Giornalisti al lavoro per un obolo, è una vera indecenza

di Barbara Ruggiero

«Le difficoltà del giornalismo nazionale si riflettono indubbiamente anche in periferia».
Enzo Todaro (foto), presidente dell’Associazione Giornalisti Salernitani, non nasconde le sue preoccupazioni per il futuro dell’editoria anche a livello locale. Sabato 19 gennaio gli iscritti all’Ags si riuniscono per la consueta cena annuale che rappresenta un momento importante di socializzazione per tutti i giornalisti del salernitano. Nell’occasione, verranno premiati anche Vincenzo Nigro e Aldo Falivena, due salernitani illustri che si sono distinti nel campo dell’informazione e della letteratura. Il momento conviviale, come lo definisce Todaro, è anche il momento opportuno per lanciarsi in una serie di considerazioni sul mondo del giornalismo locale e nazionale.
Presidente Todaro, lei dice che le difficoltà del giornalismo nazionale si riflettono anche in periferia. Qual è la situazione a Salerno?
«La crisi c’è anche e soprattutto in periferia. Le statistiche mostrano che c’è una flessione paurosa nell’acquisto dei giornali. E questi sono dati importanti: in passato una percentuale minima acquistava due giornali; oggi, invece, ne prende uno solo. E spesso il giornale passa di mano in mano: uno lo acquista e più lo leggono. La pubblicità, inoltre, ha delle flessioni pari al 30%; e a tutto questo va aggiunto che le istituzioni, contrariamente a quanto stabilisce la legge, non riservano pubblicità agli organi di informazione locale.
E dal punto di vista contrattuale, invece, come siamo messi?
C’è un vero e proprio vuoto contrattuale. Molti giornalisti, sia pubblicisti che professionisti, non ricevono uno stipendio, ma un obolo. È una situazione che offende prima la dignità dell’uomo e poi quella del professionista. Siamo in presenza di un serpente che si morde la coda: un giornalista che ha una retribuzione al di sotto del minimo garantito, nel momento in cui protesta, non lavora più. A me un sacco di giovani hanno fatto presente situazioni simili. Nel momento in cui ho chiesto loro di denunciare la cosa, si sono tirati indietro: temono di restare senza più niente in mano. Io il futuro, andando avanti così, lo vedo nero.
La legge sull’equo compenso, secondo lei, aiuterà i tanti cronisti sfruttati e sottopagati?
Secondo me è una pia illusione. Ci sono e ci saranno delle eccezioni, certo, ma credo che cambierà poco.
In base alla sua esperienza, come si esce da questa crisi: c’è una ricetta?
Credo che la ricetta non ce l’abbia nessuno. Io dico che ci sono solo dei presupposti per dare ossigeno a un corpo che oramai si trova in camera di rianimazione. I presupposti sono l’incremento alla vendita dei giornali, alla pubblicità privata e istituzionale e dei finanziamenti che il governo riserva alla stampa.
Se uno di questi fattori non determina un’inversione di tendenza, c’è davvero da vedere un futuro a tinte fosche?
Il problema è che al Sud si legge poco; in Campania pochissimo. Il fatto che ci sia crisi anche a livello nazionale, che in determinate aziende si siano avviati i prepensionamenti, che si sia ridotto il numero di inviati speciali… sono tutti sintomi gravissimi. Ma una cosa è certa: il giornalismo non morirà mai!
L’incontro del 19 gennaio sarà anche l’occasione per fare il punto della situazione sul giornalismo locale con i colleghi…
Ci proponiamo, con questo incontro conviviale, di amalgamare le varie generazioni del giornalismo: ci deve essere continuità anche se i mezzi di comunicazione non sono più gli stessi di un tempo. In quell’occasione premieremo Vincenzo Nigro, caporedattore Esteri de la Repubblica, nato a Salerno, e Aldo Falivena, giornalista e scrittore salernitano che ha lavorato in Rai anche al fianco di Enzo Biagi.
A un giovane che volesse intraprendere, in questo momento, questa professione, cosa consiglierebbe?
Io sono convinto che il giornalismo si fa per strada, in mezzo alla gente e non seduto a una scrivania al telefono. E poi ci vuole tanta gavetta. Una cosa, però, deve essere chiara: i giornalisti hanno la libertà di informare ma non devono dimenticare il diritto supremo dei cittadini che è quello di essere informati correttamente. Io ai giovani dico sempre una cosa: se un giornalista non desse fastidio a nessuno, non direbbe mai la verità.

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