Giovani, è venuta l’ora della “disperata rivolta”

Giovani, è venuta l’ora della “disperata rivolta”
di Pasquale De Cristofaro

pasquale_de_cristoforoL’Italia, purtroppo, continua ad essere ancora oggi “ un paese senza …”; un paese senza alcuna certezza del diritto, per esempio; e ancora, un paese senza dignità politica, senza speranza per i più giovani; mi spiego. Quando i nostri parlamentari, che sono i titolari dell’azione legislativa, scrivono leggi e le sbagliano sia nella forma che nel contenuto, tanto che un qualsiasi tribunale civile o amministrativo si trova nella condizione di doverne sospendere l’esecutività dopo un ricorso, rinviando tutto alla Corte Costituzionale; quando con le lungaggini procedurali si arriva immancabilmente alla prescrizione sempre e soltanto per i potenti che hanno alle spalle studi ferratissimi; quando in carcere ci vanno solo “quelli che puzzano” e chi ruba nelle istituzioni al massimo va ai domiciliari; quando vergognosi ed infami, “si dice” coinvolgono i massimi vertici istituzionali protetti dal “segreto di Stato”, allora non c’è da stare affatto tranquilli. Quando una presunta intercettazione telefonica finita su un settimanale mina la credibilità di un governatore che, tra isterie e convulsioni, prima minaccia le sue dimissioni poi recuperando slancio, rilancia e accusa i vertici romani del suo partito di volerlo disarcionare per mettere al suo posto un uomo fidato di Renzi; quando Marino, sindaco di Roma, mostra i muscoli e fa dimettere un assessore vicino al primo ministro rispondendo così ad una guerra fratricida che sta mettendo in ginocchio il PD capitolino; quando non si riesce da più di un anno neppure a nominare un commissario per Bagnoli; quando i trasformismi sono all’ordine del giorno e stanno a significare soprattutto che nessuno vuole perdere la poltrona; ecco che i motivi per nutrire serie preoccupazioni sull’attuale personale politico sono davvero tanti. Quando la meritocrazia sbandierata ai quattro venti dai politici ospiti delle tantissime trasmissioni televisive in cui sono onnipresenti è e rimane solo un vuoto e retorico slogan buono per tutte le stagioni; quando i posti di lavoro sono rari e sempre con meno tutele; ecco che i nostri ragazzi fanno fatica ad appassionarsi al bene comune. Quando ai nostri giovani si danno esempi così “luminosi” non si può poi pretendere che prendano seriamente la vita e la società. Con questo non voglio certo scusarli per la loro inerzia. Mi piacerebbe molto che, in un sussulto di giovanile energia, essi trovassero la forza per cambiarlo radicalmente questo mondo che proprio non ci piace. Intanto, fin quando ciò non accadrà, questo è quanto. Che fare, allora, oltre a provare nausea? A questo punto devo giocare a carte scoperte. Non sono, come si potrebbe pensare un pessimista ed un inguaribile apocalittico; anzi, a dirla tutta, sono da sempre un convinto ottimista. Credo ancora nell’uomo. Penso, che se solo recuperassimo le ragioni di un’umanità meno votata allo sfrenato egoismo dettato dalle leggi perverse del puro possesso, del denaro e della finanza e ci affidassimo di nuovo alle ragioni di una profonda solidarietà tra noi tutti, avremmo senza dubbio grandi possibilità di farcela. Certo ci vuole coraggio, e auspicare quella “disperata rivolta” che Pasolini, don Milani e tutti i grandi “utopisti” della seconda metà del secolo scorso hanno coltivato nel loro cuore da sempre. Forza ragazzi, ora davvero tocca a voi prendervi la scena.

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *