Giornalisti, il potere disciplinare non è più dell’Ordine

Giornalisti, il potere disciplinare non è più dell’Ordine
di Barbara Ruggiero
Foto: blogsicilia.it

Giornalismo e sanzioni. Un abbinamento di termini quantomai attuale, se pensiamo alla recente vicenda Sallusti e ai risvolti che l’attività giornalistica ha sul lato penale. Due termini ancora più attuali se pensiamo alla deontologia e a quanto si sta discutendo e decidendo nel corso del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
Secondo quanto riporta il sito di Franco Abruzzo, nel primo giorno di riunione, il 9 ottobre, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha deciso che la vigilanza sul comportamento degli iscritti all’ordine sarà gestita e governata unicamente da consigli territoriali di disciplina, istituiti prima dal Decreto Legge 138/2011 convertito poi in legge (L. 148/2011). Con questa legge gli ordini e i collegi professionali, non parliamo solo dei giornalisti quindi, hanno perso il potere disciplinare sugli iscritti: la legge toglie loro il ruolo di giudici amministrativi disciplinari.
A breve le regole deontologiche per gli iscritti all’Ordine dei giornalisti saranno gestite soltanto dai cosiddetti consigli di disciplina.
L’articolo 5 comma f) della legge 148/2011 prevede che «gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali».
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti – convocato per approvare una bozza di regolamento in materia – ha approvato la novità nella giornata di ieri con una maggioranza ristretta: 38 sì, 28 no e 18 astenuti.
In sostanza, l’attuale Consiglio dell’Ordine perde il proprio potere disciplinare in capo agli iscritti. Questo tipo di potere si sposta sul Consiglio Disciplinare che dovrà essere istituito ad hoc sia a livello regionale che a livello nazionale. Le funzioni dei Consigli di disciplina riguardano – secondo la Legge 148/2011 – la deontologia professionale.
Dall’entrata in funzione dei consigli disciplinari, dunque, le eventuali sanzioni deontologiche, quali “avvertimento”, “sospensione”, “censura” e “radiazione” dell’Albo, spetteranno ai nuovi organi collegiali. I consigli disciplinari ereditano, infatti, le competenze previste dall’art. 48 della legge istitutiva dell’Ordine (n.69/1963): «Gli iscritti nell’albo, negli elenchi o nel registro, che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell’ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare».
L’Ordine si troverà così ad avere due consigli di pari dignità: il “vecchio” Consiglio nazionale che si occuperà della tenuta dell’albo, della formazione continua e degli esami di accesso alla professione; il nuovo Consiglio disciplinare che vigilerà sulla condotta degli iscritti.
Ma sulla base di cosa è chiamato ad agire il Consiglio disciplinare? E’ previsto che il Consiglio avvii un procedimento disciplinare su segnalazioni, esposti di terzi, del Consiglio dell’Ordine e su richiesta delle competenti Procure della Repubblica.
Ai consigli di disciplina potranno rivolgersi, dunque, giornalisti, ordini regionali, comuni cittadini, Procura della Repubblica e Garante della privacy, Agcom, Antitrust, Consob, che si occupano di vari aspetti della professione giornalistica.

Barruggi

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