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Giornalista primo nemico, l’hobby trasversale della politica

Giornalista primo nemico, l’hobby trasversale della politica
di Gianmaria Roberti

newspaper-blogsGiornalista primo nemico. Un mantra trasversale e appassionante. Di più: un piacere, prima di un dovere. A cui in verità tanti giornalisti offrono uno scodinzolante pretesto. Ma tant’è. Oggi il primo crociato contro la “feccia”, gli arcinoti “pennivendoli”, è lui, che vince per distacco: il garante del MS5, alias Beppe Grillo. Ma è comodo lasciargli il lavoro sporco. In realtà sono tanti a covare la stessa pulsione. L’ultimo è Carlo Iannello, consigliere comunale di “Napoli è tua”. Da giorni sul web, e anche in Aula, frusta la stampa locale, “responsabile della crisi in cui versa la città di Napoli a pari merito con i dirigenti dei partiti cittadini. Mai un’inchiesta approfondita – fustiga il consigliere -, mai una critica di merito al potere che scardini interessi consolidati, ma per lo più  gossip e superficialità”. Un climax, le invettive di Iannello, passato anche per il crollo del palazzo di Chiaia, previsto da “alcuni seri docenti” anni fa, ma ignorato dai media. Ma le bastonate alla stampa seguono un rituale stanco: protesta degli organismi di categoria, indifferenza dell’opinione pubblica, rapido oblio. E via, si ricomincia. Riparte il copione delle relazioni pericolose tra presunti controllori e controllati, con ruoli spesso capovolti, in una guerra di posizione. Come quando l’auto blu del sindaco De Magistris fu pizzicata in sosta vietata, e lui insorse contro La Repubblica, rea di aver pubblicato foto e notizia. Un duello divampato con l’affondo di un collaboratore del primo cittadino: “I cronisti precari – tale era l’autore dell’articolo – sono come la manovalanza armata della criminalità organizzata”. Ma il Palazzo e i giornalisti si guardavano di sbieco anche prima, al netto di brevi lune di miele. “Credo che la terza città d’ Italia meriti una stampa e dei commentatori politici all’altezza del proprio livello culturale e non una stampa che si occupi di strofinacci e carta igienica” sbottò Rosetta Iervolino, stufa di una polemica per gli alti stipendi dei dirigenti comunali. Un giorno l’ex primo cittadino vietò anche l’ingresso in Comune ai giornalisti. E salendo su, ai piani alti della politica, scene identiche. D’Alema alla direzione del Pd accusa Grillo di prendere a calci i giornalisti? Da che pulpito: “I giornali italiani non sono tanto dannosi quanto irrilevanti – chiosò tempo fa il lider Maximo, con tessera dell’Odg in tasca – Il confronto con i giornali stranieri è umiliante. Quelli si occupano di cose serie mentre da noi si stampano solo cazzate. Provo ripugnanza per questo modo di fare giornalismo”. Cambi schieramento, e trovi Berlusconi. “Abbeveratevi alla disinformazione di cui siete protagonisti. Povera Italia con un sistema informativo come questo” tuonò il Cavaliere contro i cronisti, al termine di una visita al Centro operativo interforze di Centocelle a Roma. Il campione delle leggi bavaglio (sinora solo tentate, con gran frustrazione), ad un vertice Nato di Praga, lasciò tutti di stucco, minacciando di prendere «dure misure» contro la stampa italiana, che rema «contro gli interessi del paese». Berlusconi però deve farsene una ragione, c’è chi ha fatto meglio. Ad esempio, il vecchio sodale Umberto Bossi. “Prima o dopo vi spacco la faccia, o vi denunciamo. Verrà un giorno – profetizzò ai giornalisti, in tono biblico, il Senatur – in cui la gente vi piglia per il collo: finora abbiamo accettato la critica, ma prima o poi viene il momento della rabbia”. Ma non pensate che i politici siano tutti dei parolai. Nei giorni bui dello scandalo Belsito, Bossi invitò le guardie del corpo a picchiare un cronista di La7, e ad investirlo con l’auto di servizio. Alè. Più pratico il Celeste Formigoni: strappò il microfono ad una giornalista di Telelombardia, che osava fargli domande sul sistema Sanità. L’insofferenza non ha colori ideologici. E conosce anche la sua variante tecnica. «Lei è un giornalista, con i giornalisti non parlo» precisò il ministro montiano Giarda ad un cronista. E per festeggiare il centenario del primo contratto collettivo per la stampa, il ministro Elsa Fornero esodò così la categoria, di fronte ai suoi vertici: «Voi giornalisti siete stati dei privilegiati. Forse per la vostra vicinanza al potere politico». Era il suo modo di annunciare i tagli previdenziali.

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Commenti (3)

  • Forza Grillo

    Per 20 anni l”Italia è stata governata da 2 partiti mafiosi di estrema destra PdL e Lega Nord.
    Questi due partiti fascisti-mafiosi (PdL e Lega Nord ) hanno creato 6 milioni di nuovi disoccupati in Italia e hanno rubato a man bassa mandandoci in bancarotta !
    PdL e Lega Nord hanno potuto rovinare l”Italia con il tacito assenso consenso del partito semi-fascista-cattolico chiamato PD .
    Il PD non ha fatto per 20 anni nessuna opposizione ai due partiti di governo (PdL e Lega Nord ) che cosi hanno potuto rubare a man bassa senza problemi né ostacoli !
    Dal nulla è comparso nella scena politica italiana il movimento 5 stelle che ha intenzione di creare posti di lavoro e di impedire nuove ruberie !
    Tutti i partiti italiani che hanno rovinato l”Italia PdL -Lega Nord -PD per oltre 20 anni si sono coalizzati per lanciare callunnie ed infamie contro il Movimento 5 stelle col fine di distruggerlo e di fargli perdere il consenso popolare con l”aiuto di giornalisti corrotti ed infami !

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  • Gianmaria Roberti

    Quanto lei dice non è del tutto sbagliato. Nelle prime righe dell’articolo, ho premesso che nella categoria serpeggia un certo malcostume. Voglio però sottolineare come, da un lato, sparare nel mucchio non sia mai la cosa più costruttiva. Se qualcuno sbaglia nel fare il proprio mestiere, lo si dica facendo nomi e cognomi, e possibilmente motivando la critica. Questo, per affermare quantomeno una discontinuità con le non gloriose stagioni passate, da cui pure ci si vorrebbe differenziare. Dall’altro, c’è anche da evidenziare come il prendersela con la stampa sia ormai un tratto dilagante della classe politica. Tutta intera. Affermare che al declino della città partecipa la stampa locale è affermazione generica. Certamente c’è chi sinora non ha svolto bene il proprio compito (come al Comune, cosa a lei nota, in quanto voce critica della maggioranza). Ma non rende giustizia a quelli, magari anche pochi, che tentano di raccontare con rigore una città difficile da ogni punto di vista. Anche quello, non a tutti chiaro, di essere cronisti in uno scenario di estrema precarietà lavorativa, anche per un giornalista

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  • Carlo Iannello

    Io richiamo la stampa a tenere fede alla sua missione ossia quella di mettere sotto inchiesta i politici. Fate inchieste, indagini, stare col fiato sul collo della politica e continuerete ad essere attaccati dai politico che avete nominato nel post ma mi avrete conquistato come primo e strenuo sostenitore. Nn è possibile dicevo in consiglio che la stampa si accorga di Caniparoli solo a disastro avvenuto. Date voce a chi è contro i poteri forti prima che acacdano le tragedie. Giusto o sbagliato ?

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