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Giornalisti, troppe intimidazioni soprattutto nel Meridione

Giornalisti, troppe intimidazioni soprattutto nel Meridione
di Barbara Ruggiero

fortapasc_sianiSegreto professionale anche per i giornalisti pubblicisti, attenzione alle infiltrazioni mafiose nell’editoria e freno alle querele a scopo intimidatorio. L’argomento è tra le proposte da presentare al Parlamento contenute nella Relazione finale della Commissione Parlamentare Antimafia, firmata da Giuseppe Pisanu, e pubblicata dal sito ossigenoinformazione.it, dai cui dati è partita l’indagine conoscitiva.
I punti elencati sono definiti come “principali criticità” da risolvere per affrontare il grave problema dei giornalisti minacciati in Italia.
Le proposte sono state formulate a conclusione dell’indagine parlamentare conoscitiva sul contrasto delle intimidazioni nel mondo dell’informazione. Il tutto parte dai dati dell’osservatorio Ossigeno per l’informazione e ha impegnato il Comitato da marzo a dicembre 2012 con varie audizioni e anche una trasferta a Berlino per verificare che nella Repubblica Federale Tedesca la tutela del segreto professionale dei giornalisti è più estesa che nella nostra nazione.
Il documento, che la Commissione Parlamentare Antimafia presenta al nuovo governo, è stato approvato a larghissima maggioranza e mette in evidenza vari nodi da sciogliere, in particolare, “le relazioni tra stampa ed economia o fra stampa e imprenditoria”, su cui si sollecita “una specifica iniziativa legislativa” per scongiurare infiltrazioni criminali.
Molti gli spunti ricchi di riflessione della relazione, pubblicata in versione integrale sul sito di Ossigeno per l’Informazione.
A proposito delle minacce ai cronisti e alla libertà di informazione, si legge: “Particolari criticità sono emerse, ancora una volta e con rinnovata preoccupazione, nelle regioni del Sud dell’Italia (Campania, Calabria e Sicilia) dove il pericolo non riguarda solo l’offesa alle persone fisiche di giornalisti, ma si estende agli assetti proprietari di alcune testate, condizionando la libertà dell’informazione, avvilendo la professione giornalistica”.
Sulla necessità di garantire il segreto professionale anche ai pubblicisti, nella relazione si legge: “il giornalista professionista può ricorrere al segreto professionale, mentre il pubblicista no, sebbene di fatto svolga sostanzialmente la stessa attività. Tale disparità ha determinato un’ulteriore complicazione in ordine alla loro tutela e favorito la loro vulnerabilità all’offesa e alla ritorsione della criminale”.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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