da polo di un percorso che si svolgerà tra le due estremità nelle quali, in genere, si declina la realtà, il positivo e il negativo.
Raccontate la vostra Italia e il vostro mondo estivo, che diventeranno così il mondo estivo de I Confronti, attraverso la pratica mediatica e affettiva della condivisione.
Un redattore presidierà la postazione per gran parte delle 24 ore per garantire un servizio efficiente e un’amplificazione simultanea del vostro pensiero e delle vostre doglianze.

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Commenti (10)

  • Alfonso

    Sempre peggio in ogni tipo di collegamento nella nostra amata Campania.
    Non bastavano i problemi salernitani del CSTP, adesso anche le comunicazioni via mare d’estate sono state soppresse o ridotte all’osso.
    Ma che fine ha fatto il Metrò del Mare che consentiva a tanta gente di raggiungere il Cilento senza dover ricorrere ad estenuanti percorsi stradali?
    Chi dobbiamo ringraziare per quest’ennesimo fallimento?
    Vi suggerisco di trattare l’argomento che è di grande importanza.

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  • ANONIMO

    Per rimanere nel titolo dell’inchiesta proposta a noi cittadini sco(n)ci e sco(r)ci dell’estate direi che noi abbiamo bellezze naturali fatte di angoli suggestivi e pittoreschi che tutti ci invidiano…le coste Sorrentina, Amalfitana e Cilentana offrono ai turisti, in tutti i periodi dell’anno, uno spettacolo meraviglioso. Peccato che tali bellezze non siano valorizzate al massimo con un idoneo piano turistico promosso dagli Enti preposti e favorire una maggiore razionalizzazione del traffico anche potenziando le comunicazioni marittime con degli efficienti sistemi di navette che colleghino le varie zone. Sarebbe il massimo in delle terre già premiate dalla Natura.

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  • anna rosamilia

    La costa amalfitana è spettacolare ma se ci portiamo all’estremità dell’altra costa come non menzionare le bellezze selvagge della costa cilentana…e non dimentichiamo a Palinuro l’arco naturale…basti pensare che i francesi, a ragione, avevano creato in quel territorio il loro club famoso in tutto il mondo…

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  • FERNANDO ROSAMILIA

    Viviamo in una provincia che ha bellezze naturali che tutti ci invidiano……………..ma il mio appello va alle amministrazioni locali delle due coste………creare maggiori attrattive per i turisti e non lasciamo che tutto sia affidato ai locali pubblici…….inoltre ci vorrebbe anche una maggiore regolamentazione sui prezzi dei parcheggi diventati un autentico lusso

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  • Anonimo

    Lo sconcio e’ il traffico impazzito. A nord, a sud, in costiera, a Salerno citta, la macchina e’ vietata per chi come me abita distante dal centro.

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  • Anonimo

    Il miglior scorcio dell’estate (e dell’inverno) lo si ammira in Costa d’Amalfi. La Via Gatto è, tra carte e bottiglie di plastica che nessuno raccoglie, una delle porte di accesso alla Divina Costiera. Segue Vietri, patria riconosciuta di antica tradizione ceramica, che accoglie il viaggiatore, nella sua Piazza principale, con meravigliosi vasi di plastica, stentatamente infiorati, tra i quali svetta, anche, una statua di sirenetta, che manco Amsterdam possiede. Il mare è inquinato, ma le spiaggie sono davvero allegre, chiassose e care quanto in Costa azzurra. Le stradine, poi, che conducono alla seicentesca Chiesa di San Giovanni Battista puzzano di liquami come in nessuna altra parte del pianeta! Certo. I muri non sono bianchi come ci si aspetterebbe, ma quel grigio sporco che li riveste è davvero originale. Bisogna allontanarsi un po’, verso Cetara, per distrarsi da cotanta bellezza. Più oltre, il fantasioso miscuglio tra immondizia, carta, plastica (in vasi e bottiglie), urla e muri grigi, quasi scompare.

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  • Alfonso Pepe

    Veramente ottima l’idea e l’intuizione di dare spazio e parola a chi solitamente rappresenta solo la fase passiva del giornalismo fatto alla vecchia maniera. Mi complimento con la direzione di codesto blog che ha portato una ventata di freschezza e di innovazioni nello stantio mondo della comunicazione. Tornando alla rubrica devo rimarcare l’assoluta inadeguatezza dei collegamenti stradali tra Battipaglia (uscita autostrada) ed Agropoli , per non dire costiera cilentana. Chi per lavoro o per turismo deve percorrere tale tratto è sottoposto ad autentiche torture. Il traffico su quella che viene presentata come “variante alla statale 18” presenta punte di autentica follia ferragostana. La strada è stretta ed inadeguata; ci sono “imbuti” ogni cento metri e per giunta – anche a causa di inefficienti controlli – ci sono automobilisti sconsiderati che effettuano sorpassi criminali a velocità assurde per quel tipo di strada. Gli incidenti registrati da qualche tempo a questa parte parlano da soli. Diciamocelo chiaramente: la strada è inadeguata ai tempi ed avrebbe bisogno quantomeno di un raddoppio della careggiata se non di un nuovo e più efficiente tracciato. Allora mi chiedo: possibile che tanti consiglieri comunali eletti nella zona e lo stesso presidente Cirielli non muovano un dito? Credo che una vostra inchiesta sul problema enunciato potrebbe, se non altro, almeno smuovere una situazione che è stagnante da troppo tempo. Auguri e cordialità
    A.Pepe

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  • andrea avitabile

    Il peggiore sconcio dell’estate, perlomeno da Roma in giù, è costituito dal cosiddetto imbuto del raccordo Mercato S. Severino-Salerno: praticamente l’intero flusso vacanziero d’Italia che dal Settentrione si porta nel Mezzogiorno entra in quest’arteria che definire infernale è un eufemismo. Qui non vogliamo tirare in ballo i soliti ritardi del Sud, dove per decenni si sono sprecati soldi senza adeguare quest’area del Paese alle esigenze generali, ma denunciare la mancanza di informazione e di comunicazione preventiva dei disagi. Perché non segnalare già da Roma, anzi addirittura da Firenze, questa situazione pilotando il traffico sulle arterie alternative che pure esistono? È il solito scempio d’estate al quale, volenti o nolenti, dobbiamo rassegnarci. Una cosa indegna, con grave rischio per la salute dei viaggiatori ed anche per i residenti, se è vero che numerose comunità della Valle dell’Irno rimangono di fatto isolate dal capoluogo.

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