Mer. Lug 17th, 2019

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Giornalisti, il Senato media e sulle multe si tenta di dimezzarle

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Domani riprende la discussione sul ddl per la diffamazione, ma i cronisti: “È legge bavaglio”
di Barbara Ruggiero

Le sorti del disegno di legge sulla diffamazione a mezzo stampa restano sospese. Almeno per questa sera. Il Senato torna in Aula domani alle 9.30 per proseguire la discussione.
Esaurita la fase dell’illustrazione degli emendamenti (oggi non c’è stata alcuna votazione), alle 20 è stata annunciata la sospensione dei lavori e la ripresa per domani mattina.
Dopo la fine dei lavori si è svolta una riunione informale tra i capigruppo chiesta da Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. La riunione, cui hanno aderito anche i presidenti degli altri gruppi, è stata indetta nel tentativo di trovare in extremis un punto di convergenza su come far proseguire l’iter del provvedimento anziché rinviarlo in Commissione. L’accordo pare sia stato trovato, tant’è che Gasparri all’uscita dal Senato ha dichiarato che, dopo l’esame dell’Aula, il ddl sarà “più snello e più semplice”. La semplificazione verrà tramite una serie di emendamenti (sei, stando alle indiscrezioni) dei relatori che poi daranno parere favorevole ad alcune proposte di modifica, come quelle di Luigi Zanda del Pd.
Dovrebbe essere approvato l’emendamento Vita-Casson che prevede la riduzione delle cifre delle multe da 100.000 a 50.000 euro. Potrebbe essere aumentato lo sconto per chi rettifica: da un terzo a due terzi. Il vero nodo della discussione restano i siti internet: nella riunione di maggioranza con i relatori si è pensato di prevedere che i siti internet debbano pubblicare un link che porta alla rettifica. I relatori sono ancora al lavoro per mettere nero su bianco i punti dell’intesa politica da sottoporre domani mattina all’attenzione dell’Aula.
Sono 140 gli emendamenti presentati nella giornata di oggi al ddl passato l’altro giorno in Commissione Giustizia al Senato. Tra tutti, spicca anche la proposta radicale di abrogazione della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti. L’emendamento, a firma di Donatella Poretti e Marco Perduca, chiede l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e l’istituzione della “Carta di identità professionale” del giornalista, soggetta a rinnovo triennale. Un altro emendamento, invece, si limita a proporre la pura e semplice abrogazione della legge n.69/1963.
Nella serata di ieri, nella ridda di commenti scatenatisi dopo la chiusura dei lavori di Palazzo Madama, è da registrare un intervento del Ministro dell’Interno Cancellieri.
«Guai a toccare la libertà di stampa – ha ammonito il Ministro in diretta al programma radio Zapping – sarebbe una catastrofe, ma laddove c’è malafede è giusto che l’autore di notizie false paghi, non con la detenzione ma sotto il profilo economico».
«Si tratta di una situazione complessa – ha spiegato il Ministro – la libertà di stampa deve essere garantita e il carcere è una misura impegnativa, ma nello stesso tempo bisogna tutelare gli innocenti danneggiati da notizie false. Si deve trovare il giusto equilibrio, ma mai il bavaglio alla stampa».
Sulla questione anche i giornalisti dell’Usigrai hanno diramato in giornata una nota, letta anche in tutte le edizioni dei telegiornali, in cui spiegano che: «La riforma della legge sulla diffamazione all’esame del Senato contiene rimedi più dannosi della medievale sanzione del carcere. I giornalisti della Rai dicono no a leggi bavaglio e a norme che limiterebbero di fatto la libertà di informazione».

I precedenti articoli sull’argomento:

Diffamazione, per ora ritirato l’emendamento anti-Gabanelli
10mila firme contro l’emendamento anti-Gabanelli
Salvano Sallusti ma condannano blog e giornali on line

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