Girolamini, uno scandalo infinito. Anche un prete agli arresti

Girolamini, uno scandalo infinito. Anche un prete agli arresti

Altre quattro ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dai carabinieri del reparto operativo del comando tutela patrimonio culturale nell’ambito dell’inchiesta per peculato della Procura di Napoli sulla sottrazione di antichi volumi e manoscritti nella Biblioteca dei Girolamini. Tra i destinatari dei provvedimenti anche il sacerdote don Sandro Marsano, all’epoca conservatore del complesso monumentale dei Girolamini, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. Almeno 3500 manoscritti risultano trafugati, attraverso un sistema che ha “smembrato e mutilato forse irrimediabilmente” la biblioteca, sottolinea il procuratore Giovanni Melillo. In carcere anche Maurizio Bifolco, 65enne romano, Luca Cableri, 39enne di Cividale del friuli, Stephane Delsalle, 38enne francese. Ai quattro è contestata, in concorso, l’accusa di peculato e gli arresti si aggiungono a quelli, eseguiti nell’ambito della stessa inchiesta a maggio, nei confronti di Massimo Marino De Caro, il 39enne direttore autosospeso della Bibilioteca dei Girolamini di Napoli, Alejandro Eloy Cabello, 44 anni, nato a Buenos Aires (Argentina); Viktoriya Pavlovskiy, 21enne ucraina collaboratrice di De Caro; Lorena Paola Weigandt, argentina di 35 anni e Mirko Camuri, 45enne residente a Verona, ufficialmente maestro di ballo, ma ritenuto dagli investigatori colui che aveva il compito di ricettare i preziosi volumi e manoscritti. Contemporaneamente all’esecuzione delle ordinanze i militari hanno eseguito numerosi decreti di perquisizione, nei confronti degli arrestati e inoltre di un antiquario di Verona e di un restauratore di Modena, anch’essi indagati. Allo stato delle indagini spiega la procura, risultano trafugati oltre 3500 manoscritti, volumi e altri beni custoditi nella storica biblioteca, di cui don Sandro Marsano e Massimo Marino De Caro avevano la disponibilità, grazie al loro incarico. In particolare, spiega la procura, Don Sandro Marsano come conservatore della biblioteca statale annessa al monumento nazionale dei Girolamini, nominato dal Mibac l’8 febbraio 2012, con «condotte abusive che assicuravano l’accesso incontrollato alle sale destinate alla conservazione del compendio patrimoniale libraio a persone estranee all’amministrazione della biblioteca e dell’annesso monumento, preventivamente selezionate da Massimo Marino De Caro, consigliere del Mibac, al quale erano dal medesimo conservatore delegate le funzioni do di rettore della biblioteca al fine di procedere abusivamente alla selezione, movimentazione, asportazione, dalle sedi catalogate e definitiva sottrazione dei volumi e dei manoscritti ivi custoditi, nonché partecipando alla successiva distribuzione dei proventi della vendita di quanto sottratto ed ostacolando le funzioni di controllo del Mibac, l’esercizio delle quali nel marzo 2012 era stato sollecitato in pubbliche denunce dell’irregolare gestione bibliotecaria». Stephane Delsalle esperto in antiquariato librario, era – spiega la procura di Napoli – il prescelto dal direttore De Caro «per collaborare alla selezione dei volumi e dei manoscritti da sottrarre alla biblioteca e alla loro successiva collocazione sul mercato antiquario nazionale e internazionale». Gli altri due arrestati Maurizio Bifolco e Luca Cableri erano i garanti delle successive operazioni, prendevano in carico i volumi, li nascondevano e poi li piazzavano sul mercato. In particolare, il 65enne romano si occupava di vendere i manoscritti clandestinamente, attraverso una ramificata rete di mediatori rivenditori e collezionisti privati, poi ridistribuiva ai sodali i proventi. Il 39enne di Cividale invece – spiega la procura – aveva trovato la «idonea casa d’asta» all’estero, la Zisska & Schauer di Monaco di Baviera, poi si è occupato del trasporto e della consegna alla casa d’asta centinaia di manoscritti rubati. Inoltre, prosegue la procura, provvedeva anche a preparare i contratti di compravendita tali da nascondere la provenienza illegale dei manoscritti, e forniva anche i documenti con i quale coprire i movimenti di denaro, proventi delle vendite, dei sodali. E’ stata inoltre contestata – sottolinea la procura – «l’aggravante di aver cagionato all’amministrazione statale dei beni culturali un danno patrimoniale allo stato non ancora determinabile ma sin d’ora da considerarsi d’ingente entità». Sono in corso ulteriori e complessi accertamenti – avverte la procura, anche all’estero, per «individuare compiutamente le modalità operative attraverso le quali risulta essere gravemente e forse irrimediabilmente smembrata e mutilata la Biblioteca dei Girolamini», per ricostruire i canali di commercializzazione dei libri e dei manoscritti rubati e anche per recuperare i beni. E le indagini si allargano anche ad antiquari, case d’asta, collezionisti, «protagonisti della commercializzazione illecita delle componenti più preziose di un patrimonio librario unico al mondo».

m.amelia

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