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Giornalisti, rinvio a lunedì: sulla diffamazione c’è chi non transige

Giornalisti, rinvio a lunedì: sulla diffamazione c’è chi non transige
di Barbara Ruggiero

Al Senato non si trova l’accordo sul ddl diffamazione. Rinviato a lunedì pomeriggio l’esame. L’intesa, raggiunta nella serata di ieri tra i capigruppo e i relatori del disegno di legge, non tiene in Aula.
Dopo una serie di interventi di dissenso rispetto ad alcuni emendamenti chiave al ddl sulla diffamazione, l’esame del provvedimento al Senato è stato sospeso e rinviato a lunedì prossimo, su proposta del vicepresidente di turno Vannino Chiti.
La discussione si è arenata proprio su uno degli emendamenti più importanti: la riduzione della pena pecuniaria massima da 100mila a 50mila euro per i giornalisti condannati.
Da Francesco Rutelli e dall’Api è partita, invece, nel corso della seduta, la raccolta delle firme tra i senatori per chiedere di adottare il voto segreto sull’art.1 del ddl diffamazione, quello che abolisce il carcere e adotta pene pecuniarie per chi si renda colpevole del reato. Rutelli, pur confermando l’esclusione del carcere, conversando con i giornalisti a Palazzo Madama, ha rivendicato la necessità di “sanzioni severe contro la diffamazione e il killeraggio a mezzo stampa”, condannando allo stesso tempo, senza mezzi termini il “rischio di super discount” delle pene per la diffamazione, riferendosi chiaramente all’emendamento che chiede di ridurre le pene pecuniarie massime da 100mila a 50mila euro.
Nel corso della seduta, 68 senatori Pdl hanno votato contro la posizione ufficiale del gruppo: la soppressione della norma che prevedeva la restituzione dei contributi per l’editoria in caso di condanna per diffamazione.
Dure le parole del segretario Fnsi Siddi sulla questione: «Si tratta di una mediazione tra emendamenti tutti inaccettabili, punitivi e lesivi del diritto di cronaca e inidonei a ripristinare la dignità di persone danneggiate da eventuali errori o orrori di stampa».
«Eliminare il carcere – ha commentato Siddi – non è sufficiente per dire che siamo in presenza di una buona legge. L’unica nota positiva, la cancellazione del carcere dalle pene previste per la diffamazione – osserva la Fnsi – è “scambiata” con l’inasprimento di tutte le altre pene possibili, che, pur “addolcite” rispetto a qualche proposta perfino demenziale, hanno un carattere fortemente dissuasivo verso un giornalismo che voglia scavare seriamente nel bacino delle notizie più inquietanti della vita pubblica».
«É incredibile che sui principi di libertà del diritto all’informazione e della responsabilità etica del giornalismo si pensi di poter trattare la materia come un qualsiasi negoziato sulle poltrone. Se non si e’ in grado di fare una legge buona e giusta, si proceda intervenendo solo sul punto su cui tutti sono d’accordo: l’abolizione del carcere, come anche il primo firmatario dell’ipotesi di nuova legge, il senatore Vannino Chiti, va sostenendo dopo l’emersione di sentimenti di rivalsa e odio di tutti gli sconfitti della legge sulle intercettazioni» – ha detto il segretario della Fnsi.
Dello stesso avviso di Siddi anche Giuseppe Giuletti, portavoce dell’Associazione articolo21.org che aggiunge: «La legge sulla diffamazione, così come sta uscendo non serve, anzi è pericolosa e farà retrocedere ulteriormente l’Italia nelle specifiche graduatorie internazionali»

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