Gio. Ago 22nd, 2019

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Giornali, in tre anni vendute 400 milioni di copie in meno

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L'Associazione stampatori evidenzia il tracollo, cresce però l'online / di Barbara Ruggiero
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

La diffusione dei quotidiani cartacei cala vertiginosamente; ma le buone notizie vengono dall’aumento della diffusione delle copie digitali. È questo in estrema sintesi il rapporto sull’industria italiana dei quotidiani presentato dall’Associazione stampatori italiani giornali e dall’Osservatorio tecnico “Carlo Lombardi”.

Rispetto al 2014, nel 2015 si registra un netto calo della diffusione dei quotidiani cartacei in Italia (17%, con passaggio dal 3,4 a 2,8 milioni di copie giornaliere). Ma notizie positive vengono dalle copie digitali: aumentate del 23% nel 2015, passando da 430 mila giornaliere e 530 mila di dicembre 2015.

I dati sono stati resi noti nel corso della conferenza internazionale Wan-Ifra Italia, organizzata a Bari e promossa dall’Associazione mondiale degli editori e dall’Associazione italiana stampatori di giornali, e interamente dedicata all’industria editoriale e della stampa.

Nel rapporto –  la notizia è stata rilanciata dall’Agi – si evidenzia come in tre anni (2012/2015), le vendite tradizionali dei giornali, sia in edicola che in abbonamento, si siano ridotte di poco meno di 400 milioni di copie annue.

Il mercato pubblicitario appare quasi stabile e registra una flessione di -0,5% nel 2015 nonostante in valore si sia ridotto di quasi un quarto. La raccolta pubblicitaria premia le televisioni con il 58,2% mentre ai quotidiani resta appena il 12% del totale. Dall’Osservatorio è stato segnalato comunque una piccola ripresa del mercato pubblicitario nel primo trimestre 2016 che, però, continua a calare nel settore dei quotidiani e dei periodici.

Il rapporto ha fornito anche un quadro generale del panorama editoriale italiano: attualmente ci sono nel nostro Paese 123 testate quotidiane, 84 case editrici, 66 stabilimenti di stampa, 61 concessionarie di pubblicità e 116 agenzie di informazione.

Nell’introduzione al rapporto si evidenzia come i bilanci 2015 delle aziende editoriali italiane quotate in Borsa abbiano fatto registrare “un margine operativo lordo (cioè, in soldoni, la differenza tra ricavi e costi operativi) pari al 5% circa del fatturato, un risultato non disprezzabile”.

Ma la relazione fa emergere due problemi: l’interesse a mantenere alto il margine operativo lordo con una conseguente necessità di tagliare i costi di produzione, “operazione sempre più difficile da fare senza compromettere la qualità del prodotto”; e il peso degli investimenti effettuati nel primo decennio degli anni duemila che continuano a gravare sulle aziende.

In primo piano, con i giornali sempre più carta da macero

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