Giornali, in tre anni vendute 400 milioni di copie in meno

Giornali, in tre anni vendute 400 milioni di copie in meno
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

La diffusione dei quotidiani cartacei cala vertiginosamente; ma le buone notizie vengono dall’aumento della diffusione delle copie digitali. È questo in estrema sintesi il rapporto sull’industria italiana dei quotidiani presentato dall’Associazione stampatori italiani giornali e dall’Osservatorio tecnico “Carlo Lombardi”.

Rispetto al 2014, nel 2015 si registra un netto calo della diffusione dei quotidiani cartacei in Italia (17%, con passaggio dal 3,4 a 2,8 milioni di copie giornaliere). Ma notizie positive vengono dalle copie digitali: aumentate del 23% nel 2015, passando da 430 mila giornaliere e 530 mila di dicembre 2015.

I dati sono stati resi noti nel corso della conferenza internazionale Wan-Ifra Italia, organizzata a Bari e promossa dall’Associazione mondiale degli editori e dall’Associazione italiana stampatori di giornali, e interamente dedicata all’industria editoriale e della stampa.

Nel rapporto –  la notizia è stata rilanciata dall’Agi – si evidenzia come in tre anni (2012/2015), le vendite tradizionali dei giornali, sia in edicola che in abbonamento, si siano ridotte di poco meno di 400 milioni di copie annue.

Il mercato pubblicitario appare quasi stabile e registra una flessione di -0,5% nel 2015 nonostante in valore si sia ridotto di quasi un quarto. La raccolta pubblicitaria premia le televisioni con il 58,2% mentre ai quotidiani resta appena il 12% del totale. Dall’Osservatorio è stato segnalato comunque una piccola ripresa del mercato pubblicitario nel primo trimestre 2016 che, però, continua a calare nel settore dei quotidiani e dei periodici.

Il rapporto ha fornito anche un quadro generale del panorama editoriale italiano: attualmente ci sono nel nostro Paese 123 testate quotidiane, 84 case editrici, 66 stabilimenti di stampa, 61 concessionarie di pubblicità e 116 agenzie di informazione.

Nell’introduzione al rapporto si evidenzia come i bilanci 2015 delle aziende editoriali italiane quotate in Borsa abbiano fatto registrare “un margine operativo lordo (cioè, in soldoni, la differenza tra ricavi e costi operativi) pari al 5% circa del fatturato, un risultato non disprezzabile”.

Ma la relazione fa emergere due problemi: l’interesse a mantenere alto il margine operativo lordo con una conseguente necessità di tagliare i costi di produzione, “operazione sempre più difficile da fare senza compromettere la qualità del prodotto”; e il peso degli investimenti effettuati nel primo decennio degli anni duemila che continuano a gravare sulle aziende.

In primo piano, con i giornali sempre più carta da macero

redazioneIconfronti

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