Giornali a secco, l’Unità allo stremo chiama Bersani

Giornali a secco, l’Unità allo stremo chiama Bersani

Sciopero fino a lunedì e possibili nuove azioni di protesta. La crisi della stampa non lascia scampo. Neppure a l’Unità, i cui collaboratori sono oramai in sciopero da una settimana. Domenica anche il Cdr e l’intera redazione del quotidiano hanno espresso solidarietà ai collaboratori con uno sciopero delle firme, volto ad accendere i riflettori sulla situazione.
Il Coordinamento dei Collaboratori dell’Unità è deciso a non tornare sulle proprie decisioni per far valere i propri diritti. Nella giornata di ieri, i collaboratori de l’Unità, raggruppati in un Coordinamento, hanno diramato una nota in cui spiegano di non aver ricevuto alcuna risposta dall’amministratore delegato della Nie spa, Fabrizio Meli e in cui scrivono che «sulla base delle informazioni informali ricevute, l’azienda avrebbe prospettato soluzioni immediate che sono assolutamente insufficienti rispetto all’arretrato maturato». Il Coordinamento si dice non più in grado di accettare risposte vaghe «considerato che nell’ultimo anno le promesse dell’Ad sono state sempre disattese», come accaduto per il «piano di rientro delle pendenze con i collaboratori discusso lo scorso giugno con Fnsi e Assostampa». La nota del Coordinamento si chiude con un accorato appello al direttore Claudio Sardo, al quale si chiede «di continuare a intercedere con l’amministrazione affinché la situazione vergognosa nella quale versiamo da troppo tempo venga finalmente sanata».
La nota termina con un accorato appello a Pierluigi Bersani: «Segretario, abbiamo bisogno anche del suo sostegno, le chiediamo di farsi interprete della nostra voce, la voce di lavoratori che si vedono disconosciuti i più basilari diritti. Segretario, il nostro lavoro deve essere pagato».
Situazione di crisi anche in casa Gruner+Jahr/Mondandori, joint venture paritetica tra l’azienda tedesca e quella italiana, dove sono stati preannunciati tagli di 36 giornalisti e 24 grafici editoriali. Il sito di Franco Abruzzo riporta il testo di una interrogazione al Ministero dello Sviluppo Economico presentata su iniziativa di tredici senatori, tra cui Vincenzo Vita, sull’argomento chiusure e tagli chiesti in Gruner+Jahr/Mondadori. Il piano di ristrutturazione aziendale prevederebbe la chiusura di otto riviste del gruppo (Focus Extra, Focus Domande e Risposte, Focus Brain Trainer, Wars, Biografie, Jack, Geo e Focus Wild) e si tradurrebbe di fatto in un taglio di 60 posti di lavoro su un totale di 120 dipendenti.
Situazione critica anche al Secolo d’Italia, dove trenta persone tra giornalisti e poligrafici da agosto non percepiscono lo stipendio. La situazione in seno al quotidiano genovese sarebbe, però, leggermente diversa dalle altre: nei giorni scorsi un comunicato Fnsi ha chiarito di essere «al fianco dei colleghi de Il Secolo d’Italia che stanno protestando contro la mancata decisione del tribunale che, nonostante la disponibilità di fondi accertati, impedisce all’editore di pagare stipendi ai giornalisti e agli altri lavoratori da mesi a causa di ricorsi alla magistratura».

(b.r.)

Barruggi

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